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SOLARIS: qual è la vera conoscenza?

Solaris è un pianeta abitato da un solo essere vivente: l’oceano. Entità creatrice, l’oceano solariano riesce ad accedere ai ricordi umani.

Eugenia Bardanzellu · 2023-06-02 15:09 · 0 claps · 3.4 min read
#letteratura #fantascienza #filosofia #libri #conoscenza
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SOLARIS: qual è la vera conoscenza?

Solaris è un pianeta abitato da un solo essere vivente: l’oceano. Vischioso, pesante, dotato di una straordinaria capacità creativa, l’oceano di Solaris è una creatura-creante intelligente. È lui che controlla il movimento del pianeta, che crea le costruzioni che emergono dalle sue onde, ed è lui che dà vita agli “ospiti”.

Quando arriva sulla stazione spaziale di Solaris, Kelvin si rende subito conto che sta succedendo qualcosa di strano. I colleghi non gli parlano, non danno informazioni sulla morte di Gibarian e non spiegano cosa siano quelle strane presenze che si aggirano per i corridoi. Lo stesso Kelvin scoprirà presto che l’autore di tutto è quell’oceano rosso che, da fuori la finestra, sembra osservarlo.

“Non abbiamo bisogno di altri mondi, ma di specchi. Di altri mondi non sappiamo che farcene.”

Cos’è che spinge l’uomo verso l’ignoto? In Solaris si parla spesso di “contatto” come di possibilità di incontro con una realtà aliena. Quello che cercano di realizzare i solaristi è un Contatto con l’oceano, è cercare di comunicare con lui, di scoprire il modo in cui funziona l’enorme cervello di neutrini che ricopre la superficie di Solaris. Ma se l’essere umano è convinto di poter conoscere tutto, su questo pianeta la sua intelligenza viene messa alla prova. Adesso, l’unica cosa che Kelvin trova è il proprio inconscio.

“Il contatto con un’altra civiltà. E adesso che ce l’abbiamo, vediamo che si tratta solo della nostra mostruosa bruttezza, della nostra follia e della nostra vergogna ingrandite al microscopio!”

L’oceano non comunica con gli uomini, ma ha imparato a creare delle loro copie. Sa intercettare i ricordi umani, e sa dare loro forma. Anche a Kelvin comparirà un’ospite, ossia una copia perfetta di sua moglie, Harey, morta suicida dieci anni prima. La copia è identica, tranne per il fatto che non dorme, non si ferisce, non ha altri ricordi se non quelli di Kelvin, e non può separarsi da lui.

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Il modo in cui l’oceano sta comunicando non ha nulla di umano. Alieno al concetto di conoscenza razionale, l’oceano è entrato direttamente nei ricordi degli uomini. Lì, ha trovato la parte più dolorosa, più incancrenita della loro psiche, e le ha dato vita.

Un contatto significa lo scambio di certe esperienze, di certi concetti o, per lo meno, di certi risultati o stati di fatto. Ma se non c’è niente da scambiare?

Oppure: se l’unica cosa che si può scambiare non fosse razionale? Il concetto stesso di “conoscenza” su Solaris dev’essere riformulato. Non è più lo scambio di esperienze, né la rielaborazione di una realtà altra, stavolta “conoscere” vuol dire leggere il dolore più nascosto dell’altro. Forse è questo quello che Kelvin vede nei suoi incubi, il dolore dell’oceano.

Ero — eravamo — una luccicante massa verminosa agitata da un febbrile aggrovigliarsi e snodarsi interminabile, infinito in quell’infinità… anzi no: quell’infinità ero io, io che urlavo silenziosamente invocando l’estinzione e la fine.

Photo by Adrien Converse on Unsplash

Photo by Adrien Converse on Unsplash

In più punti del testo viene sottolineata questa disperazione dell’oceano. La continua opera di creazione che lo contraddistingue, non è che un lato della sua natura: l’oceano di Solaris è occupato costantemente anche nella distruzione. Forse è per questo che l’unica cosa che è in grado di captare e di comunicare è un’incrostazione di dolore. Sa leggere nelle menti degli uomini, sì, ma ciò che intercetta, volontariamente o meno, non è la conoscenza della materia grigia, non sono i mille saperi umani, le conquiste scientifiche della nostra specie. Lui rileva solo la sofferenza.

In quanto registrazione impressa nella memoria, il ricordo è una struttura proteica, come la testa di uno spermatozoo o un ovulo. Nel nostro cervello non esistono parole e sentimenti: i nostri ricordi sono immagini redatte nel linguaggio degli acidi nucleici su cristalli asincronici a grandi molecole. Potrebbe aver preso la nostra parte più profondamente impressa, più incistata e segreta, senza necessariamente sapere quale significato abbia per noi.

Ma allora, cos’è l’oceano di Solaris? Cos’è il Contatto? Con il potere di creare qualsiasi cosa, anche un essere umano — potenziato, perché immortale — l’oceano è quasi un dio. Ma un dio imperfetto. Perché il suo potere infinito non può eliminare il dolore. L’unica risposta che riesce a dare alla sofferenza, è creare uno specchio — una copia — per rifletterla. Da questo forse la sua disperazione, la sua continua ricaduta nella distruzione.

Un Dio che ha creato un’eternità: ma questa eternità, da misura della sua potenza si è trasformata nella misura della sua sconfinata disfatta.

Il Contatto non è più un’appropriazione razionale dell’altro, ma è la capacità di fargli da specchio, per farlo riflettere. L’oceano comunica in maniera disumana, ossia senza proiettarsi costantemente sulla materia conosciuta. In Solaris anche il lettore fa esperienza di una conquista conoscitiva bellissima quanto straziante: la conoscenza non è più approfondimento cerebrale. È un’empatica condivisione del dolore altrui.


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