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Non ho mai scritto nulla, davvero, perché mi sono sempre sentita non abbastanza brava o interessante per farlo.
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Non ho mai scritto nulla, davvero, perché mi sono sempre sentita non abbastanza brava o interessante per farlo. Perché il mio censore interno era sempre lì a farmi notare quanto inadeguata fossi e quante persone, oggettivamente molto più brave di me, ci fossero al mondo, capaci di dire “quasi la stessa cosa” che avrei voluto dire io, ma meglio. Non ci ho neanche mai provato perché provare a fare qualcosa e fallire (da leggere come: non farla perfettamente al primo tentativo) è un’esperienza troppo umiliante da affrontare. “Metti che succede, poi che faccio? Muoio!”. Non serve dirlo… nessuno muore e sì, questo qui è l’atteggiamento giusto per fallire davvero, per infilarsi da sola delle grandi orecchie da asino e cercare conferma di questa proiezione e quando la conferma arriva — perché ci sarà sempre un errore che puoi fare, anche nella comfort zone — ecco dipanato ogni dubbio: avevo ragione a non fare nulla. “Sarei dovuta restare nel mio angolino buio a maledire le tenebre, senza accendere un lume, così imparo!”. Così non ho mai scritto, non ho mai disegnato, non ho mai suonato uno strumento, per divertimento, e ancora mi viene mal di pancia quando guardo un pianoforte, non ho più giocato a tennis, per divertimento, e potrei continuare con una lista lunga un’altra cartella. Anche ora mi sto vergognando molto e accarezzo l’ipotesi di non pubblicare questo post.
Poi succede questo. Tutto questo logorìo censorio stanca, tramortisce, prosciuga ogni energia, come l’anello per il povero Gollum. Non lo può lasciare perché “è il suo tessssoro” e intanto ne viene irretito. Fuor di metafora, accade di essere profondamente stanchi di sé stesse e di aver voglia di un cambiamento radicale (spoiler che non avverrà dalla notte al giorno e forse affatto, ma comunque) accade di non voler più far ridere il proprio terapeuta dicendogli che invidio i narcisisti patologici solo perché almeno loro hanno una grande considerazione di sé e delle proprie possibilità e accade di voler davvero provare a fare, senza aspettarsi nulla. Non garantisco il risultato ma questo post vuole essere un primo passo, un togliersi le orecchie posticce e aprirsi al mondo. O almeno uscire dall’angolino buio e camminare per la mia strada. E se incontro un lupo, lo prenderò per fratello.

Io venía pien d’angoscia a rimirarti, Michele Mari
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