L’Inclusione “Sperimentale” e il “Curriculum rovesciato”
Quando si parla di processi di Inclusione, questi vengono accompagnati da significati vari e versatili che, a mio avviso, connotano il…
L’Inclusione “Sperimentale” e il “Curriculum rovesciato”
Quando si parla di processi di Inclusione, questi vengono accompagnati da significati vari e versatili che, a mio avviso, connotano il termine di ulteriore potenza.
L’universo di riferimento che ci induce ad allargare l’orizzonte di significato dell’Inclusione, è la propensione a rompere la routine per abbandonare la zona comfort nei luoghi, anche non istituzionali, dove l’educazione si compie come formazione e come processo della crescita e dello sviluppo delle potenzialità di ognuno.
Laddove non si registrano immobilità e stagnazione, la scuola è una delle case dell’Inclusione appunto perché è spesso caratterizzata da atteggiamenti di prontezza e di messa in discussione continua con spirito di apertura.
Nel sistema scolastico ogni alunno ha la concreta possibilità di crescere ed affermarsi nel rispetto di tutte le potenzialità fisiche, psichiche, cognitive e culturali, anche se questo può voler dire ricominciare quasi quotidianamente da capo.
La creatività, l’adattabilità e la flessibilità non sono altro che le mura portanti di quanto di inclusivo accade nei vari contesti educativi.
L’Inclusione si è ritagliata uno spazio vitale tra l’ideale e la pratica quotidiana; ma attenzione, sebbene la teoria, seguita dalla prassi sia importante, nella situazione educativa, più importante è ciò che accade alla persona che chiaramente esiste anche oltre la scuola.
A quest’ultima deve essere data la forza di attivare le proprie potenzialità in virtù del fatto che ella sa, vuole e può apprendere perché motivata a farlo.
Già da qui è possibile individuare alcune intersezioni feconde tra teoria, pratica e sperimentazione che danno origine a importanti reciprocità tra tutti i significati delle azioni inclusive.
Tutte le iniziative in ambito educativo sono esposte a lavori di re-investigazione e indagine riaffermando l’inammissibilità della rigidità e della prescrittività, infatti, in fase applicativa, esse devono avvalersi di mediazione e interpretazione in relazione alla situazione che vede coinvolto il contesto educativo.
Considerando un tale orientamento, l’educazione è un atto specifico e complesso, validarne la scientificità con troppo rigore senza tener conto delle variabili che possono entrare in gioco risulterebbe come un semplice trasferimento di metodi e tecniche e, come purtroppo accade a volte a scuola, una sterile trasmissione di contenuti.
Quanto accade in ambito educativo ha come protagonista la persona inserita in un Progetto e in una serie di operazioni che la vedono coinvolta in processi di riflessione e analisi operosi ed interessa tutti coloro che intervengono alla costruzione del sapere e che progettano e realizzano insieme i lavori.
L’Inclusione, tra le altre sfaccettature, si fonda su espressioni e processi di ricerca operativi e di didattiche innovative. Pertanto le sperimentazioni volte a mutazioni innovative, così come i processi di Inclusione che caratterizzano i luoghi di apprendimento e formazione (sempre che questi siano isolabili uno dall’altro), si rafforzano con l’aumento dell’impiego massiccio di strumentazioni tecnologiche e culture digitali, non possiamo negare che questi, infatti, spesso, sfasciano gli schemi per consolidare nuovi costumi che coinvolgono insegnanti, formatori, educatori, studenti e operatori in genere.
Inclusione è sperimentare; è saggiare diverse vie come una permanente azione di ricerca; ad una comunità non basterà realizzare nuovi universi scolastici, gallerie ludiche, attivare didattiche laboratoriali, creare spazi aggregativi; progettare atelier creativi, spazi polivalenti con arredi modulari ricche di strumenti per il coding, per la programmazione e/o la robotica educativa…
Le sperimentazioni Inclusive sono integrate tra teoria e prassi, a volte partono dalla teoria in favore della prassi; altre, al contrario, partono dalla prassi per poi tornare alla riflessione quindi alla teoria, diventando occasione per ulteriori collaudi e percorsi.
Avere un atteggiamento sperimentale così come averlo inclusivo, significa intrecciare rapporti di familiarità che vanno oltre lo spazio; significa mettersi nella prospettiva di continua indagine, avendo sempre ben in mente che il traguardo non è la realizzazione dei prodotti finiti ma, bensì, di favorire dei processi.
I processi che sembrano prioritari da implementare riguardano le abilità di conquista, di elaborazione, conservazione e organizzazione delle informazioni e delle conoscenze e in che modo l’Educazione può favore questi processi qualora si presentino difficoltà collegabili al contesto e/o a condizioni personali; il tutto senza tralasciare la dimensione cognitiva, affettiva-relazionale ed emozionale della persona, favorendo la prosocialità, l’empatia e le abilità sociali.
Certamente questo significa possedere un approccio di ricerca-azione con disponibilità di risorse e materiali, da quelli più comuni a quelli più sofisticati e complessi, e un ambiente propositivo inteso come risorsa imprescindibile da curare e sviluppare in ogni sua sfaccettatura.
Vivere le azioni di Inclusione all’interno di una cornice sperimentale significa osservare i contesti tenendo conto delle repliche di quanti li abitano. Significa osservare quelle funzionali spaccature euritmiche in favore di una successiva ricostruzione di nuovi equilibri in un sistema circolare che si ripeta repentinamente.
I processi di Inclusione a scuola, e non solo, si distinguono per la loro continua ricerca di significato, tramite l’apprendimento attivo, svelano e riscoprono quotidianamente ulteriori aspetti di Educazione, di Corresponsabilità e di Democrazia che si muovono, si sviluppano e si rinvigoriscono tra gli interrogativi delle Comunità.
Non possiamo non considerare un’ulteriore sollecitazione e allarme: mettersi in una condizione di evoluzione e cambiamento non significa necessariamente migliore; è l’uso che facciamo di questo cambiamento che migliora qualitativamente la pratica. Mentre, attuare l’Inclusione e promuovere i processi in tal senso significa anche e soprattutto migliore.
Quanto intendo sostenere riguarda la necessità di avere una visione d’insieme che vada oltre ogni specifica azione progettuale, e magari oltre i luoghi, non perché progettare non sia utile ma perché un progetto a sua volta dev’essere parte di qualcosa di più ampio senza tralasciare situazioni specifiche, tempi dei discenti e dell’Educazione, combinazioni con altre condizioni (passate, in essere e future) e le varie esperienze di chi apprende e di chi insegna.
In questo quadro si colloca una piccola esperienza che ho curato e continuo a curare come insegnante e come pedagogista ed educatore extrascolastico.
Partendo da un uso delle condizioni che tendenzialmente favorivano l’apprendimento ho iniziato a dare risposte “più larghe” che riguardassero il peso di altre eventuali variabili riguardanti la vita delle persone che affianco e accompagno sia come docente sia come pedagogista professionista.
Lo spunto e l’input di questo modus nasceva dalla richiesta di aiuto pervenuta qualche anno fa da un giovane, mio ex studente, a preparare il suo Curriculum Vitae in vista del diploma di maturità.
Il rischio era che tutto si riducesse ad un elenco minuto, tenuto conto della sua giovane età, di esperienze e attestati.
In fase di elaborazione del Curriculum Vitae le richieste di aiuto da parte del giovane andavano a palesarsi, tra tutte: terminato il percorso di studi liceale, dove e come proseguire?
La risposta poteva essere semplice se la domanda fosse stata più precisa: dove mi portano le esperienze che finora ho vissuto? Le esperienze vissute sono la base delle decisioni che ho preso e che prenderò? Posso pensare alla mia vita come un percorso lineare costruito su decisioni dirette una conseguente all’altra?
Negli anni successivi, grazie a questi spunti operativi ed esperienza sul campo pervenutemi da questa e altre richieste di aiuto, durante il mio lavoro di docente e pedagogista, ho riproposto a studenti e giovani in genere l’elaborazione del Curriculum Vitae al contrario, un Curriculum Vitae rovesciato.
Rovesciato perché appunto non si parte più da esperienze già vissute ma dal — mi piacerebbe fare — con la conseguente analisi introspettiva e intima che poi potrebbe spingere a fare e a fare in una certa maniera oppure a non fare e andare oltre.
Il concetto di fondo in sé non presenta una grande innovazione o scoperta ma si fonda sulla sperimentazione compiuta in modo personalissimo dai diretti interessati che si muovono partendo da un aspetto di idea di processo ovvero di desiderio e di — mi piacerebbe — trasformandolo a volte in — voglio provare -.
Nelle successive esperienze educative avute sia nell’ambito della professione docente sia in quello di pedagogista, ho riproposto la costruzione del Curriculum (Vitae) rovesciato a ragazzi più giovani anche lontani cronologicamente dal diploma o dalla ricerca di impiego.
Il Curriculum rovesciato non è uno strumento elaborato a posteriori, quindi da un’esperienza già vissuta come un classico Curriculum, ma diventa un proseguirsi operoso di ciò che si vorrebbe, un arricchimento di quei dettagli preziosi e personalissimi che identificano una e una sola persona.
La tendenza è quella della non omogeneizzazione e istituzionalizzazione dei percorsi di vita e alla non categorizzazione delle persone.
Le possibilità di azione e di attività in questa maniera vanno ad allargarsi, viene data possibilità di esporsi in esperire e di mettersi in gioco. Queste possibilità non risultano essere soltanto la verifica del — mi piacerebbe -del — mi piace -, ma fanno emergere ulteriori interessi, attitudini e qualità che spesso non sono prevedibili se non attuando una vera e propria sperimentazione.
In tal modo viene potenziata l’autoregolazione, il porsi nuovi obiettivi monitorando il proprio comportamento in base alle proprie reazioni, al proprio sentire e alla consapevolezza di sé in un’opportunità d’incontro tra persone e progetti.
Percorrendo questa strada si va ad analizzare il proprio grado di interdipendenza e di autodeterminazione che procedono di pari passo con il contesto, con i percorsi di familiari, con gli amici e con gli incontri in genere, aprendo alla possibilità di sfruttare le occasioni che il territorio di appartenenza offre o quantomeno di venirne a conoscenza.
In estrema sintesi, invece di elaborare un documento sul pregresso, il Curriculum rovesciato diventa una presa di coscienza di quanto effettivamente i propri interessi e hobby siano solo dettagli passeggeri o quanto siano mossi da passioni o attitudini che vale la pena sperimentare e percorrere.
Concludendo, lo strumento del Curriculum rovesciato è connotato di quel significato Inclusivo di cui all’inizio, esso si basa su elementi come la creatività, l’adattabilità e la flessibilità calati nella vita di ognuno; quindi, non solo dello strumento in sé ma anche come caratteristiche personali di chi lo propone, lo sperimenta e lo attua. È un’azione educativa orientata su un modellamento autoguidato che “scompone” la vita in passi graduali e che facilita la chiarificazione del corso permanente alla maturazione e oltre.
È qualcosa che come docente ed educatore in genere mi ha portato a riscoprire e a meravigliarmi delle capacità dei miei allievi e della potenza della complicità nella condivisione di sogni, aspettative e desideri che nascono, crescono e si modificano in virtù anche dell’utile diminuzione della distanza tra docente (educatore in genere) e discente.
22/04/2023
Maurizio Balloi
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