Un pugno in viso piazzato male
trentuno/fine
Ho l’impressione di essere sveglio ma non riesco ad articolare suoni o fare movimenti. Vedo che intorno a me c’è tanta gente, la sento ma…non so se la vedo realmente. C’è Toni, sua moglie Stefania e pure Giulia.
“Dai, forse si sta riprendendo”.
“Continua a parlargli, metti ancora su la musica, gli piaceva”.
Sì, qualcuno mi tocca, lo sento, anche se le mie mani non reagiscono.
“Dottore, ma quanto tempo può restare in coma?” sento dire da Giulia.
“Dipende. Può restarci anche tutta la vita”.
Ecco, ora inizio a capire e quelle parole sono come un pugno in viso piazzato male. Devo essere in coma, non so come ci sono finito, non so quando sia iniziato ma devo reagire.
Eppure, Augusta è ancora al mio fianco, la vedo bene, ed è bellissima. I suoi capelli cambiano colore di continuo, li ricordavo biondi eppure adesso sono ramati, no stanno diventando blu. Gli occhi: li ricordavo grandi come bottoni e invece ora sono sottilissimi.
“Vieni con me” mi sussurra all’orecchio.
“Ma io sono qui, sono già con te”.
“Nooo, di più, di più…”
Non capisco, continuo a non capire. Guardo la sua bocca, mi sembrava morbida e voluttuosa, la ricordavo succosa come un fico maturo. Adesso è sottile e le labbra lasciano scoperti i denti, che diventano sempre più affilati.
“Vieni, vieni!” dice spalancando la bocca e io ho un sussulto.
“No! Vattene!”
Mi alzo di scatto gridando.
“NOOOOOOOOO!”
Apro gli occhi, ora vedo: Toni, Giulia, Stefania, un’infermiera, un medico, un assistente, altra gente che non conosco.
“Dove?”
“Finalmente ti sei risvegliato” dice Giulia abbracciandomi.
“Ma cosa, che mi è successo?”
“Stai tranquillo, andrà tutto bene”.
“Sì” mi dice Toni, “sei in buone mani. Il professore Jeremy e la dottoressa Augusta ti hanno salvato la vita. Ora devi solo riposare e fidarti”.
Non ho forze a sufficienza per chiedere, parlare, obiettare, alzarmi. Torno a riapoggiare la schiena sul letto, chiudo gli occhi, fingo di dormire.
“Su, lasciamo riposare. L’importante è che si sia ripreso”.
Un po’ alla volta se ne vanno tutti, la luce diventa soffusa.Sul comodino al mio fianco sento armeggiare, guardo di sottecchi e vedo Augusta che sta sistemando la flebo.
“Non credere di scappare, eh?” mi dice mostrando la sua vera bocca.
Sorrido, chiudo gli occhi e cerco di riprendere il discorso da dove l’avevo lasciato.
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