Prima dell’impatto
Il respiro mi brucia in gola e le pareti di metallo di questo vagone sembrano stringersi ogni secondo di più. La testa è un caos…
Prima dell’impatto

Il respiro mi brucia in gola e le pareti di metallo di questo vagone sembrano stringersi ogni secondo di più. La testa è un caos indescrivibile.
Solo poche ore fa stavo piangendo le mie ultime lacrime sul sedile della stazione: dopo anni di estenuanti tira e molla, la lunga storia con il mio ragazzo era finalmente giunta al capolinea. Una rottura definitiva, dolorosa, che mi lasciava addosso solo una fottuta preoccupazione per il futuro.
Mi chiedevo come avrei fatto a ricostruire la mia vita da zero, ma adesso… adesso tutta quella sofferenza sembra un lusso che non posso più permettermi.
Non c’è nulla che possa succedere di peggio. Siamo stati rapiti.
Siamo bloccati all’interno di questo maledetto treno merci abbandonato, le porte sbarrate dall’esterno, i finestrini rinforzati da grate pesanti. Io e altre dieci persone stipate in un limbo di fumo e panico. Le luci d’emergenza rosse tagliano il buio a intermittenza, proiettando ombre distorte sulle pareti. Ma la parte peggiore non è il buio, né il fetore di olio industriale.
È il boato ritmico delle rotaie. Il treno sta accelerando verso un vicolo cieco, una vecchia linea ferroviaria interrotta che finisce contro la parete di una montagna. Abbiamo solo quaranta minuti di tempo prima dell’impatto. Quaranta minuti per inventarci un modo per scappare, o sarà finita per sempre.
«Dobbiamo forzare la serratura del pannello di controllo della porta posteriore, muoviti!», urla una voce profonda alle mie spalle.
È Julian. Ironia della sorte, l’uomo che ho evitato per tutto l’ultimo anno di università, il mio eterno rivale accademico, l’arrogante figlio di papà che ha sempre cercato di sabotare ogni mio progetto.
Ci siamo odiati dal primo giorno, una guerra fredda fatta di sguardi taglienti e battute al veleno nei corridoi. Eppure, quando gli uomini armati ci hanno spinti dentro questo vagone nel parcheggio della facoltà, è stato l’unico a non perdere la testa. L’unico che mi ha afferrato il polso per non farmi calpestare dalla calca.
«La leva è bloccata da un perno d’acciaio, Julian! Non si muove!», grido, i palmi delle mani arrossati e scivolosi di sudore freddo mentre tiro con tutte le mie forze.
Il treno sobbalza violentemente, facendomi perdere l’equilibrio. Mi preparo all’impatto con il pavimento di ferro, ma le braccia di Julian mi afferrano al volo, stringendomi contro il suo petto solido.
Sento il battito accelerato del suo cuore sotto la camicia strappata. Per un istante, l’odore di polvere e pericolo viene cancellato dal profumo della sua pelle. Mi guarda dall’alto, gli occhi scuri fissi nei miei, privi di quella solita superiorità spocchiosa. C’è un’intensità diversa, un calore disperato che non gli ho mai visto prima.
«Guardami», sussurra, la voce ferma nonostante il treno stia oscillando paurosamente. «Non ti lascio qui dentro. Hai capito? Troveremo il modo. Dobbiamo fare leva insieme.»
«Perché ti importa così tanto? Ci siamo odiati fino a ieri!», gli urlo contro, mentre la paura per il futuro sfuma in qualcosa di infinitamente più grande e viscerale.
Julian stringe la presa sulle mie spalle, i suoi occhi specchiano la luce rossa dell’allarme. «Perché sei l’unica cosa che mi spinge a voler vedere il domani. Anche se mi odi, anche se pensavi che ti odiassi io. Non mi importa del resto. Dobbiamo uscire vivi da qui.»
Le sue parole abbattono l’ultima barriera del mio orgoglio. In mezzo a questo incubo a cento chilometri orari, capisco che l’astio che ci legava era solo la maschera di un’attrazione distruttiva che avevamo paura di ammettere. Senza pensarci, cerco le sue labbra.
È un bacio disperato, violento, che sa di ferro e promesse sussurrate nel buio. Julian risponde stringendomi i capelli tra le dita, un contatto che cancella i trenta minuti rimasti, il treno impazzito e la fine della mia vecchia storia. C’è solo lui.
Ci stacchiamo con il fiato corto. Julian afferra una spranga di ferro dal pavimento, io mi posiziono accanto a lui, incastrando le dita sulla leva. Il tempo stringe, la montagna è vicina, ma per la prima volta non ho più paura di quello che verrà dopo.
Link Sito Ufficiale:
메타데이터
- post_id
- 0359041c3103
- slug
- prima-dellimpatto-0359041c3103
- url
- https://medium.com/@pfer4148/prima-dellimpatto-0359041c3103
- canonical_url
- https://medium.com/@pfer4148/prima-dellimpatto-0359041c3103
- author_url
- https://medium.com/@pfer4148
- status
- ok
- fetched_at
- 2026-06-22 19:40:15