La ragazza del Rocher
Venerdì 29 Aprile, 14:00, Castello di Brescia, Pausa pranzo e lettura di “Mecenate e il Maestro della Paura” di Giulio C. Valcossi.
La ragazza del Rocher
Venerdì 29 Aprile, 14:00, Castello di Brescia, Pausa pranzo e lettura di “Mecenate e il Maestro della Paura” di Giulio C. Valcossi.

Innanzitutto mi sono seduto all’ombra. C’è una panchina sempre fresca, resta sotto l’ombra di quello che sembra un leccio, anche se ho sentito dire che è un albero tipico del meridione, e questo non è il meridione, non d’Italia, almeno. Ci resta sotto per tutte le ore del giorno dove fa caldo, e viene alla luce giusto quando il sole è abbastanza basso da non scottare più. È la panchina più ambita. Ma oggi è uno di quei venerdì che all’ombra hai freddo e al sole invece sudi, e quindi mi sono spostato più in là, a sudare. Prima ho mangiato una pesca e una susina. Poi mi sono messo a leggere, e mentre leggevo tutto si è messo in movimento. Ha cominciato a schiamazzare. C’era un gruppetto di ragazzini e ragazzine, li ho notati sotto l’albero, sollazzavano, poi uno ha tirato fuori una bottiglia d’acqua e ha cominciato a calciarla per passare il tempo, e io ho pensato Va bene, giocaci finché ce n’è. Dopo qualche paragrafo ho cominciato a stancarmi, una questione di ossa, non di noia, e mi sono acceso un sigaro, e mi sono messo a guardare in giro. Una, due, tre panchine più in là c’era una ragazza che leggeva un libro, doveva essere arrivata dopo, mentre ero ancora assorto, che non ho sentito i passi sulla ghiaia, che è un suono che noto subito perché mi piace da matti. Leggeva un libro chissà quale e lo manteneva come fosse un bicchiere di cristallo pieno di Moonraker fino all’orlo. Così lo manteneva. Immaginati di incontrare una persona che mantiene un bicchiere di cristallo pieno di Moonraker, che è uno champagne da 8.000 a bottiglia, che se non lo sai puoi cercare nel web come ho fatto io, che chi lo sa cos’è un Moonraker, ed ecco immaginala, lo vedi come lo mantiene? Magari è solo la cameriera, non è neanche la titolare, e sa che se le cade di mano poi gliela faranno pagare quella faccenda, perché è stata assunta a chiamata, con uno degli ultimi voucher in circolazione, e quella è la sua prima sera lì, al ristorante, e pensa che non dovrebbe spettare a lei consegnare quel bicchiere, ma è una serata stranamente affollata, martedì sera, e non hanno previsto che sulla strada lì a due chilometri sarebbe caduto un masso enorme che avrebbe costretto i piloti della Mille Miglia a fermarsi lì, uno dopo l’altro, proprio accanto al cartello che indica che a destra, a due chilometri, c’è il Rocher, il ristorante, alla distanza giusta per stancarsi abbastanza da farsi venire molta fame e molta sete, e al Rocher ci lavora questa poverina che, lo stai ancora immaginando, sta trasportando un bicchiere di cristallo pieno di Moonraker fino all’orlo. Ecco, così manteneva il libro, proprio così lo manteneva, e io ho piegato la testa e ho guardato il mio di libro, mio che l’ho comprato, non l’ho scritto, l’ho guardato: orecchiette alle pagine, macchia di caffè sulla quarta di copertina, incollato ai jeans sporchi di farina, sotto la canottiera stropicciata a macchie gialle di ferro da stiro, e ho capito. Ho capito poco dopo, quando lei si è alzata — ha letto solo poche pagine — e se ne è andata sulle sue scarpe lucide, con i suoi pantaloni di velluto e la sua camicetta dritta drittissima, la sua borsa di marca con dentro il libro di cristallo, elegante nei suoi passi leggeri. Ho capito che i libri sono costole.
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