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Il “cigno nero” alle falde del Monte Saro

Ogni mattina, alla sveglia, siamo in grado di ri-connetterci con il mondo, con la vita. Siamo passati da quella condizione chiamata…

Antonio Gallo in Lo Stoico del terzo millennio · 2019-09-22 14:50 · 0 claps · 2.7 min read
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Il “cigno nero” alle falde del Monte Saro

Il Monte Saro e il Saretto

Il Monte Saro e il Saretto

Ogni mattina, alla sveglia, siamo in grado di ri-connetterci con il mondo, con la vita. Siamo passati da quella condizione chiamata “sonno” a questa che chiamiamo “vita”. Non che il sonno non faccia parte della vita, ma è che la vita si manifesta nel modo in cui tutti gli esseri umani la percepiamo e vi partecipiamo quando ci svegliamo. Che poi questa vita possa essere anche considerata un “sogno”, che ci porta a quella chiamata “eterna”, è un’altra storia della quale adesso non desidero occuparmi.

Una volta che ci siamo connessi con noi stessi e con gli altri, varchiamo la soglia della percezione e abbiamo accesso alla realtà, o almeno quella che intendiamo con questo termine. Il caffè, la colazione, le notizie, gli appuntamenti, il lavoro, insomma la quotidianità. Siamo coinvolti in quelle che da sempre costituiscono le circostanze che conducono ad una continua e costante confusione.

L’imperatore Marco Aurelio lo sapeva bene quando scriveva qualche millennio fa nelle sue “Meditazioni” (6.11) che dobbiamo fare in modo da non essere travolti e cadere nella trappola della confusione, più di quanto non sia necessario. E’ sempre possibile che appaia all’orizzonte il cosi detto “cigno nero”.

Può esistere il cigno nero. Un tempo si pensava che non esistesse. Oggi sappiamo, con la sua teoria, che esistono cigni con questo oscuro colore. Segnalano la possibilità di eventi imprevisti, quasi sempre negativi ed inaspettati, ma anche prevedibili.

Attacchi terroristici, terremoti, crolli finanziari, alluvioni, incendi, atti criminali, grossi eventi difficilmente controllabili, pur se in parte prevedibili. Ma anche i piccoli eventi possono condizionare la nostra esistenza, possono essere addirittura ben più gravi di quelli che ho elencato prima. La conseguenze sono personali, individuali, ci toccano nel profondo e siamo facili a cedere, rinunziare a lottare.

La batteria della macchina si scarica, un amico ci tradisce, un malore improvviso ci blocca, tante sono le occasioni e le diverse occasioni di cadere in confusione e smarrimento. Credevamo che il mondo fosse sotto il nostro controllo, invece scopriamo che siamo noi ad essere controllati. Può accadere. Dobbiamo saper reagire. Potremo farlo soltanto se siamo preparati, se sappiamo che quello che è accaduto sarebbe potuto accadere. Occorrono esempi?

L’evento dei giorni scorsi dell’incendio del Monte Saretto, nella Città di Sarno, nella Valle dei Sarrasti, è senza dubbio di natura dolosa. Un disastro gravissimo dal punto di vista ambientale. Non è certamente la prima volta che accadono incendi di questo tipo in un territorio che conserva il suo antico splendore, insieme ad una misteriosa atmosfera che condiziona storicamente la vita dei suoi cittadini. Un territorio fragile e antico, alterato, trasformato e violentato, tanto dal tempo quanto dalla mano incontrollata degli uomini, lancia continuamente messaggi che non sono quasi mai compresi.

Non abbiamo mai saputo cosa accadde esattamente il 5 maggio del 1998 quando quaranta e passa punti di frattura nel sistema montagnoso che va sotto il nome di Saro provocarono un disastro epocale con centinaia di vittime. Anche allora, e prima ancora negli anni, c’erano stati innumerevoli incendi di natura sempre dolosa per i quali non risulta siano mai stati trovate cause o colpevoli. Ogni volta che piove le frane e le colate di fango non mancano mai.

Quando questi eventi naturali si alternano e si susseguono in maniera catastrofica, sono solo in apparenza casuali. Di fatto sono delinquenziali, prevedibili, per niente spontanei. Resta chiara l’incuria, l’incompetenza, l’approssimazione esistenziale, oltre che politica ed amministrativa.

Si ignora la politica della prevenzione. Si punta sempre sulla “fortuna”, si discute sulla “ragione”, si ignora la “prudenza”. Guicciardini ha detto qualche secolo fa che “il prudente costruisce argini quando il fiume è in secca”.

E’ come se periodicamente calasse su questo antico e straordinario territorio una sorta di maledizione che continua a vivere il suo presente senza conoscere il suo passato, senza poter/sapere fare nulla o quasi per costruire un futuro diverso. La Città di Sarno non conosce il suo “cigno nero”.


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