Human Smart City Index 2022: 79° posto per Rieti
Nuovi valori e comportamenti, ripensamento di luoghi e modalità di lavoro, recupero del senso di comunità: l’esperienza del lockdown e, più…
Human Smart City Index 2022: 79° posto per Rieti
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Nuovi valori e comportamenti, ripensamento di luoghi e modalità di lavoro, recupero del senso di comunità: l’esperienza del lockdown e, più ampiamente, l’impatto del Covid-19 hanno modificato profondamente le priorità e le abitudini degli italiani e dei reatini, con impatti considerevoli sui lavoratori e, di conseguenza, sull’evoluzione delle città.
È per questa ragione che la sesta edizione dello Smart City Index di EY diventa Human Smart City Index, integrando nuovi indicatori legati ai comportamenti ecologici, alle competenze digitali dei cittadini e all’inclusione sociale. La Human City è la città a misura di persona, la Human Smart City è la città che (ri)progetta infrastrutture e servizi coniugando centralità del cittadino, innovazione tecnologica e sostenibilità.
Lo Human Smart City Index 2022 è composto così da un totale di 456 indicatori suddivisi in due macro-categorie: Readiness — le iniziative e gli investimenti pubblici e privati degli stakeholder, al fine di rendere disponibili infrastrutture e servizi - e Comportamenti dei cittadini (intesi nella più ampia accezione di lavoratori, consumatori, turisti, pendolari, studenti, imprenditori, etc.). In questa edizione i Comportamenti hanno un peso maggiore rispetto alla Readiness. Infine, l’articolazione nelle componenti transizione ecologica, transizione digitale e inclusione sociale rappresenta anche una lettura delle dinamiche urbane legate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Fonte: EY
Ne viene fuori un vero e proprio ranking, che classifica le città italiane in base al loro processo di trasformazione in città “a misura di persona”.
Come si posiziona Rieti?
Rieti si trova al 79esimo nazionale (su 109 capoluoghi di provncia), con un punteggio di 34,88 (su una scala da 1 a 100). Rieti è così nella fascia più bassa del ranking sia per quanto riguarda le macrocategorie “Readiness” e “Comportamenti dei cittadini” (celeste chiaro), sia per ciò che concerne la transizione ecologica, la transizione digitale e l’inclusività sociale e attrattività (rosso). La rinnovata metodologia, con più peso alla componente “Comportamenti dei cittadini” fa fare un passo in avanti a Rieti rispetto all’edizione 2020.
Milano, Bologna e Torino sul podio delle città a “misura di persona”. La prima città piccola (meno di 80 mila abitati, come Rieti) in classifica è Pordenone (21° posto), mentre le prime tre città del Sud sono Cagliari (19° posto), Napoli (34° posto) e Bari (36° posto). Enna, Barletta e Carbonia chiudono la classifica di questo rinnovato indice. La distribuzione geografica delle città mostra un notevole “human smart divide” tra Nord e Sud.

Fonte: EY

Fonte: EY
Le città con alto punteggio di readiness e basso punteggio di comportamenti investono e sviluppano iniziative, ma fanno fatica a coinvolgere i cittadini e hanno ottenuto finora una risposta largamente inferiore agli sforzi profusi. Si tratta di metropoli del Sud che hanno molto investito grazie ai fondi strutturali (come Bari, Palermo, Catania), ma che non hanno ancora prodotto risultati tangibili oppure di città medie del centro-nord che hanno molto investito in smart city negli ultimi anni (come Ravenna, La Spezia, Udine, Pisa, Siena), ma in modo ancora poco organico e senza ancora aver ottenuto significativi cambiamenti nei cittadini. Viceversa, le città con alto punteggio di comportamenti e basso punteggio di readiness vedono i cittadini più avanti delle istituzioni stesse. Sono città medie e piccole che investono poco in innovazione (come Como, Lodi, Varese, Terni, Caserta, Avellino) ma i cui cittadini, grazie soprattutto alla dimensione contenuta, sviluppano comunque comportamenti virtuosi, come se anticipassero le iniziative del comune e degli altri stakeholder.

Fonte: EY
Agli amministratori reatini deve essere chiaro che oggi il modello della metropoli ipertecnologica perde di slancio, a favore del modello più “umano” delle città medie e piccole, dove le relazioni sociali sono più strette e i comportamenti sostenibili più facili. Tali città, secondo questa nuova visione, recuperano significativamente il gap rispetto alle città più grandi, anche se non riescono ancora a raggiungerle.
La «human city» è diffusa e inclusiva, ricca di luoghi culturali e per il tempo libero, distribuiti nel tessuto urbano e pertanto molto più accessibili. Il modello delle cittadelle culturali (la «città della musica», «della scienza», «dello sport») sembra tramontata del tutto.
메타데이터
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