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Endangered: La morte del corallo

La grande moria dei coralli sta continuando senza sosta, e la loro sopravvivenza non è mai stata così a rischio. A cura di Lorenzo…

RadioBullets · 2016-03-28 16:07 · 0 claps · 2.8 min read
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Endangered: La morte del corallo

La grande moria dei coralli sta continuando senza sosta, e la loro sopravvivenza non è mai stata così a rischio. A cura di Lorenzo Colantoni per Radio Bullets Per ascoltare la rubrica clicca qui. www.radiobullets.com

E’ dal 2014 che uno dei più grandi eventi di sbiancamento e morte dei coralli mondiali va avanti, e ancora non sembra essersi fermato. Dovuto al riscaldamento e all’inacidimento degli oceani, mette a rischio la sopravvivenza delle grandi barriere coralline, degli ecosistemi associati e delle specie di pesci che sfamano un terzo del mondo. Una situazione su cui l’uomo ha ormai un controllo molto limitato.

Benvenuti a tutti gli ascoltatori di Radio Bullets da Lorenzo Colantoni ad un’altra puntata di Endangered, ambiente ed energia in via di estinzione. Oggi parleremo dell’estinzione dei coralli, che proprio in questi giorni ha visto alcune delle previsioni più pessimistiche avverarsi. Nel 1998 infatti uno scienziato australiano, Ove Hoegh-Guldberg, analizzò il declino catastrofico che era accaduto in quell’anno e in quello precedente, quando erano scomparsi il 16% dei coralli mondiali improvvisamente. La sua previsione era che eventi simili si sarebbero ripetuti in futuro in maniera ciclica, per colpa sia del riscaldamento globale, che di fenomeni climatici particolarmente intensi, la cui frequenza è aumentata proprio dal riscaldamento globale stesso. Il tutto mettendo a rischio la capacità rigenerativa delle barriere coralline. Altri scienziati che analizzavano la questione sostenevano che un simile evento non si sarebbe potuto ripetere prima del 2020 e oltre, ma Ove anticipava tutto questo a molti anni prima. L’intensità de El Nino di questi due anni ha in parte confermato la previsione: l’epidemia di sbiancamento ha ora raggiunto la barriera corallina del Great Barrier Reef in Australia in cui, da recenti rilevamenti aerei, su 400 barriere visionate solo 4 non sono colpite dallo sbiancamento, e oltre 600 km di barriera potrebbe essere a rischio di morire.

Che cos’è però questo sbiancamento? I coralli sono polipi che vivono in simbiosi con un microrganismo, la zooxanthella, che gli conferisce il caratteristico colore brillante. Quando il corallo si dice essere sotto stress, spesso a causa di temperature troppo alte, la zooxanthella muore, e il corallo quindi si “sbianca”. Senza il microrganismo ed esposto direttamente alle temperature alte, il corallo sbiancato dopo poco muore. Su questo nascono alghe che impediscono a nuovi coralli di nascere su quelli morti, facendo così di fatto sparire l’ecosistema che ruota intorno alle barriere coralline. Incluse le nursery dei banchi di pesce che popolano aree come l’Oceano Indiano, il Mar Cinese Meridionale e l’Australia, e su cui ruota una delle industrie ittiche più prosperose al mondo.

Quale sono le previsioni per il futuro? Da un lato lo sbiancamento dei coralli non è un fenomeno innaturale e accade spesso su base annuale, talvolta come parte di un ciclo di morte e rinascita delle barriere coralline. Quello che spaventa adesso è però l’estensione, che potrebbe danneggiare in maniera irreparabile le barriere coralline di tutto il mondo. Il problema è che è molto difficile, quasi impossibile, capire quali saranno i cicli di riscaldamento in futuro, e l’impatto del cambiamento climatico. Le previsioni di Ove si sono avverate, ma con qualche anno di ritardo, dando qualche speranza in più ai coralli mondiali. Non è però chiaro, ad esempio, quale sia la vera capacità di assorbire il calore degli oceani, l’impatto della concentrazione di CO2 e gli effetti che un persistente riscaldamento, invece che queste ondate, possano avere sulle barriere coralline. Proprio questa ignoranza potrebbe portare a spiacevoli sorprese e al ripetersi dello sbiancamento e della morte dei coralli, senza possibilità di fermarlo. Oltre ad evitare l’innalzamento delle temperature, l’uomo può infatti fare poco o nulla per contrastare il fenomeno. La speranza sta soprattutto nella capacità dei coralli di adattarsi alle nuove temperature: dopo queste epidemie di sbiancamento, spesso nascono generazioni capaci di resistere alle temperature più alte e all’acidità dell’oceano a queste connesse. La domanda è però se questa capacità di adattamento vada alla stessa velocità dei cambiamenti climatici repentini che stiamo e dovremo affrontare nei prossimi anni. Una domanda valida anche per il resto del pianeta.


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