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Il silenzio della memoria. Sarno: 5 maggio 1998 - 5 maggio 2026

5 Maggio 1998–5 maggio 2026. Quello fu il giorno che fu. Un “Act of God”?Così dissero i nostri amici di Abergavenny, la dimenticata città…

Antonio Gallo · 2026-05-04 04:57 · 0 claps · 4.5 min read
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Il silenzio della memoria. Sarno: 5 maggio 1998 - 5 maggio 2026

5 Maggio 1998–5 maggio 2026. Quello fu il giorno che fu. Un “Act of God”?Così dissero i nostri amici di Abergavenny, la dimenticata città del Galles con la quale Sarno si era gemellata da pochi mesi. “Una catastrofe naturale?” Io c’ero, per me e la mia famiglia Dio fu clemente. Non lo fu per tanti altri.

Scrissi questo libro qualche mese dopo la catastrofe per lasciare nel tempo le tracce della memoria che da cronaca è divenuta storia. Lo scrissi a mie spese, grazie anche all’indimenticabile e incolpevole sindaco Gerardo Basile.

Quando rileggo quelle pagine pubblicate su gran parte della stampa nazionale e internazionale, mi viene voglia di piangere, compiangere, imprecare. Inutile che io stia qui a spiegare il senso di questi tre verbi che ho scelto in ricordo dell’evento.

Ricordiamo per non dimenticare, così si suole dire. Poi si scopre che quella di cambiare tutto resta solo una illusione. Cambiare tutto per poi scoprire che tutto è rimasto come prima. Questa frase descrive una profonda sensazione di ironia esistenziale, frustrazione o rassegnazione.

È un concetto che risuona in molte opere letterarie, filosofiche e cinematografiche, sintetizzabile spesso con la citazione del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa.“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.

Ecco le diverse sfaccettature di questo pensiero: l’illusione del cambiamento. Si compiono sforzi immani, si stravolge la propria vita (lavoro, relazioni, città), ma alla fine si scopre di aver portato con sé gli stessi schemi mentali, le stesse paure o le stesse dinamiche.

La natura ciclica degli eventi. A volte le strutture sociali o personali sono così radicate che ogni tentativo di rivoluzione porta paradossalmente a un ritorno al punto di partenza. La consapevolezza interiore. Spesso, cambiare l’esterno non serve se non cambia l’interno.

La vera rivoluzione è psicologica. Senza di essa, l’ambiente circostante si riorganizza per tornare al vecchio equilibrio. E’ la scoperta che il cambiamento formale non garantisce un cambiamento sostanziale. Le catastrofi naturali sono state sempre oggetto di studio e di passione per gli uomini di tutti tempi e di tutte le latitudini.

La ragione è semplice da spiegare: ogni cosa sembra accadere senza un perché, senza uno scopo, senza una giustificazione. Come si possono del resto capire tutti quei fenomeni naturali che tanto frequentemente avvengono sul nostro pianeta, quali ad esempio, terremoti, inondazioni, alluvioni, uragani?

E’ vero, ci sono schiere di scienziati di ieri e di oggi che hanno scritto trattati, effettuato studi e ricerche facendo scoperte, trovando soluzioni, apportando contributi eccezionali al progresso umano nelle sue varie manifestazioni di vita. Sono scomparse gravi malattie, sono stati sconfitti mali ritenuti inguaribili.

Gli uomini hanno imparato a prevenire, curare e guarire se stessi e l’ambiente in cui vivono. Ma solo in parte. I grandi eventi naturali continuano ad avere luogo e a causare grandi catastrofi seminando lutti e dolori, alimentando paure, distruggendo sicurezza e progresso che l’uomo si illudeva di avere conquistato.

Tutto crolla al semplice scuotimento del terreno che abbiamo sotto i piedi. Assistiamo impotenti alla furia degli uragani, subiamo disarmati e colpevoli inondazioni e disastri che non hanno nulla di naturale e di umano. Non impariamo mai nulla però da tutto questo.

Siamo sempre prigionieri del nostro “credo” fatto di un sapere arrogante e supponente che ci condiziona con le nostre teorie scientifiche, politiche, sociologiche, filosofiche, etiche e via teorizzando. Non ci rendiamo conto che siamo tutti condizionati da quello che si può chiamare l’ “effetto random”.

Ci sono regioni del nostro pianeta dove fenomeni come questi si ripetono regolarmente, con un grande numero di morti e ingenti danni. Il pianeta Terra trema inspiegabilmente ogni giorno, per ragioni che sono da cercare soltanto nella sua pancia.

Accanto a queste manifestazioni tragiche, impreviste ed imprevedibili si verificano altre che potrebbero essere evitate con la prevenzione, ma che invece accadono lo stesso. Poi sono gli stessi uomini che se ne lamentano e si accusano implacabilmente dei loro errori e mancanze.

Anche in questi casi ha giocato il maligno effetto del “caso”, che “caso” non è. Ma nulla toglie ai suoi effetti ed alle sue conseguenze. Chi scrive Questo in quei giorni di tregenda, finì insieme al figlio nella lista dei presunti scomparsi come si può leggere nei giornali dell’epoca.

A distanza ornai di quasi trenta anni si discute ancora sulla prevenzione e sulle responsabilità di quegli eventi, ma né della prevenzione, né delle responsabilità si vede traccia. Venite a vedere come nulla è cambiato in quei luoghi da prima della catastrofe del 5 maggio 1998. Chi scrive continua a viverci.

La giustizia sembra avere deciso che ci furono delle “colpe” in termini di mancata prevenzione e ha emanato delle condanne. Tra queste quella del primo cittadino di allora il quale non avrebbe saputo prevedere la dimensione del disastro e quindi mettere in salvo i cittadini deceduti.

Nella pragmatica realtà giuridica anglosassone questi eventi sono classificati come “Act of God” — “atto di Dio”. E’ appena il caso di chiedersi legittimamente a tale proposito dove sia Dio quando accadono cose del genere. Ma questo è un altro discorso. Rientra in quella misteriosa realtà nella quale vive la condizione umana.

Quella realtà che noi chiamiamo “natura” non sembra possedere un valore morale, almeno come intendiamo noi umani il termine “morale”. La natura non sembra curarsi troppo di quello che chiamiamo etica. Lo sapeva bene il grande Leopardi.

Non è essa a decidere quello che si deve o non deve fare. Né tanto meno Dio può intervenire su di un terremoto, su di una alluvione o un uragano. Dio è presente nella mente degli uomini solo se essi riconoscono la sua presenza, non interviene sulle leggi che regolano la natura.

C’è un episodio della Bibbia (1Re, 19:1–18) che forse può illuminarci a tale proposito. Il profeta Elia è in cerca di Dio. Ci fu un gran vento ma Dio non era il vento. Sopravvenne un terremoto, ma non era Dio. Ci fu una voce che gli disse cosa fare.

Dio ha fatto tutte quelle leggi della natura che ci circonda e le ha avvolte nel mistero. Nonostante tutte le scienze che l’uomo ha inventato, queste leggi non potranno mai essere capite o svelate in pieno. L’uomo è libero di interpretarle e deve rendersi conto che il suo Creatore non interferisce con esse.

Se qualcuno si salva non è Lui a salvare con miracoli. E’ soltanto un “caso” che noi chiamiamo “miracolo”. L’effetto “random”, appunto. Potremmo allora chiederci perché Dio permette che quello che noi chiamiamo il “male” accada.

Non sta a noi comprendere il senso della presenza dell’uomo in un universo al quale lui, l’uomo, appartiene ma che non ha creato. Dobbiamo riconoscere che le uniche “armi” che restano in mano agli uomini sono la libertà e la ragione.

Non basta una cerimonia religiosa o l’ennesimo comizio dell’autorità civile a fronteggiare il “mistero” che ci circonda. Sarebbe più opportuno il “silenziodella memoria.


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