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Animalyze, “Powerhouse”, recensione

Voto: 70/100, Sergio Grossi

Rock Per Tutti · 2025-10-04 13:49 · 0 claps · 1.6 min read
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Animalyze, “Powerhouse”, recensione

Voto: 70/100, Sergio Grossi

(Steelheart Records, 2025)

(Steelheart Records, 2025)

“Gli Animalyze, con il loro debutto ‘Powerhouse’, si lanciano nel revival glam metal con l’entusiasmo di chi ha vissuto gli anni ’80 in prima persona, ma il risultato, pur divertente, inciampa in qualche cliché di troppo.”

Uscito a giugno 2025, Powerhouse è un concentrato di hard rock sleazy che punta tutto su riff energici, cori da stadio e un’attitudine festaiola che richiama i fasti di Mötley Crüe e Poison. Le dieci tracce, per circa 39 minuti, sono un viaggio nostalgico che non nasconde la sua voglia di far scatenare l’ascoltatore. La produzione è pulita, forse troppo levigata, e le performance vocali e chitarristiche sono solide, ma il disco non sempre riesce a distinguersi in un genere che vive di personalità.

I tre brani migliori incarnano il potenziale della band. “Powerhouse”, l’opener, è un pugno nello stomaco con le sue sirene e i gang vocals che gridano energia live, perfetto per scaldare il pubblico. “Wild For Free” brilla per il suo ritornello alla Poison, catchy e pronto per essere cantato a squarciagola, con un vibe che urla radio estiva. “Kings Of The Night”, la chiusura, è un inno arena-rock che unisce potenza e melodia, con un assolo che cattura l’essenza del glam. Questi momenti mostrano gli Animalyze al loro meglio: divertenti, diretti e con un cuore che batte per il rock.

Tuttavia la scrittura, pur efficace, cade spesso in territori prevedibili, con testi che si appoggiano troppo a temi triti di eccessi e ribellione senza aggiungere nulla di nuovo. Brani come “X-Medication” o “Dr. Chemical” funzionano ma mancano di quel guizzo che li renda memorabili oltre il primo ascolto. Inoltre, la produzione, pur valorizzando i riff, tende a sterilizzare l’impatto crudo che un album sleazy dovrebbe avere, dando un senso di déjà-vu che frena l’entusiasmo. Infine, la voce, per quanto carismatica, a volte forza toni troppo derivativi, rischiando di suonare come un’imitazione dei grandi del genere.

Powerhouse è un debutto che fa il suo dovere per i fan del glam metal, ma non riesce a elevarsi oltre il revival per mancanza di originalità e qualche scelta produttiva rivedibile. Gli Animalyze hanno l’energia e il potenziale per crescere, ma al momento sembra mancare ancora qualcosa per lasciare il segno.


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