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FERMO IMMAGINE

Buon compleanno, Gian Pietro

Daria D Morelli · 2026-07-06 08:13 · 0 claps · 3.2 min read
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FERMO IMMAGINE

Buon compleanno, Gian Pietro

Vieni a fare una nuotata? Dalla cornetta del telefono le arrivò la sua voce vicina come non lo era mai stata. Dietro quel semplice invito, lei aveva ripercorso dieci anni di vita in pochi secondi, annullato ogni distanza con quel preciso ricordo che si rinnovava ogniqualvolta le capitasse di pensarci.

FERMO IMMAGINE

Sotto la superficie si erano cercati, ritrovati, dolcemente rapidamente carezzati, lei, una bambina che viveva di sogni, lui, un uomo che li aveva realizzati. E là, in quel mare così simile agli occhi di lei, avevano nascosto il loro segreto.

Il Fermo Immagine di quel preciso momento, cui ognuno dei due all’insaputa dell’altro aveva ripensato senza mai esserselo confessato, fino al giorno della telefonata.

Lei gli aveva risposto non ho il costume e anche se l’avesse avuto gli avrebbe detto non ho il costume eppure non aveva nulla di cui vergognarsi, era una bella ragazza radiosa semplice ma terribilmente timida ignara delle sue potenzialità che aveva sempre tenuto nascoste, incapace di mettersi in mostra, di atteggiamenti sfacciati e provocanti. Dieci anni prima, quand’era ancora una bambina, indossava un casto costumino rosa, le gambe snelle, i capelli castani striati dal sole, la bocca ben disegnata, gli occhi azzurri con particelle di grigio e violetto a seconda della luce che li illuminava, occhi di bambina ignara della vita, eppure consapevole dei suoi sogni, sogni di futuro, di diventare un’attrice per vincere la sua timidezza, di fuggire dalla provincia, di incontrare un uomo come lui, più grande, affascinante, brillante, amante e padre insieme, e che ci fosse sempre stato per lei.

Lei viveva di sogni.

Lui non si era dato per vinto Allora che ne dici di una cena, così festeggiamo il mio compleanno? Indossava una camicia di seta azzurra e pantaloni marroni il cielo e la terra in perfetta congiunzione astrale. Lei una salopette viola, sembrava uscita da una foto di Dorothea Lange (si era spesso chiesta perché non avesse indossato un vestito, senz’altro più femminile), e una maglietta gialla, una combinazione di colori che aveva segnato l’inizio di tutto, come anche di quell’ultimo giorno in cui straziata di dolore gli aveva detto Buon viaggio amore mio, era l’8 gennaio.

Lei aveva riempito la casa di mimose, che erano inaspettatamente fiorite, rose gialle e gigli viola, mentre il Requiem di Fauré risuonava a tutto volume non in una chiesa o una camera ardente, tra preti e cerimonie, ma nella loro casa dove lei aveva voluto che rimanesse, con la valle rigogliosa e il cielo invernale a fare da sfondo, fino all’ultimo momento.

Quel 6 di luglio lei era stata il suo più bel regalo di compleanno.

Con la sua Porche d’argento l’aveva portata a Fiumicino alla luce del faro al canto delle sirene le onde si infrangevano sul molo come i baci sulle loro bocche, per tutti quegli anni che lo avevano desiderato e intanto il cielo e il mare diventavano tele su cui il tramonto dipingeva di ardenti colori quel giorno che era cominciato come tanti altri.

La cena non ci fu mai, era il giorno di riposo della trattoria in quello strano e solitario villaggio dei pescatori, un posto alla fine del mondo per sognatori e artisti, mentre la notte ricopriva di cobalto ogni forma.

Era ormai troppo tardi ormai per cenare, lasciarono Fiumicino senza avere una meta precisa perché tutto lo era, le infinite possibilità di quando si è in due e si lasciano i fardelli del passato sulla riva, e i sogni dell’uno sono quelli dell’altro, come anche le follie e i rischi e le scoperte, perché quel ricordo lontano li aveva tenuti uniti per dieci anni e poi altri dieci e altri dieci ancora, finché persero il conto, mentre nel silenzio le mani si sfioravano alla ricerca di loro due. E se tutto fosse stato solo un sogno?

Dieci anni prima lei era solo una bambina. Tutto era rimasto non detto, non fatto, a parte quella languida carezza che lei aveva cercato e quando la sua mano si era avvicinata non lo aveva respinto. Poi lui aveva velocemente nuotato verso riva, quasi incredulo, spaventato, e l’aveva lasciata lì, come a custodire quel magico punto marino.

E lei pensa che un amore che ha della ragione non è degno nemmeno di cominciare.

Il loro non solo era cominciato, era così che doveva succedere, ma non era nemmeno mai morto, nemmeno ora, nemmeno ora che lui non c’era più.

Il Fermo Immagine di quella scena non ha perso alcuna nitidezza e incanto, è diventato un’ancora nella sua vita che va avanti, perché è così che deve essere. E la tristezza, la malinconia, le lacrime sono stati d’animo da vivere in privato.

Lui vuole vederla sorridere.

Buon compleanno, Gian Pietro.


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2026-07-14 02:06:09