Le costrizioni di Perec
Cosa fare di fronte a una scomparsa?
Le costrizioni di Perec

Cosa fare di fronte a una scomparsa?
Si può cercare, si può anche cercare di vivere e si può perfino scrivere.
Georges Perec ha vissuto segnato da una scomparsa, quella dei suoi genitori barbaramente eliminati dal regime nazista, e da quella che lui stesso definì, con uno dei suoi proverbiali rovesciamenti di senso, “La Grande Hache”.
La grande “H” di Histoire, ma anche la grande ascia che recide il legame con gli affetti e con l’infanzia.

Georges Perec
In questo caso La scomparsa è un giallo degno di Poe, intessuto di indizi ed equivoci, in cui il lettore si troverà imbrigliato in una ricerca particolare: quella della lettera “e”, metafora della mancanza più grande.
Vista la frequenza con cui questa vocale ricorre nella lingua francese, l’impresa appare ambiziosa, tanto per lo scrittore, chiamato a salti mortali e perifrasi, quanto per i traduttori (bravissimo il nostro Piero Falchetta), costretti ad acrobazie e virtuosismi linguistici di non poco conto.
Tuttavia Perec non ha mai temuto azioni di questo tipo, avendo fatto parte dell’Oulipo e avendo sempre lavorato sulle “contraintes”, quelle costrizioni che lui riteneva fondanti della libertà letteraria.
Una “libera coercizione” che gli ha permesso di scandagliare la lingua come se fosse l’animo umano.

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