Dovere
Non so dire quando successe.
Dovere
Non so dire quando successe.
L’unica cosa che sentivo era un forte malessere che cresceva dentro di me giorno dopo giorno, sempre più intenso, sempre più fastidioso.
Dedicai talmente tanto tempo a ciò che andava fatto che, a un certo punto, smarrii la mia strada. L’unica cosa importante, l’unico obbiettivo era fare fare fare completare tutti i task per arrivare a fine giornata senza un pensiero per il giorno dopo.
E poi quel senso di frustrazione, di incompletezza per non essere riuscita a fare tutto. Cercavo di vivere al massimo la vita professionale, ma la mia di vita? I miei bisogni, i desideri, ciò che dovrebbe avere la priorità su tutto. Stavo vivendo professionalmente la mia vita personale?
Probabilmente no.
Gli attimi di felicità non mancavano, ma erano troppo brevi, troppo. Un momento di euforia al quale seguiva subito dopo una preoccupazione. E l’entusiasmo si spegneva veloce così come era arrivato, senza lasciare alcuna traccia se non una flebile sensazione, persa chissà dove, in fondo in fondo in un angolino.
Allora via una sigaretta dopo l’altra, la gola brucia ma è l’unica cosa che vuoi sentire e ti viene il mal di testa solo a pensare al prossimo compito che dovrai portare a termine. E i tuoi sogni? Dove sono, dov’è la tua voglia di emozionarti, di crescere, di migliorarti?
E il sole? Lo vedi lì fuori? La giornata è bella, senti il tepore sulla pelle, quell’assaggio d’estate che non vedi l’ora di assaporare del tutto, buttartici dentro, come quando bruci bruci cerchi di resistere al sole ma fa troppo caldo e l’acqua di mare è un sollievo. I neuroni si riattivano, la pressione risale, riprendi a pensare con lucidità.
Un senso del dovere che prima si affaccia alla porta, poi piano piano si fa avanti, come quando giocavi a “un due tre, stai là!” contavi con gli occhi chiusi, con il braccio che ti copriva il viso, appoggiato sul tronco di un albero. Un momento prima il tuo amico era a cinque metri di distanza poi, in una manciata di secondi, stava bussando alla tua spalla.
Toc, toc! Sono arrivato, ho vinto!
Sì, il senso del dovere ha vinto perché ti ha sovrastato. Era nel bel mezzo di una gara in cui il suo sfidante era il tuo bisogno di staccare la spina. Ma staccare la spina ha perso la sfida, perché ha vinto il senso del dovere che corre corre corre fino a raggiungerti e inglobarti e farti dimenticare di respirare.
Respira, respira, respira.
Ti sei dimenticato di vivere, vero?
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