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Aritmie e rischio di demenza: questo riguarda solo i pazienti che hanno la fibrillazione atriale?

Uno studio di coorte condotto su 391.078 partecipanti della UK Biobank amplia in modo sostanziale il legame tra aritmie e deterioramento…

CardiologiaAmica-Faenza · 2026-06-10 17:47 · 0 claps · 1.3 min read
#aritmia #fibrillazione-atriale #demenza #medical-imaging
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Aritmie e rischio di demenza: questo riguarda solo i pazienti che hanno la fibrillazione atriale?

Uno studio di coorte condotto su 391.078 partecipanti della UK Biobank amplia in modo sostanziale il legame tra aritmie e deterioramento cognitivo. Finora l’attenzione si era concentrata quasi esclusivamente sulla **fibrillazione atriale (AF); questo lavoro mostra invece che anche altre aritmie, comprese bradiaritmie, disturbi di conduzione e aritmie ventricolari, si associano a un aumento del rischio di [demenza](https://academic.oup.com/eurheartj/advance-article-abstract/doi/10.1093/eurheartj/ehag401/8695978). Durante un follow-up mediano di 13,3 anni, oltre 50.000 soggetti hanno sviluppato un’aritmia e più di 10.500 una demenza. AF, bradiaritmie/blocchi di conduzione e aritmie ventricolari risultavano tutte associate in modo indipendente a un incremento del rischio di demenza totale, demenza vascolare e malattia di Alzheimer dopo aggiustamento per i principali fattori confondenti. Un aspetto particolarmente interessante riguarda il carico aritmico cumulativo. Il rischio di demenza aumentava progressivamente con il numero di diverse aritmie sviluppate nel tempo, suggerendo un effetto dose-risposta. Le combinazioni di AF e blocco atrioventricolare o disfunzione del nodo del seno identificavano i soggetti a rischio più elevato. Nei pazienti con blocchi di conduzione, l’impianto di pacemaker si associava a un rischio inferiore rispetto ai soggetti non trattati. Le analisi di risonanza magnetica cerebrale hanno mostrato alterazioni coerenti con neurodegenerazione e danno cerebrovascolare, tra cui riduzione del volume cerebrale, lesioni della sostanza bianca e ingrandimento del plesso coroideo. Le associazioni rimanevano sostanzialmente invariate anche considerando l’insorgenza di ictus, arresto cardiaco, rischio genetico di demenza e performance cognitive basali. Nel complesso, il lavoro suggerisce che il rapporto tra aritmie e declino cognitivo sia più ampio del solo contesto dell’AF. Disturbi del ritmo e della conduzione potrebbero rappresentare marcatori di vulnerabilità neurovascolare e neurodegenerativa, aprendo la strada a una valutazione del rischio cognitivo basata sull’intero spettro delle aritmie e non esclusivamente sulla presenza di AF.**

Aritmie e incidenza di demenza

Aritmie e incidenza di demenza


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