Ritorno a Bouvet — 🇳🇴
Piccolissimo annuncio prima di tornare sulla ridente Bouvet: Come molti di voi avranno già visto, preparato dei reel. Non avevo avuto…
Ritorno a Bouvet — 🇳🇴
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Piccolissimo annuncio prima di tornare sulla ridente Bouvet: Come molti di voi avranno già visto, preparato dei reel. Non avevo avuto ancora modo di dire questa cosa in un video, per coloro tra voi che mi seguono solo qui su YouTube. Vi racconto in un minuto secco una curiosità di qualche isola del mondo che non sapete. O magari la sapete, in quel caso vi chiedo di raccontarmi nei commenti come fate a sapere questi facts succosi e sconosciuti che sono andato a scovare per voi con le mie ricerche sofisticatissime. Ve li metto ovviamente su Instagram, quindi se seguite Oddity Islands anche lì li vedrete, Ma dato che su instagram siamo poco più di 2000 mentre qua siamo quasi 12 MILA (a proposito grazie mille davvero), ve li metterò anche qua in forma di Shorts anche se so benissimo che gli shorts non li guarda nessuno. Voi guardate ben altri shorts eh? Mandrilli. Che poi nessuno no non è vero qualcuno li ha visti, ma se ve li siete persi recuperateveli. Tanto sono brevissimi. Ho aperto anche un profilo su tiktok… va beh lasciamo stare.
Ma ora torniamo a Bouvet e allo strano fatto registrato quel 22 Settembre del 1979. Dove eravamo rimasti?
Siamo nel 1963. A Mosca viene firmato il Trattato sulla messa al bando parziale (per carità) degli esperimenti nucleari.
L’esigenza di stipulare un trattato del genere va individuata nel numero dei test nucleari in continuo aumento intorno al mondo durante gli anni 60. Questi test consistevano in esplosioni atomiche, seppur controllate, che le superpotenze conducevano per sviluppare i loro programmi per gli armamenti. Durante la prima fase, dal ’45 ai primi anni ’60, questi test sono stati effettuati nei modi più diversi, il che ha sollevato grande preoccupazione per la possibilità di una contaminazione radioattiva dell’ambiente.
Inoltre, con l’avvento delle bombe termonucleari, le esplosioni sono diventate più potenti: dai circa 22 kilotoni esplosi a Hiroshima, si è giunti agli oltre 50 megatoni del test russo per la RDS-220, nome in codice Progetto Ivan, ma conosciuta poi con il soprannome di Zar Bomb, detonata sull’isola di Novaja Zemlja nel mar di Barents il 30 ottobre 1961. Ah ragazzi, la storia di Novaja Zemlja e dei test atomici ivi condotti sarebbe interessante da approfondire. La divisione in aree A B e C per i test, l’antico villaggio di pescatori, la base militare all’estremo nord dell’isola oggi “abbandonata”… ma come dice il professor Oak: “C’è tempo e luogo per ogni cosa, ma non ora.” Se volete approfondire il tema della potenza degli ordigni nucleari vi rimando al bel video di Simone in merito, lo trovate nelle schede. Ma ora torniamo ai nostri trattatini per la non-proliferazione dei test atomici. Dopo quello del 63 è il turno del SALT I (Strategic Arms Limitation Talks) questo nel 1969, seguito poi da un SALT II dieci anni più tardi, nel ‘79.

Ed eccoci all’anno incriminato. Una notte di Settembre (me ne andai. il fuoco di un camino non è caldo come il sole del mattino // Dicevo, una notte di settembre un satellite americano del progetto VELA, nato per rilevare le detonazioni nucleari e monitorare il rispetto del Trattato per la messa al bando parziale degli esperimenti nucleari del 1963 da parte dell’Unione Sovietica, rileva un cosiddetto “doppio flash” al largo delle coste del Sudafrica, più o meno a metà strada con l’Antartide cioè nei pressi della nostra bella isola. In concomitanza con questo rilevamento, anche un altro sistema di monitoraggio, gli idrofoni sottomarini del MILS (o Missile Impact Locating System) un altro progetto di monitoraggio degli Stati Uniti, raccolsero dati anomali, oltre ad altri sistemi di rilevamento internazionali come il celebre Arecibo Observatory (quello che poi collassò nel 2020, forse ve lo ricordate) che captò un riverbero anomalo nella ionosfera in direzione sud-est / nord-ovest.

Questa cosa diciamo che non fece molto piacere a Jimmy Carter, il quale aveva fondato proprio sulla distensione e sul disarmo la sua campagna elettorale in vista delle elezioni di novembre 1980. E gli fece ancor meno piacere constatare che tra i principali indiziati figuravano l’alleato sudafricano e, soprattutto, Israele che solo l’anno precedente, sotto il patrocinio dello stesso Carter, aveva firmato con l’Egitto i celebri Accordi di Camp David.
Gli Stati Uniti allora, che pur senza escluderla categoricamente furono costretti a riconoscere l’improbabilità di un qualche evento naturale come l’impatto di un meteorite, cercarono più o meno freneticamente di ridurre le probabilità di un coinvolgimento dei suoi alleati nel test e inclusero altre nazioni nell’elenco degli indagati. Questo anche perchè, va detto, ad eccezione della zona geografica interessata e delle stime circa il progresso della campagna di nuclearizzazione Sudafricana, non vi erano prove inconfutabili che potessero indicare la paternità di questo test. Si parlò naturalmente di Unione Sovietica, che gli americani furono ben lieti di indicare forti però anche degli accordi che i russi avevano già violato nel ’59 in materia di detonazioni controllate, ma anche di India e Pakistan, che in quel periodo stavano sviluppando i propri programmi nucleari, ma che però furono ben presto scagionati in quanto non avevano motivi validi per andare a fare test nucleari segreti in quell’area per loro così scomoda. Si nominò perfino la Francia motivando la cosa con la vicinanza dell’area del test alle francesi isole Kerguelen. E poi certo… Sudafrica e Israele. Dal momento che alla richiesta degli Stati Uniti di chi avesse buttato in acqua il petardo tutti quanti si guardarono intorno fischiettando, furono imbastiti diversi studi e indagini in merito che però vi risparmio. Vi basti sapere che nel 2010 Jimmy Carter ha pubblicato il suo libro White House Diary. Nella voce relativa al 22 settembre ’79, scrisse: “Si è rilevata un’esplosione nucleare nella regione del Sudafrica — o il Sudafrica o Israele hanno combinato qualcosa con una qualche nave, oppure non è successo niente”. Il 27 febbraio 1980, scrisse poi: “Abbiamo una crescente convinzione tra i nostri scienziati che gli israeliani abbiano effettivamente condotto un’esplosione di test nucleare nell’oceano vicino all’estremità meridionale dell’Africa”.
Ora non dico che sia questa la causa, anzi sicuramente non lo è, sta di fatto che il mandato di Carter si concluse il 20 Gennaio del 1981 quando dopo le suddette elezioni dovette cedere il posto nello Studio Ovale al suo rivale Ronald Regan.
Cari amici e amiche di Oddity Islands, talvolta mi sono chiesto se forse non mi stavo imbarcando in una missione troppo pretenziosa volendo raccontarvi le isole più remote e misteriose della terra. Alla fine, pensavo, se un posto non è per niente famoso sarà anche perchè forse infondo c’è poco da dire. Ecco, guardando il minutaggio raggiunto da questo video mi rendo conto di quanto imbecille fosse quel mio timore. La quantità di informazioni interessanti e affascinanti, la varietà delle tematiche inerenti e le implicazioni che meritano un approfondimento sembrano davvero non finire mai e devo ringraziare molti di voi che mi scrivete per propormi isole di cui parlare dove magari siete stati o avete vissuto e spesso mi offrite il vostro aiuto per la raccolta di materiale di prima mano, che come potete immaginare per me è una risorsa preziosissima. Del vostro supporto e della vostra collaborazione io non posso che ringraziarvi e sto pensando a dei modi per valorizzare questa piccola community di appassionati di storie e avventure, di natura, di mappe antiche e naturalmente di isole.
Nel frattempo, se questo video vi è piaciuto, ciò che potete fare è mettere un like a questo video e lasciare un commento qua sotto per dirmi che ne pensate di questa Bouvet (quante stelline mettiamo da 0 a 5?), poi potete iscrivervi al canale e accendere la campanella per sapere quando escono i miei video che come avete visto ancora escono a casaccio quindi effettivamente la campanella può essere utile.
Potete inoltre seguire Oddity Island anche su instagram dove mi faccio vivo un po più spesso, e su Telegram dove condivido aggiornamenti, sondaggi e altro materiale. Ricordate che potete contattarmi su Instagram scrivendo al profilo di Oddity Island, ma se non avete instagram, o se preferite raggiungermi altrimenti, potete scrivermi all’indirizzo mail che ho aperto appositamente per voi: oddityposta@gmail.com.
Un’ultima cosa: vi lascio in descrizione il link di amazon al libro che ho letto nell’introduzione di questa puntata. Si tratta dell’Atlante delle Isole Remote. Io ho la versione tascabile. Me l’ha regalato la mia ragazza e naturalmente mi piace tantissimo. Ve lo consiglio e se avete intenzione di acquistarlo online tenete presente che cliccando sul link che trovate in descrizione per voi il prezzo non cambierà di un centesimo, ma amazon mi manderà due spiccioli per ogni copia acquistata, quindi se usate il link che trovate sotto vi sono grato.

Dunque per il momento miei cari non mi resta quindi che salutarvi. I miei rispetti, e alla prossima isola.
Vi aggiungo questa endcard finale un po in stile Link4Univers con un’ ultima curiosità. Il 21 Agosto del 1997 la Norvegia ha ufficialmente registrato il dominio internet “.BV”. Questo dominio nazionale di primo livello, è gestito dalla Norid, società per azioni che gestisce anche i domini “.JS”, cioè il dominio di Svalbard e Jan Mayen, e ovviamente quello della motherland norvegese ovvero “.NO”.
Ad oggi l’utilizzo dei domini .js e .bv sono riservati ed in particolare il dominio .bv, per il momento risulta inattivo.
Pensate però che figo sarebbe avere un sito targato .bv… sarebbe un easter egg che solo i veri intenditori saprebbero cogliere. E tra di essi ci sareste anche voi che avete visto il video fino alla fine. Vi ringrazio di cuore. Alla prossima.

메타데이터
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