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Immuni è un’Happn che ci ha creduto meno?

Analisi di realtà digitali diverse (ma non troppo).

Cristiano Frattini · 2021-02-12 13:06 · 0 claps · 4.5 min read
#apps #ux #immuni #happn-app #covid19
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Immuni è un’Happn che ci ha creduto meno? Analisi di realtà digitali diverse (ma non troppo).

Photo by Daria Nepriakhina on Unsplash

Photo by Daria Nepriakhina on Unsplash

Immuni potrà essere un giorno ricordata come l’ennesimo tentativo di lanciare una campagna di colonizzazione digitale della nostra buffa — e piena di contraddizioni — penisola italica. Una campagna dal risultato non diverso da quello ottenuto dai romani nel tentativo di conquistare un ultimo villaggio di irriducibili Galli nei racconti di Asterix, o di Napoleone nel suo “viaggio Erasmus” in Russia. Insomma scegliete pure la similitudine che preferite.

Il contesto

Maggio 2020, il Governo italiano — messo sotto assedio dalla pandemia — decide di fare un importante annuncio: l’imminente lancio di un’App volta a facilitare il tracciamento dei contagiati e, si spera, la possibilità di riuscire ad isolare il virus SARS-CoV-2, che da mesi fa man bassa di vittime e tiene in scacco le terapie intensive di mezza Italia.

La caduta

Il risultato della campagna Immuni è ormai noto. Si è rivelata un discreto fiasco, con non poche falle sotto l’aspetto della User Experience: notifiche errate, persone che non si auto-segnalavano, bluetooth disattivi, impossibilità di creare uno storico di “contatti” e sistema di tracciamento disperso nei meandri dei vari windows 98 in possesso di certe Asl.

Photo by Immuni official website

Photo by Immuni official website

Un destino non diverso hanno trovato anche le ***varie App di tracciamento nei diversi paesi europei, che notoriamente hanno una qualità maggiore sul [piano della digitalizzazione](https://www.ilsole24ore.com/art/digitalizzazione-italia-quint-ultima-classifica-europea-ACtHjxa?refresh_ce=1)***.

Un vero peccato dato che la parte di Interfaccia Utente di Immuni è da considerarsi notevole se non addirittura piacevole. Il che, essendo un’App statale, risulta un’interessante sorpresa.

A cinque mesi dal lancio (dati al 31 ottobre) è stata scaricata 9.505.834 volte (circa il 12% degli smartphone in Italia), raccogliendo i dati di 1.926 utenti positivi e inviato 49.916 notifiche.

Cifre esigue se paragonate ai numeri della pandemia e ai bollettini della protezione civile.

Le intenzioni erano nobili su questo non c’è dubbio. La digitalizzazione è sempre stato un pallino a cuore della fazione 5 Stelle nella maggioranza del Conte 2. Il problema è semmai stato tentare un “trapianto” senza verificare che il paziente fosse compatibile.

Uno strano Deja vu

Ricordo chiaramente quella sensazione di deja vu che mi colpì durante l’esplorazione dell’App e nei video tutorial forniti dai canali YouTube governativi.

Poi l’illuminazione: Immuni non è la versione pandemica di Happn?

Photo by Happn official website

Photo by Happn official website

Passare dal tema della pandemia ad un’app simil Tinder potrebbe sembrare folle, ma in realtà nemmeno più di tanto.

Dalle informazioni fornite dal sito ufficiale, Happn nasce nel 2014 ed è qui per: Darti la possibilità di cogliere la fortuna ogni giorno, quando per caso incroci una persona che ti piace. Grazie ad happn, ritrova chi hai incrociato, e vivi bellissimi incontri.

(wow)

Cos’è Happn?

Happn si basa su un gioco (carino) di parole inglesi: To happen (“accadere”) e App (abbreviazione di application “applicazione”).

Il suo funzionamento è molto semplice: dopo aver scaricato l’App (disponibile sia per iOS che Android) si effettua il login con il proprio account Facebook . E — badate bene — è l’unico modo per iscriversi: No Facebook = No Happn. Per quale motivo? Identificazione anti-fake (se vabbè).

Una volta autorizzato l’App all’accesso del tuo account, si consente anche che quest’ultima abbia sempre accesso alla posizione. Con l’accesso alla posizione anche in background l’App è sempre in grado di individuare le persone che hai incrociato senza dover tenere l’applicazione aperta.

Happn vuole essere il deus ex machina degli amori mai nati dopo un primo incrocio di sguardi sul tram. Obiettivo che di per sé le fa onore, ma che nulla ha potuto sulla praticità della ben più nota collega Tinder.

E qui sorge un problema…

Se gli utenti si appoggiano principalmente su un’altra piattaforma e l’App non viene scaricata, non creando sottoscrizioni…come può sopravvivere un’app basata sul contact tracing senza contact ? Semplice, non può.

Photo by Patrick Perkins on Unsplash

Photo by Patrick Perkins on Unsplash

Happn e Immuni sono legate da un medesimo problema e destino. Entrambe non possono avere motivo di esistere se una buona percentuale della popolazione non ne è in possesso. Se per l’applicazione di incontri il problema è stato un competitor di maggior forza e più radicato sul territorio (senza contare il modello nettamente più funzionale e meno poetico), per Immuni è stato invece letale un insieme di propaganda denigratoria da parte dell’opposizione, improvvisa fobia per la propria privacy prontamente espressa postando sui profili Facebook (“Il bue che dice cornuto all’asino”) e un modello di esperienza che sul campo si è rilevato, se non fallimentare, sicuramente difettoso.

Il processo di creazione per un’app di questo tipo può richiedere mesi e diversi processi: brainstorming, moodboard, customer journey mapping, user story, user flow, prototyping, AB test…insomma è complicato avete capito.

A questo bisogna aggiungere il poco tempo di realizzazione che lo stato di emergenza ha imposto. E si parlava di emergenza vera.

Non tutto è stato inutile

Il progetto di tracciamento digitale italiano non è andato come sperato, questo pare chiaro. Ma ha introdotto argomenti di discussione prima inimmaginabili in qualsiasi salotto o talk show del Paese: il Service Design.

Per trovare un precedente dove la nazione si sia concentrata così tanto sulle tematiche del mondo tecnologico credo si debba infatti tornare all’anno 2000 e al “Millennium Bug” , tanto per capire il livello.

Photo by IO official website

Photo by IO official website

Immuni potrebbe essere stata la sfortunata apri pista al Design dei Servizi (su vasta scala) italiano. Già analizzando i numeri decisamente più fortunati di IO e del suo Cashback, si denota come milioni di italiani si siano muniti di speed e abbiano attivato il servizio, promuovendo il pagamento con sistemi elettronici, dotando i possessori di un canale digitale diretto con la pubblica amministrazione e dando così una bella spallata alla circolazione di denaro nero. Due problematiche italiane notoriamente ostiche.

Potremmo quindi essere di fronte ad un sussulto di vita digitale maccheronico e, per la sfortunata parabola dell’App Immuni, potrei limitarmi a citare il film Moneyball — L’Arte di vincere (2011):

“Il primo che passa la breccia è sempre insanguinato.”


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