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Data capitalism: l’ultima evoluzione del mercato di massa

Se un tempo i dati venivano ignorati o addirittura eliminati, oggi rappresentano una delle risorse più importanti e preziose per le…

Davide Vita · 2025-06-15 13:40 · 0 claps · 3.7 min read
#datafication #capitalism #capitalismo #social-media
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Data capitalism: l’ultima evoluzione del mercato di massa

Se un tempo i dati venivano ignorati o addirittura eliminati, oggi rappresentano una delle risorse più importanti e preziose per le aziende. Senza di essi, infatti, gran parte delle tecnologie che utilizziamo quotidianamente non potrebbero funzionare. La crescente centralità del ruolo dei dati viene analizzata da Jathan Sadowski sulla base di tre assunti fondamentali:

  • i dati hanno un valore e creano a loro volta valore;
  • sono pervasivi e influenzano il comportamento dei governi e del mercato;
  • sono strettamente legati con forme di iniquità e sfruttamento.

Secondo tale prospettiva, i dati non sono soltanto una merce di scambio, ma hanno la capacità di cambiare il modo in cui gli utenti interagiscono con il mondo.

Il processo comunemente definito come “raccolta dati”, secondo l’autore, dovrebbe piuttosto essere descritto come un processo di estrazione. I dati non esistono in natura, ma assumono un valore tramite le attività degli utenti che interagiscono con le tecnologie digitali. Secondo l’autore, la ricerca di nuove fonti di dati al fine di aumentare costantemente il loro afflusso e la loro raccolta, rispecchia una modalità di accumulo che può essere definita “imperailista”. Tale aspetto può essere ravvisato quando aziende come Facebook o Google aumentano il loro interesse verso paesi come l’India o il continente africano: tali luoghi possono fungere da miniere di dati contribuendo alla nascita del data colonialism. I dati si trasformando quindi in una nuova forma di capitale, e tale cambiamento può essere compreso attraverso la rilettura delle teorie sul capitale di Marx e Bourdieu. L’economista tedesco formalizza un processo di accumulazione del valore basato sulla trasformazione del denaro in merce e nuovamente in denaro (M-C-M′), in cui Sadowski individua un legame con quanto accade con i dati, i quali vengono costantemente accumulati, trasformati e fatti circolare nuovamente, proprio come il denaro. D’altra parte, Bourdieu teorizza l’esistenza di forme di capitale non economiche — come il capitale sociale e quello culturale — che, in determinate condizioni, possono essere convertite in capitale economico. Questo permette a Sadowski di affermare la validità del concetto di data capital: come il capitale sociale e culturale, i dati non sono denaro in sé, ma possono generare valore economico e quindi essere trattati come una forma di capitale.

Data la capacità dei dati di produrre valore, l’autore si interroga, inoltre, sulle modalità in cui essi vengono sfruttati, riportando sei tipologie di utilizzo. Nell’ordine:

  • i dati possono essere sfruttati al fine di profilare e targettizzare le persone al fine di segmentare gli utenti e proporre contenuti appropriati;
  • possono essere utilizzati per ottimizzare i sistemi rendendo processi e servizi più efficienti, riducendo i costi e aumentando la produttività;
  • posta la relazione che intercorre tra il potere e la conoscenza, i dati vengono utilizzati per gestire e controllare oggetti e utenti;
  • possono essere utilizzati per prevedere scenari futuri: attraverso calcoli della probabilità è infatti possibile anticipare gli eventi, come ad esempio l’identificazione di soggetti che potrebbero essere coinvolti in attività criminali;
  • possono essere utilizzati al fine di costruire servizi digitali migliori e generare nuovi flussi informativi, come nel caso di Uber, il quale non funzionerebbe in assenza di dati in tempo reale;
  • infine i dati vengono utilizzati per aumentare il valore degli asset, in quanto oggetti come auto, edifici o macchinari possono aumentare il proprio valore anziché perderlo, per effetto dell’entropia, se dotati di tecnologie in grado di raccolgono dati sul loro utilizzo.

Sadowski approfondisce le modalità in cui questi dati vengono estratti: un processo che non può essere interpretato come neutrale, ma come un’azione simile all’estrazione delle risorse naturali. La maggior parte dei dati accumulati riguarda le persone, le loro identità, le loro credenze e i loro comportamenti. Ciò implica che la capacità di sorveglianza è ormai integrata in ogni elemento della vita quotidiana, dai beni di consumo alle infrastrutture civili. Accade così che ogni oggetto diviene smart, ovvero acquisisce delle funzionalità che non fanno riferimento soltanto al funzionamento priamario per cui l’oggetto o dell’elettrodomestico in sé è stato progettato, ma anche alla capacità di sfruttare i dati per fornire ulteriori possibilità di utilizzo, al costo di, nel caso di un frigorifero, cedere informazioni in merito a cosa si preferisce mangiare e a quale ora della giornata. Ciò permette alle aziende produttrici di abbassare i costi di vendita, rinfrancate economicamente dal valore dei dati che raccoglieranno grazie a un processo di vendita più massivo. La logica dell’accumulazione dei dati porta, quindi, ogni tipo di dispositivo o macchina ad acquisire la capacità di immagazzinare e gestire dei dati, ma questo processo avviene talvolta senza il consenso dei proprietari stessi. Difatti il consenso, teoricamente posto alla base della legittimità della cessione dei propri dati, è in realtà fittizio, in quanto spesso disciplinato da End User Licens Agreement (EULA), i quali vengono accettati dagli utenti senza che essi ne conoscano effettivamente i vincoli. Questo accade perché simili contratti sono creati proprio per far sì che questo succeda: si tratta infatti di testi lunghi, complessi, non negoziabili da parte dell’utente. Ciò appare a Sadowski non una forma di consenso, ma di obbedienza forzata che non fa altro che violare la privacy degli utenti, i quali non vengono adeguatamente ricompensati per ciò che sono in grado di generare. La centrale importanza dei dati all’interno del contesto del nuovo data capitalism necessita quindi di una comprensione maggiore da parte degli utenti e da parte delle istituzioni stesse, le quali dovrebbero porsi come obiettivo quello della tutela della privacy attraverso politiche di limitazione di raccolta e trasparenza di finalità da parte delle aziende.


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