La maschera: ci nasconde o ci esalta?
a cura di Livia Tosti (classe 4E)
La maschera: ci nasconde o ci esalta?
a cura di Livia Tosti (classe 4E)
La festa del carnevale, anche se ormai è passata da tempo, mi ha comunque ispirato e fatto riflettere: perché ad alcune persone piace travestirsi mentre ad altre no? Cos’è che ci elettrizza quando l’idea o il pensiero di essere qualcun altro, per anche un solo momento, si accende nel nostro cervello?
Ripercorriamo insieme le origini del Carnevale e le sue caratteristiche.
Come sappiamo, il carnevale è una festa legata al mondo cattolico e cristiano, ma ha origini molto più antiche, risalendo addirittura alle Saturnali della Roma antica o alle feste dionisiache del mondo greco. Lo scherzo, il gioco e il lasciarsi andare costituivano le vere e proprie fondamenta di queste feste. Il travestimento potrebbe risalire a delle feste che si facevano in onore della dea egizia Iside, ciò venne poi importato nel mondo romano. Il fatto più affascinante è che ognuno poteva essere chiunque, le differenze sociali scomparivano e la mente era colorata di libertà e leggerezza. L’unico vero obiettivo era ribaltare la realtà e divertirsi senza pensieri.
Chi meglio riesce a fingersi qualcun altro se non coloro che lo fanno per lavoro? Gli attori sono una categoria di persone davvero particolare, e, a parer mio, veramente interessante da studiare. Alcuni di loro per eccellere nel ruolo, arrivano a toccare punti di immedesimazione estremi; sto parlando del “method acting”. Il “method acting” è quel tipo di approccio secondo il quale gli attori, per cercare di entrare nel personaggio, ne imitano il modo di parlare, di vestire, o addirittura di “pensare”, anche al di fuori del set, cercando di uscire dal ruolo il meno possibile. E’ un metodo molto diffuso ed è usato da tanti attori quali Robert De Niro, Leonardo Di Caprio (“Revenant”) e Heath Ledger (“The Dark Knight” con il ruolo di Joker), che ha portato gli ultimi due a vincere anche il premio oscar.
Questa piccola digressione esplicativa mi porta alla domanda principale: quanto sono importanti le maschere nella vita quotidiana?
Beh c’è chi ne ha fatto un lavoro o, se meglio vogliamo dire, un’arte, mentre altri, e parlo di gente comune, sfruttano la maschera (metaforicamente parlando) per affrontare la vita. La domanda successiva è: perchè lo fanno? Possono essere certamente tanti i motivi, alcuni per integrarsi più facilmente, altri per sentirsi più sicuri di sé, mentre altri ostentando talmente tanto la “maschera”, creano un vero e proprio personaggio e non saprebbero vivere altrimenti. Non li biasimo sinceramente, talvolta le insicurezze possono essere così grandi che fingere di non averle o fingere di essere qualcun altro, è molto più facile di guardarsi allo specchio ed accettarsi per come si è. La particolarità della maschera è che ognuno la può usare come preferisce: chi la usa per assomigliare agli altri e chi per distinguersi.
E’ per questo che il carnevale è interessante. Forse è quasi più divertente scegliere il personaggio che interpretarlo; certe volte si sceglie un personaggio simile alla nostra personalità e talvolta qualcuno di completamente opposto; quest’ultima opzione può essere più facile dell’altra: interpretando il nostro opposto è possibile uscire da noi stessi, prendendosi una pausa dalla vita di tutti i giorni, dal momento che “interpretare” noi stessi a volte può essere stancante, o stressante o può non piacerci; ovviamente sto generalizzando e non intendo che questa verità vale per tutti, ma ritengo che ci sia una connessione, per niente superficiale, tra lo scegliere la maschera e la facilità o meno con la quale riusciamo nell’intento: pensando a una maschera la nostra mente viaggia spontaneamente verso una specifica direzione; questo perché, evidentemente, il travestimento lo sentiamo più interiore di quanto credevamo in partenza.
La maschera quindi ha potere, sia su chi la indossa che sugli altri, tant’è che potrebbe diventare una dipendenza da cui è difficile separarsi, ma questo vuol dire che si ha paura di togliersela; potrebbe essere quindi che non solo la persona non si accetta, ma anche che c’è chi incoraggia o chi semplicemente accetta la maschera. Stiamo quindi facendo di tutto per evitare che le persone si nascondano? La nostra società rende necessario celare chi siamo? Io ritengo che si siano fatti dei progressi, ma allo stesso tempo credo che siamo ancora piuttosto restii ad accogliere ognuno per la sua vera essenza. Etichettiamo chiunque, forse perché ci rende più sicuri del fatto che ciò che abbiamo davanti non sia per noi nuovo o ignoto. Magari è proprio questo il problema, l’ignoto ci spaventa, ma non è più elettrizzante conoscere man mano, ed essere sorpresi ogni volta?
Non è più divertente scoprire, che sapere già?
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FONTI
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