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Da Disclosure Day a Delusion Day

Quello che sto mettendo a fuoco nell’articolo che segue è una critica molto precisa: non è tanto un problema di tema, ma di rapporto tra…

Jo Gabel · 2026-07-09 12:23 · 0 claps · 1.3 min read
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Da Disclosure Day a Delusion Day

Quello che sto mettendo a fuoco nell’articolo che segue è una critica molto precisa: non è tanto un problema di tema, ma di rapporto tra tema e racconto. Da come lo descrivo, capirete che mi aspettavo che il film arrivasse a una rivelazione più profonda: non “gli alieni che arrivano da fuori”, ma forse che l’incontro con l’altro è già una parte della nostra esperienza umana; che il vero contatto non sia necessariamente un evento spettacolare, ma una trasformazione del modo in cui percepiamo noi stessi e gli altri, più empatico insomma. È una linea molto vicina a quella che Spielberg aveva già esplorato in passato, soprattutto in Incontri ravvicinati del terzo tipo e in E.T. l’extra-terrestre: l’alieno come possibilità di relazione, non solo come minaccia. La mia impressione sembra essere che il film abbia mostrato i segni esteriori del mistero (l’attesa, l’evento, la tensione, la cronaca), ma non abbia lasciato abbastanza spazio alla sua conseguenza filosofica: che cosa cambia dentro di noi quando incontriamo qualcosa di veramente altro? Potrebbe essere che il problema sia proprio uno squilibrio: se un film promette una grande rivelazione, lo spettatore aspetta che quella rivelazione non sia soltanto narrativa (“cosa succede?”), ma anche interiore (“cosa significa?”). Se invece la costruzione si concentra troppo sulla suspense, sui personaggi o sull’impatto emotivo, il messaggio rischia di rimanere sullo sfondo. E c’è anche un paradosso: Spielberg è un regista che spesso ha saputo offrire grandi emozioni proprio perché dietro c’era un’idea semplice e fortissima. In Incontri ravvicinati del terzo tipo, per esempio, l’arrivo degli extraterrestri non è solo un evento: è una chiamata, un bisogno umano di andare oltre i propri limiti. Se oggi si riappropria di quel territorio, il rischio è che lo spettatore si domandi: “Va bene, ma qual è la cosa nuova che mi stai dicendo?” Forse la mia domanda centrale è proprio questa: il film racconta l’attesa di un contatto, ma riesce davvero a raccontare il contatto? E forse è lì che sento la mancanza….

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