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Ritorno sulla Croisette

Fjord di Cristian Mungiu vince la Palme d’Or alla 79ª edizione del Festival de Cannes. Quando il presidente della giuria, Park Chan-wook…

Luigi V. Gualandris · 2026-06-11 07:15 · 0 claps · 10.4 min read
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Ritorno sulla Croisette

Fjord di Cristian Mungiu vince la Palme d’Or alla 79ª edizione del Festival de Cannes. Quando il presidente della giuria, Park Chan-wook, pronuncia il titolo vincitore, nella sala si alza un lungo applauso per una pellicola capace di raccontare la xenofobia di una piccola cittadina del Nord Europa e la forza dei genitori nel proteggere i propri figli.

Tuttavia, per spiegare questo articolo vorrei portarvi un pò indietro e farvi scoprire come sono arrivato a partecipare al Festival de Cannes.

Questo è il mio sesto Cannes. Dovrei essere abituato. Dovrei conoscere i ritmi, le file interminabili e le corse da una sala all’altra. Eppure, ogni volta che torno sulla Croisette, provo qualcosa di molto simile a ciò che sentii nel 2021.

Ricordo ancora i flash dei fotografi, gli abiti di alta moda, le celebri scale rosse del Grand Théâtre Lumière e l’applauso che accoglieva l’arrivo del regista e del cast durante la première mondiale del film.

Sono passati diversi anni da allora, ma l’emozione è rimasta la stessa.

Cristian Mungiu con la Palme d’Or e gli altri vincitori del Festival de Cannes 2026 © Joachim Tournebize / FDC

Cristian Mungiu con la Palme d’Or e gli altri vincitori del Festival de Cannes 2026 © Joachim Tournebize / FDC

Il Fascio di Luce

Ottenere un accredito per il Festival de Cannes non è semplice. Si tratta di un festival pensato principalmente per gli addetti ai lavori, ma grazie ai miei studi e al mio percorso professionale sono riuscito a conquistare un posto in mezzo alle persone che vivono il cinema ogni giorno.

Per capire come sono arrivato a Cannes bisogna fare un passo indietro di qualche anno, quando mi trasferii in Florida per studiare Film Production alla Full Sail University. Lì ho imparato che un film non nasce sul set ma nasce molto prima.

Durante il master i miei professori mi hanno insegnato come si realizza un film dalla A alla Z, senza saltare alcun passaggio: dall’idea iniziale di uno sceneggiatore alla pre-produzione, dalla produzione con attori e troupe fino alla post-produzione, alla promozione e alla distribuzione.

Nel corso degli anni ho avuto l’opportunità di lavorare come produttore e regista di alcuni cortometraggi. È stata un’esperienza fondamentale perché mi ha permesso di comprendere quanto lavoro si nasconda dietro ogni singola inquadratura. Molte persone danno per scontato che realizzare un film sia semplice. In realtà, dietro ogni progetto c’è il contributo di professionisti e tecnici che lavorano con una dedizione straordinaria per trasformare un’idea in qualcosa di concreto.

La mia passione per il cinema, però, è nata da bambino quando entravo in una sala buia, mi sedevo accanto ai miei genitori e osservavo quel fascio di luce attraversare la stanza.

Sul grande schermo apparivano mondi interi. Per me era magia e, a dire il vero, una parte di me pensa che lo sia ancora oggi.

Ho sempre ammirato le persone che ogni anno salivano i ventiquattro gradini del Festival de Cannes. Per molto tempo li ho osservati da lontano in televisione. Poi, nel 2021, è arrivato il mio turno.

La Palme d’Or, simbolo del massimo riconoscimento cinematografico al Festival de Cannes

La Palme d’Or, simbolo del massimo riconoscimento cinematografico al Festival de Cannes

Molto più di un Red Carpet

Quando torno da Cannes, tutti i miei amici vogliono sapere delle star che ho incontrato, del red carpet, dei fotografi che urlano per attirare l’attenzione degli attori e del glamour che circonda il festival.

Pochi, però, conoscono la realtà che si nasconde dietro tutto questo. Partecipare al Festival de Cannes significa svegliarsi alle sette del mattino per cercare di ottenere i biglietti delle proiezioni dei giorni successivi, assistere al primo film già alle otto e arrivare a fine giornata dopo aver visto quattro o cinque film, con l’ultima proiezione che può terminare anche alle due e mezza del mattino. A fine giornata hai gli occhi stanchi, il taccuino pieno di appunti e spesso fai fatica a ricordare in quale sala hai visto un determinato film. Nel mezzo ci sono file interminabili, spostamenti continui all’interno del Palais, pasti consumati in fretta e cambi di programma che possono stravolgere l’intera giornata. E poi ci sono le proiezioni di gala: quando il calendario ne prevede una in serata, bisogna correre in albergo, cambiarsi e indossare lo smoking, requisito indispensabile per accedere alla sala. Anche l’eleganza, infatti, è parte integrante del rito di Cannes, un palcoscenico dove il cinema incontra la raffinatezza e il gusto per la rappresentazione.

Per affrontare Cannes bisogna arrivare preparati, non solo psicologicamente ma anche fisicamente. Nel mio caso, posso contare sull’aiuto dei miei genitori, che mi sostengono in questo progetto e mi aiutano a scegliere gli abiti più adatti, personalizzandoli con spille ispirate alla Palme d’Or. Molti immaginano il festival come una vacanza sulla Costa Azzurra, tra spiagge e aperitivi vista mare. La verità è che i veri cinefili la spiaggia di Cannes la vedono raramente.

Nei momenti di pausa si cerca piuttosto un angolo tranquillo del Palais dove fermarsi qualche minuto, ripensare al film appena visto e prepararsi mentalmente alla proiezione successiva. Per me uno dei luoghi migliori è il quarto piano, con la sua terrazza affacciata sulla città. È uno di quei posti dove si riesce finalmente a rallentare e mettere ordine tra le emozioni accumulate durante la giornata.

Un’altra domanda che mi viene posta spesso è: “Come scegli i film da vedere?”

La risposta è allo stesso tempo semplice e complicata. La prima selezione è dettata dai biglietti che si riescono a ottenere. La seconda dipende molto dall’intuito. Durante il festival si hanno pochissime informazioni sui film in programma. Si conoscono il regista, il cast, la durata e magari un poster, nient’altro. Per questo motivo ci si affida all’esperienza dei singoli autori, cercando di capire quali opere meritino la priorità. Ma Cannes insegna anche che i pronostici spesso valgono poco e le gemme sono sempre dietro l’angolo.

Uno degli aspetti che amo di più del festival è la possibilità di confrontarmi con persone provenienti da ogni parte del mondo, unite dalla stessa passione per il cinema. Si condividono impressioni, opinioni, consigli e interpretazioni. Dopo ogni proiezione nascono discussioni spontanee sui punti di forza e di debolezza dei film, sui possibili vincitori e sulle scelte della giuria. Non si tratta semplicemente di stabilire se un film sia bello o brutto, si tratta di analizzarlo, comprenderlo e confrontare punti di vista differenti. Ed è proprio questo scambio continuo che rende Cannes qualcosa di molto più grande di una semplice rassegna cinematografica.

Dietro ogni grande evento ci sono anche momenti di condivisione, incontri e ricordi che restano nel tempo

Dietro ogni grande evento ci sono anche momenti di condivisione, incontri e ricordi che restano nel tempo

La Gioia della Scoperta

Cannes è un festival imprevedibile ed è proprio questa imprevedibilità a renderlo speciale. A volte le sorprese arrivano dai film più attesi, altre volte da opere di cui si conosce appena il titolo. È uno dei motivi per cui amo questo festival: ogni proiezione può trasformarsi in una scoperta.

Uno degli esempi più recenti è stato La Bola Negra di Javier Calvo e Javier Ambrossi, vincitori della Miglior Regia. Si tratta di un progetto estremamente ambizioso che intreccia tre storie all’interno dello stesso racconto. Nonostante la durata importante, il film riesce a mantenere viva l’attenzione dello spettatore grazie a una narrazione che alimenta continuamente la curiosità. Le diverse linee narrative si sviluppano con equilibrio, mantenendo ciascuna una propria identità pur contribuendo a un’unica visione d’insieme.

Un’altra sorpresa è stata Resurrection di Bi Gan, premiato con una Menzione Speciale. È uno di quei film che ricordano perché il cinema continui a essere una forma d’arte unica. La prima parte dell’opera ripercorre in maniera poetica la nascita del linguaggio cinematografico e la sua evoluzione nel tempo. È un viaggio attraverso le immagini, i sogni e le trasformazioni che hanno accompagnato la crescita del cinema nel corso dei decenni. Da appassionato della settima arte, ho apprezzato particolarmente l’omaggio ai fratelli Lumière, pionieri di tutto ciò che oggi consideriamo normale quando entriamo in una sala cinematografica.

Ma il bello di Cannes è che spesso si trova qualcosa di speciale anche al di fuori della competizione ufficiale. Quest’anno ho avuto la fortuna di assistere alla première del film dedicato a Charles de Gaulle. L’atmosfera era elettrica. Il red carpet era illuminato dai flash dei fotografi e popolato da attori, registi e professionisti del settore. Una volta entrato nella sala Lumière, mi sono ritrovato seduto a poche file dal regista. Osservare la sua reazione durante gli applausi finali è stato quasi emozionante quanto il film stesso. Vedere i protagonisti commossi, assistere alla risposta del pubblico e percepire l’intensità di quel momento è qualcosa di difficile da spiegare a parole.

Forse è proprio questo il bello di Cannes. Entrare in una sala sapendo pochissimo di ciò che si sta per vedere: nessun trailer che svela troppo, nessuna campagna pubblicitaria invasiva. Solo un titolo, un regista e la possibilità di lasciarsi sorprendere.

E quando le luci si riaccendono e la sala esplode in un applauso spontaneo, ci si ricorda perché il cinema riesce ancora a emozionare.

Tra luci di sala e applausi, un istante che racconta il legame tra il film e il suo pubblico

Tra luci di sala e applausi, un istante che racconta il legame tra il film e il suo pubblico

Quando le Luci si Spengono

Uno dei momenti che ricorderò per sempre è la mia prima volta a Cannes.

Per una combinazione di fortuna e tempismo, ero riuscito a ottenere un biglietto per la première di Les Olympiades di Jacques Audiard nella sala Lumière. Già al mio primo film avrei potuto salire quei ventiquattro gradini che per anni avevo visto soltanto in televisione. Mi trovavo nel mezzo del red carpet, circondato da fotografi, giornalisti e ospiti provenienti da ogni parte del mondo. Ero quasi stordito da tutto quello che stava accadendo. Continuavo a guardarmi attorno e vedevo soltanto cose che avevo sempre immaginato da lontano e che, improvvisamente, stavano accadendo davanti ai miei occhi. Salire quei gradini non fu semplice, mi tremavano le gambe. Volevo imprimere ogni dettaglio nella memoria, come se avessi paura di dimenticare qualcosa.

Non avevo mai visto la sala Lumière dall’interno. Quando finalmente entrai, mi resi conto di essere circondato da persone che condividevano la stessa passione che aveva accompagnato tutta la mia vita: l’amore per il cinema. Fu in quel momento che capii di essere esattamente dove desideravo essere.

Un altro ricordo che custodisco con particolare affetto è l’incontro con il regista premio Oscar Paolo Sorrentino. Era a Cannes per assistere alla proiezione di Rapito di Marco Bellocchio e, al termine della proiezione, mi passò accanto. Riuscii a salutarlo e a scambiare qualche parola con lui. Può sembrare un momento semplice, ma per chi ama il cinema ci sono incontri che restano impressi nella memoria per anni. Sorrentino è uno dei registi che ammiro di più e poterlo incontrare in un contesto così speciale è stato uno di quei piccoli regali che il festival sa offrire quando meno te lo aspetti.

Ma il momento più simbolico arriva sempre alla fine: la Palme d’Or è stata assegnata, le porte della Lumière si chiudono, il Palais comincia lentamente a svuotarsi e le persone ripartono verso i loro Paesi e la frenesia che ha animato il festival per quasi due settimane lascia spazio al silenzio.

Rimane soltanto l’oscurità, la stessa oscurità che precede l’inizio di un film.Passeggio lungo la Croisette ripensando alle proiezioni, agli incontri e alle emozioni vissute nei giorni precedenti. Poi alzo lo sguardo e vedo che il grande manifesto dell’edizione è ancora illuminato sopra la sala Lumière. In quel momento realizzo che il festival è finito, ma il cinema continua.

È una sensazione difficile da descrivere. Un miscuglio di gioia, gratitudine e malinconia. La tristezza di dover lasciare un luogo speciale. La felicità di aver vissuto un’altra esperienza indimenticabile. E soprattutto la certezza che, l’anno successivo, tornerò ancora una volta sulla Croisette.

Ci sono luoghi che hai visto mille volte sullo schermo e che, quando finalmente li raggiungi, sembrano ancora più incredibili dal vivo

Ci sono luoghi che hai visto mille volte sullo schermo e che, quando finalmente li raggiungi, sembrano ancora più incredibili dal vivo

Perché Continuo a Tornare

Per me tornare a Cannes ogni anno è importante per molte ragioni.

Non si tratta soltanto di essere presenti al festival più prestigioso del mondo o di assistere alle anteprime dei film più attesi. Si tratta soprattutto di ritrovare persone conosciute negli anni, condividere nuove emozioni e contribuire, nel mio piccolo, a mantenere vivo il cinema. Uno degli aspetti che mi colpisce maggiormente è che molti dei film presentati a Cannes non arrivano mai nelle sale di numerosi Paesi. Alcune opere riescono a ottenere una distribuzione internazionale, altre invece rimangono conosciute soltanto da una piccola parte del pubblico. Per questo credo che essere presenti al festival abbia anche un valore culturale.

Parlare di questi film, raccontarli e discuterli significa dare loro una possibilità in più di essere conosciuti.

Ogni film rappresenta la visione di un autore, ogni regista porta sullo schermo una prospettiva diversa del mondo. Ed è proprio questo che merita di essere valorizzato. Condividere opinioni, confrontarsi e discutere di cinema fa parte dell’esperienza tanto quanto assistere alle proiezioni. In fondo, anche questo significa fare cinema.

Ogni anno vivo il festival con grande serietà e partecipazione. È probabilmente per questo che la stanchezza passa in secondo piano. Le poche ore di sonno, i pasti consumati in fretta e la corsa continua da una sala all’altra diventano dettagli quasi irrilevanti. Alla fine del festival rimane una sola sensazione: “Che esperienza straordinaria!”

C’è però una ragione ancora più profonda che continua a portarmi a Cannes. Ogni film è un viaggio. Per qualche ora posso ritrovarmi in un’altra epoca, in un altro Paese o nella vita di persone completamente diverse da me. Posso condividere le loro speranze, le loro paure, i loro successi e i loro fallimenti. Il cinema possiede una capacità unica: permetterci di vivere molte vite restando seduti nella stessa poltrona. E forse è proprio questo il motivo principale per cui continuo a tornare.

Perché ogni anno Cannes mi offre la possibilità di scoprire nuove storie, nuovi punti di vista e nuovi modi di guardare il mondo. E non esiste viaggio più affascinante di quello che inizia quando le luci si spengono e lo schermo si illumina.

Il cuore del festival si prepara ad accogliere il pubblico: facciata principale sotto il sole della Croisette, tra cinema, attesa e celebrazione

Il cuore del festival si prepara ad accogliere il pubblico: facciata principale sotto il sole della Croisette, tra cinema, attesa e celebrazione

Viva il Cinema

Negli ultimi anni il Festival de Cannes ha continuato a crescere, attirando sempre più attenzione da parte del pubblico, della stampa e dei professionisti del settore.

Una parte importante di questo successo è legata al lavoro di Thierry Frémaux, delegato generale del festival da venticinque anni. Ogni anno è chiamato a selezionare centinaia di opere provenienti da tutto il mondo, cercando di intercettare le nuove direzioni del cinema contemporaneo e offrire visibilità a registi che, altrimenti, potrebbero non avere la stessa opportunità.

Non dev’essere un compito semplice scegliere quali storie raccontare, quali autori sostenere e quali visioni portare sulla Croisette. Significa contribuire a definire il presente e, in parte, anche il futuro del cinema.

Ma quando penso a Cannes, non penso soltanto alla selezione ufficiale, ai premi o alle celebrità. Penso a quel bambino seduto accanto ai suoi genitori in una sala buia. Penso a quel fascio di luce che attraversava la stanza e trasformava uno schermo bianco in qualcosa di magico. Penso agli anni trascorsi a studiare cinema negli Stati Uniti. Penso alle persone incontrate sulla Croisette, alle conversazioni dopo una proiezione, alle emozioni vissute dentro la sala Lumière e a tutte quelle storie che mi hanno permesso di vedere il mondo attraverso occhi diversi dai miei.

Forse è per questo che continuo a tornare. Perché Cannes, per me, non è soltanto un festival, è il luogo che ogni anno mi ricorda perché mi sono innamorato del cinema e finché proverò quella stessa emozione entrando in una sala buia, saprò che una parte di me continuerà a cercare quel fascio di luce. Lo stesso che da bambino mi sembrava magia, lo stesso che ancora oggi, in fondo, continua a sembrarmi tale.

Viva Cannes.

E viva il cinema.


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