Gas: allarme forniture dal Mozambico.
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Gas: allarme forniture dal Mozambico. Il Ruanda vuole fondi UE per presidio anti-terrorismo dei giacimenti di Cabo Delgado
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(foto account X Rwanda Defence Force)
Nel marasma energetico mondiale prodotto dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, si inserisce un nuovo potenziale elemento di instabilità: il Mozambico. Il paese dell’Africa meridionale, che affaccia sull’Oceano Indiano, è una delle realtà emergenti più importanti nella produzione di gas naturale, soprattutto sotto forma di GNL. Una alternativa di rifornimento decisiva per l’Unione Europea e per l’Italia, che con ENI opera nel bacino del Rovuma nell’offshore della provincia settentrionale mozambicana di Cabo Delgado.
Insurrezione
L’area è dal 2019 al centro di un’insurrezione islamista, guidata dal gruppo Al-Shabaab affiliato dell’ISIS, con attacchi terroristici contro obiettivi del governo di Maputo e pericoli per gli impianti di estrazione. Le forze di sicurezza del Mozambico non sono in grado di stabilizzare autonomamente la zona di conflitto, per cui è decisivo il sostegno di un contingente inviato dal Ruanda. Ora Kigali minaccia di ritirare da maggio i suoi militari, se dall’Europa non arriveranno finanziamenti stabili per la missione. La minaccia del Ruanda è coincisa con la visita a Bruxelles del presidente mozambicano, Daniel Chapo.
M23
Dal 2022 i finanziamenti al contingente ruandese hanno raggiunto un totale di circa 46 milioni di dollari. Il problema per Bruxelles è che il Ruanda è oggetto di esame internazionale per il suo sostegno alla ribellione della milizia M23 nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC). Una situazione che ha indotto gli Stati Uniti a imporre sanzioni alle Forze di Difesa del Ruanda (RDF) e a loro alti gradi. La posizione dell’UE è estremamente delicata, tra il sostegno al governo di Kinshasa per la stabilizzazione del Kivu e la necessità di proteggere gli interessi energetici. Il presidente ruandese Paul Kagame rivendica il ruolo chiave dei 4 mila soldati a Cabo Delgado, per proteggere le attività di Total, ENI ed ExxonMobil, ma anche della cinese CNPC, della sudcoreana KOGAS e della emiratina XRG. Le minacce del Ruanda mirano a fare pressione sull’UE affinché non ritiri i finanziamenti e sugli Stati Uniti affinché non inaspriscano le sanzioni.
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