L’Oscurantismo oggi:
Un presente dove non si celebra più la gioia
L’Oscurantismo oggi:
Un presente dove non si celebra più la gioia

Viviamo in un’epoca definita con orgoglio come “l’era dell’informazione”, caratterizzata da un accesso mai visto prima alla conoscenza.
Paradossalmente, tuttavia, assistiamo al diffondersi di un fenomeno inquietante e contraddittorio:
un nuovo oscurantismo, diverso nelle modalità ma simile negli effetti al suo predecessore storico, che minaccia il progresso intellettuale, morale e culturale della nostra società.
L’oscurantismo moderno non è costituito da censure evidenti o roghi di libri, ma si esprime attraverso una preoccupante polarizzazione ideologica, la dilagante diffusione di fake news e, soprattutto, un crescente analfabetismo digitale.
Questo analfabetismo porta sempre più individui, specialmente i giovani, a consumare passivamente contenuti superficiali, spesso pericolosi, che trasformano intrattenimenti apparentemente innocui in tragiche sfide mortali.
Come ci ammoniva saggiamente Umberto Eco, “L’oscurantismo è sempre dietro l’angolo e nasce quando non si è disposti a confrontarsi con ciò che non si conosce”. Questa affermazione risulta particolarmente attuale nella nostra società digitale, dove l’incapacità o la riluttanza ad affrontare criticamente contenuti online sconosciuti e potenzialmente pericolosi diventa norma.
Ciò genera una cultura dell’immediatezza e della superficialità, privando intere generazioni della gioia autentica derivante dalla conoscenza e dalla curiosità intellettuale.
In Italia, questo fenomeno assume dimensioni particolarmente preoccupanti. Secondo i dati forniti dall’Istat, appena il 45,7% degli italiani fra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali basilari, collocando il Paese significativamente al di sotto della media europea.
Questa situazione accomuna l’Italia a nazioni come Bulgaria, Romania e Grecia, paesi nei quali la formazione digitale è anch’essa carente. Al contrario, paesi del Nord Europa come Danimarca, Finlandia e Paesi Bassi eccellono nell’educazione digitale, mostrando chiaramente come il problema abbia una portata internazionale e necessiti di risposte coordinate e strutturate.
Parallelamente, assistiamo alla diffusione preoccupante di fenomeni come le “challenge” sui social media. Sfide come la “Blackout Challenge” o la “Momo Challenge” hanno rapidamente guadagnato notorietà globale, con episodi tragici riportati in varie parti del mondo.
Studi recenti rivelano che in Italia circa il 6% degli studenti ha partecipato a tali sfide pericolose, mettendo inconsapevolmente a repentaglio la propria salute e sicurezza, una percentuale che rispecchia la situazione in molti altri paesi sviluppati.
Un altro aspetto cruciale di questo oscurantismo moderno è la manipolazione mediatica, un fenomeno antico quanto il potere stesso. In ogni epoca, il vincitore o il dominatore ha sempre avuto il privilegio di definire ciò che è vero da ciò che non lo è, ciò che è giusto da ciò che sarebbe veramente giusto.
Questo meccanismo crea un mondo in cui la menzogna può essere mascherata come morale, portando la società a vivere in una realtà distorta dove solo una parte della verità viene resa nota, lasciando le altre nell’oblio.
Riflettendo su questi temi, le parole di Primo Levi in “Se questo è un uomo”
assumono una rinnovata rilevanza: “Considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane”.
Analogamente, Pirandello in “Il fu Mattia Pascal” ci ricorda:
“La vita, o si vive o si scrive”, sottolineando quanto spesso la realtà possa essere distorta dalla narrazione dominante.
Non siamo di fronte solo a una crisi di competenze digitali, ma anche a una profonda crisi educativa, culturale e di informazione che mina il futuro delle prossime generazioni.
Questo oscurantismo moderno può essere contrastato solo attraverso una strategia ampia e inclusiva che coinvolga istituzioni educative, famiglie e società civile.
Occorre investire massicciamente nell’educazione digitale e mediatica, promuovere il pensiero critico, incoraggiare il confronto aperto e consapevole con la diversità di idee e informazioni, e valorizzare la cultura come strumento fondamentale di progresso.
La storia ci insegna che ogni periodo oscuro può essere illuminato dalla luce della conoscenza e della ragione. Proprio come l’illuminismo combatté l’oscurità intellettuale del passato, oggi è necessario un nuovo “illuminismo digitale”, che rimetta al centro la cultura, la consapevolezza e la responsabilità collettiva nell’uso delle tecnologie.
Per contrastare questo oscurantismo, è fondamentale recuperare la gioia della cultura e della conoscenza.
Ricordiamo le parole di Jorge Luis Borges: “Ho sempre immaginato il paradiso come una specie di biblioteca”, un invito a esplorare con entusiasmo il mondo dei libri.
Fra i testi consigliati per ampliare la propria visione della vita troviamo “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera, che esplora le sfumature della libertà e della responsabilità;
“Siddhartha” di Hermann Hesse, che invita alla ricerca della saggezza personale;
“Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez, che ci insegna come la storia si ripeta se non ne facciamo tesoro.
In definitiva, non permettiamo che l’ignoranza digitale oscuri la nostra epoca.
È nostro dovere riscoprire e celebrare con gioia la bellezza della conoscenza, della cultura e del progresso umano, ricordando sempre che la libertà intellettuale è la base fondamentale di ogni vera democrazia.
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Scritto da MIW
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