Il punto sul personal computer - parte 3 : l’hardware
Questo articolo è apparso sul mensile “Output”, organo ufficiale dell’ATED, nel mese di febbraio 1985
Il punto sul personal computer - parte 3 : l’hardware

Questo articolo è apparso sul mensile “Output”, organo ufficiale dell’ATED, nel mese di febbraio 1985
Si dice che i primi progettisti di microprocessori guardassero più ad applicazioni nel campo dell’elettronica industriale che in quello dei calcolatori. È difficile verificare se tale voce corrisponda a verità, ma una parziale conferma potrebbe essere quella che i primi microprocessori in assoluto, come ad esempio il 4004 della Intel, erano a quattro bit, cioè avevano una lunghezza di parola inadeguata per fare di questo microprocessore il cuore di un sistema di elaborazione. Il microprocessore 8080 è passato alla storia per essere stato il primo ad essere usato in un personal-computer. Questo microprocessore a otto bit è stato anche il primo ad avere del software di sistema come ad esempio il CP/M, il primo sistema operativo a disco su personal e l’interpreter del linguaggio Basic. Questo era già sufficiente per sviluppare programmi applicativi, tanto è vero che sotto CP/M è disponibile ancora oggi un grandissimo numero di programmi. I suoi più grandi concorrenti sono stati e sono tuttora lo Z80, che oltre al suo set di istruzioni può eseguire tutte le istruzioni di assembler del 8080 e quindi può usare tutto il software già prodotto, e il 6502 che ha la caratteristica di essere molto veloce. Questi microprocessori si trovano nella maggior parte dei personal a otto bit, che hanno generalmente una memoria di 64 KB e una capacità globale di memorizzazione su disco che varia da 0,5 a 1 MB. Verso la fine degli anni settanta cominciarono a comparire i primi microprocessori a parole di 16 bit che permettono l’indirizzamento di una maggiore quantità di memoria e una maggiore velocità di elaborazione. La necessità di mantenere la compatibilità con il software di sistema e il software applicativo esistente ha reso opportuno lo sviluppo di microprocessori compatibili con i predecessori a otto bit: così dal 8080 ci fu la filiazione del 8088 e del 8086, e dallo Z80 lo Z8000. Il 6502, che ha avuto solo da poco tempo il suo successore a 16 bit, ha imposto un forzato impasse ai costruttori di personal che lo adottavano, o li ha costretti, come nel caso della Apple, a cambiare microprocessore per i nuovi modelli. Praticamente con l’adozione da parte del personal IBM del 8088, la famiglia 8088–8086 è diventata la più diffusa soprattutto per la grande quantità di software a disposizione sotto i sistemi operativi CP/M-86 e PC-DOS/MS-DOS. Anche nelle unità di memorizzazione la tecnologia è riuscita a portare a oltre 1 MB la capacità di memorizzazione del dischetto da 5 pollici e con l’adozione dei dischi fissi si sono raggiunte le capacità di memorizzazione che permettono ormai di effettuare gestioni di dati possibili fino a pochi anni fa solo sui normali calcolatori. Contemporaneamente anche l’aumento della densità di integrazione sui circuiti ha raggiunto dei livelli elevati: un esempio sono gli ultimi microprocessori della Intel, 80186 e 80286 che racchiudono unitamente al microprocessore 8086 tutta una serie di circuiti che richiedevano fino a qualche anno fa 20 integrati addizionali. L’ultima innovazione nel settore è quella dei microprocessori con parole di 32 bit di cui il rappresentante più conosciuto è il 68000. Questo micro ha delle caratteristiche hardware superiori a quelle di un 16 bit, ad esempio la versione integrale a 32 bit può indirizzare direttamente 4 gigabytes di memoria, inoltre il suo sviluppo, calcolato in un tempo di circa 60 anni uomo, è stato fatto congiuntamente a esperti di software, privilegiando un più facile approccio del programmatore al linguaggio macchina. Il suo set di istruzioni è circa un terzo di quello di un micro a 16 bit poichè le sue istruzioni sono più sintetiche e più potenti, e questo ha già permesso ai progettisti di sistemi di costruire delle macchine sempre più interessanti. Se agli inizi degli anni settanta poche persone riuscivano a prevedere nel futuro del proprio ambiente di lavoro un calcolatore con oltre 500 KB di memoria centrale, sicuramente nessuno avrebbe immaginato che una macchina con queste caratteristiche si sarebbe potuta trasportare in una valigetta 24 ore e soprattutto che sarebbe costata meno di 2000 franchi. L’ultima creazione di Sir Clive Sinclair, il Sinclair QL, che comincia a far mostra di sè nei computer shop è un emblematico esempio di un’evoluzione che è andata al di là di ogni nostra possibilità di immaginazione.
Silvano Marioni, www.marioni.org
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