Cina: lo yuan al livello più alto sul dollaro da aprile 2023.
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Cina: lo yuan al livello più alto sul dollaro da aprile 2023. Prospettive e inquietudini, nel quadro di un’economia globale sconvolta dalla guerra in Iran
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(foto “American Dollars And Chinese Yuan Money Banknotes” di Public Domain Photos&FREE Wallpapers da flickr.com)
La Banca Popolare Cinese (PBoC), la banca centrale di Pechino, ha fissato giovedì 7 maggio il tasso di cambio medio dello yuan o renminbi a 6,8487 per dollaro USA, il livello più alto da aprile 2023. Lo yuan si è apprezzato complessivamente del 2,64% rispetto al dollaro statunitense dall’inizio dell’anno. Alla fine di aprile, le riserve valutarie della Cina ammontavano a 3.410.500 miliardi di dollari USA, con un aumento di 68,4 miliardi di dollari, pari al 2,05%, rispetto alla fine di marzo. L’Amministrazione statale per gli scambi esteri del Dragone ha dichiarato in un comunicato che “la Cina continua a impegnarsi per consolidare ed espandere lo slancio della crescita economica stabile”, in un contesto nel quale “la resilienza e la vitalità dell’economia cinese hanno contribuito alla stabilità delle riserve valutarie del paese”.
Dinamiche geopolitiche
Una situazione legata alle novità imposte a livello globale dalla guerra in Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz. Il petrolio e le rotte marittime sono importanti per i tassi di cambio asiatici, perché i paesi dell’area importano molta energia, il cui prezzo è espresso in dollari. Gli operatori valutari soppesano in tempo reale le dinamiche geopolitiche e così come la diplomazia può cambiare rapidamente, lo stesso accade anche per l’andamento dei mercati valutari. Banco di prova per il dollaro sarà l’imminente diffusione del rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti. Le previsioni indicano un mercato del lavoro più dinamico e gli investitori potrebbero anticipare le aspettative di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve, il che potrebbe rafforzare il biglietto verde.
Incertezza
Restano sullo sfondo le preoccupazioni per l’incertezza politica a Washington, per l’indipendenza della Federal Reserve sotto l’attacco di Trump e per la sostenibilità fiscale a lungo termine degli Stati Uniti. Ma anche a Pechino non mancano timori rispetto all’incidenza delle fluttuazioni valutarie sull’export e per le perdite sui cambi, possibile freno ai profitti per diverse aziende cinesi leader. In ogni caso, come segnala Federico Fubini sul Corriere della sera, “dalla guerra all’Iran” scatenata da Trump è giunto un assist alla Cina, “che doveva finire nell’angolo e ora dilaga nei mercati ‘green’, fotovoltaico e auto elettriche. La crisi in Medio Oriente, con lo choc energetico e la corsa alla riduzione della dipendenza dal petrolio, ha messo il turbo alle esportazioni cinesi”. Al momento il sistema di esportazioni cinese è rimasto resiliente nonostante l’apprezzamento dello yuan. L’export è aumentato dell’11,9% su base annua nel primo trimestre di quest’anno, secondo i dati di Pechino.
Alternativa
L’apprezzamento dello yuan è stato anche accompagnato da un aumento del suo utilizzo, tanto da aver recentemente superato il dollaro in termini di volume di scambi in Russia. Pechino non ha mai nascosto di voler creare un’alternativa al sistema finanziario del dollaro. Di recente anche gli Emirati Arabi Uniti hanno segnalato la possibilità di regolare parte delle transazioni petrolifere in yuan. La valuta cinese si colloca al terzo posto a livello globale in termini di quota di regolamento degli scambi commerciali, con una quota, secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, superiore al 7%, in salita rispetto al 2% del 2013. Per gli analisti gli obiettivi politici della Cina di riequilibrare il commercio e di stimolare i consumi interni non sarebbero in contraddizione con una valuta gradualmente più forte. Secondo gli ultimi indirizzi economici del Partito comunista cinese, il successo dell’export si basa ora più sulla competitività tecnologica, che non sui vantaggi di prezzo sul costo del lavoro. Il tasso di cambio yuan/dollaro potrebbe essere un argomento di discussione in occasione del prossimo vertice tra il presidente cinese Xi Jinping e il presidente USA Donald Trump. Il tycoon ha spesso accusato Pechino di ottenere vantaggi commerciali “sleali”, mantenendo debole artificiosamente la sua valuta.
메타데이터
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