Un ri-tiro di meditazione corregge il tiro nella vita
I ritiri di meditazione sono la risposta vincente ai bisogni bisogni complessi dell’essere umano nell’epoca di transizione in cui viviamo.
Un ri-tiro di meditazione corregge il tiro nella vita
I ritiri di meditazione sono la risposta vincente ai bisogni bisogni complessi dell’essere umano nell’epoca di transizione in cui viviamo.

Ritirarsi dal mondo per un breve periodo, staccare dalla routine quotidiana, per dedicarsi alla meditazione, è una scelta sempre più diffusa, in sintonia con le nuove sfide che la vita ci porta, alle soglie del Nuovo Mondo. Vediamo in questo articolo che cos’è un ritiro di meditazione, perché preferirlo ad altre proposte di svago o vacanza, e quali benefici porta.
Il ritiro di meditazione: un pacchetto completo per meditare
Il ritiro di meditazione è una proposta strutturata che comprende:
- pratiche di meditazione: sessioni frequenti durante le giornate
- vitto e alloggio all’interno della struttura ospitante
- guida, supporto, insegnamenti da parte di facilitatori professionisti o Maestri di meditazione
Si tratta di un pacchetto che include sia il corso di meditazione, sia il soggiorno nella location. Ciò consente molti vantaggi, che non si troverebbero in un corso “a tappe”, ossia graduale, seguito stando a casa propria o partecipando a lezioni la sera o saltuariamente nel tempo libero. Vediamone alcuni:
- Il ritiro permette una full immersion nell’esperienza, praticando intensivamente e con poche distrazioni. Meditando per più sessioni nell’arco della giornata si può andare più in profondità. Si è invitati a stare presenti e in silenzio anche nelle pause tra le sessioni. Si può paragonare il ritiro di meditazione ad una scuola di lingue all’estero, sul posto, dove sei costretto a usare 24 ore al giorno la lingua che vuoi imparare.
- Il ritiro coincide così con uno stacco netto dalla propria quotidianità, fatta di ritmi frenetici, impegni vari di lavoro e di famiglia, che spesso rendono difficile ritagliarsi dello spazio e del tempo per se stessi. Nel ritiro, ci si lascia ogni cosa alle spalle e ci si inserisce in un contesto dove tutto è nuovo ed è perciò più facile non cadere nella trappola delle vecchie abitudini e non pensare alle situazioni della propria vita.
- Il ritiro si svolge in una location particolare, solitamente immersa nella natura, così da godere del beneficio delle vibrazioni elevate di alture incontaminate, boschi, silenzio. E’ più facile meditare lontani dall’elettromagnetismo, dallo smog delle città, dall’inquinamento acustico e visivo. Lontani dalle folle, dalle vie di comunicazione, dalle industrie.
Un’urgenza imprescindibile
Una componente fondamentale del cammino di risveglio spirituale è la consapevolezza del fatto che viviamo in modo completamente innaturale.
- E’ innaturale lavorare molte ore al giorno (8 quando va bene) in contesti vibrazionalmente bassi, spesso inquinati energeticamente e fisicamente. E perseguendo scopi che sovente sono avvertiti come estranei a chi siamo. In breve, si lavora per sopravvivenza, ma a quale prezzo?
- E’ innaturale mangiare cibo confezionato, o preparato da altri, o proveniente da sistemi agricoli non ecologici.
- E’ innaturale vivere in un appartamento, magari in città o in una periferia degradata, o in uno di quei paesi dormitorio che hanno da tempo perduto la loro identità rurale.
- E’ innaturale dedicare tempo ed energie a impegni che nulla hanno a che vedere con l’evoluzione personale.
- E’ innaturale vivere gomito a gomito con persone che non condividono la nostra visione e la nostra esigenza di crescita e conoscenza di noi stessi.
E l’elenco potrebbe tranquillamente continuare e farsi più dettagliato, ma non è questo il focus principale del presente articolo.
Ciò che qui si vuol sottolineare è che tutto questo innaturale assetto va di pari passo con uno stato di nevrosi che ci portiamo dentro, e che non è facilmente risolvibile ricorrendo alla psicoterapia tradizionale né tantomeno a ciò che viene consigliato da scienze come la medicina o dalle religioni costituite. In ultima analisi, l’obiettivo di tali vie è migliorare l’adattamento della persona all’ambiente, non liberarla dalle prigioni interiori.
Poiché l’innaturale andamento è in primis contro la nostra vera natura di esseri umani, ne consegue naturalmente un forte anelito a uscirne, a fare qualcosa per stare meglio, per riacquistare contatto innanzitutto con se stessi, e con una dimensione di vita più a misura d’uomo.
Ecco l’urgenza imprescindibile di cercare una via di ripristino di ciò che è essenziale, naturale, e che perciò ci fa bene, ci fa sentire in pace con noi stessi. E’ un bisogno non più non più rinviabile per tutte quelle persone che nella società odierna si sentono fuori luogo, come pesci fuor d’acqua. Molti di essi sono anime antiche, hanno vissuto molte vite attraversando sì difficoltà, ma in contesti indubbiamente più naturali, più semplici; forse hanno già percorso la via della meditazione, come monaci o eremiti, ed ora ne sentono il richiamo.

La scelta di staccare la spina per qualche tempo
Si fa strada così la decisione di meditare a lungo, di appartarsi, di farsi un regalo vero. Si risponde a una chiamata interiore. Come si viene a conoscenza dell’opportunità di un ritiro di meditazione?
- Se ne è sentito parlare da un amico, da un conoscente
- Si sono fatte ricerche online
- Si è praticata meditazione seguendo corsi introduttivi di semplice frequentazione, online o vicini a casa, in qualche centro olistico
- Si è praticata meditazione da soli, come principianti del fai-da-te, e si sente il bisogno di una guida qualificata per proseguire bene
- Si sono letti dei libri e si desidera passare alla pratica
- Si è cercata una vacanza alternativa e ci si è imbattuti in questa proposta
- Si è visto un film spirituale
L’esperienza del ritiro di meditazione
L’esperienza del ritiro di meditazione può essere da subito meravigliosa, o può pure rivelarsi ostica.
E’ meraviglioso stare in un posto in mezzo alla natura, godersi il silenzio, non doversi occupare di faccende pratiche, e dedicarsi totalmente a ciò che ci motiva fortemente. Tutto ciò nutre l’anima.
E’ ostico osservare le regole, cominciando dagli orari: alzarsi presto la mattina per meditare, avere certi riguardi per gli spazi della struttura ospitante, e quant’altro venga indicato dagli organizzatori come necessario per stare nel binario del ritiro e non uscire dalle righe. Per alcuni può essere ostico lasciare il cellulare spento, per altri può essere un sollievo.
E non è finita: se si medita veramente, se si fa sul serio, la tecnica di meditazione porta a galla ciò che deve essere guarito, e ciò non è piacevole. Si può essere indotti a pensare di gettare la spugna e andarsene anzitempo. E’ proprio la cosa da non fare. E’ proprio questo il momento di essere più presenti che mai, e portare consapevolezza al fatto che la mente sta buttando fuori i suoi veleni. E’ bene non agire spinti da essi.
La nevrosi, di cui si parlava sopra, si manifesta in tutta la sua crudele realtà, lasciandoci nudi di fronte a noi stessi: è il momento di lasciarsi andare alla grandiosa purificazione e permetterla. La meditazione farà il lavoro di sanazione, mettendoci in contatto con quell’Essenza luminosa che è la sola artefice della guarigione.
Se si persevera, con fiducia, gli scogli vengono superati e si esce dall’esperienza più centrati, più forti, più in contatto con se stessi.

Presenti fino in fondo
Le giornate sembrano più lunghe quando le si trascorre meditando. Il tempo di per sé non esiste, ha una valenza mentale/psicologica, dunque esso si dilata per effetto della presenza. Una settimana può sembrare un mese, perché si è presenti ogni momento e non si perde tempo in cose futili. Non si guarda l’orologio perché ci pensano i facilitatori ad avvisarci che sta per iniziare la sessione, suonando la campana. Nella pura presenza del qui e ora, non c’è un domani.
Ciò nonostante, ad un certo punto si sente che il tempo del ritiro sta per finire. E’ il momento di tirare le fila dell’esperienza fatta, di ciò che si è conseguito e che ci si porta a casa.
E’ anche il momento dei saluti: con un semplice “namastè” ci si congeda, con gratitudine.
Correggere il tiro nella vita
Con lo zaino in spalla, si torna alla vita di sempre. Stavolta non siamo più abbronzati, non abbiamo scattato un migliaio di foto, non abbiamo da raccontare agli amici quanto fosse figo il locale di tendenza in riva al mare, né quanto siamo stati bravi a scalare la montagna fino ad arrivare al ghiacciaio in piena estate. Non abbiamo la valigia zeppa di acquisti inutili con cui abbiamo cercato di tappare i buchi interiori, né di souvenir da regalare a parenti e conoscenti, e che poi verrebbero puntualmente buttati nel mucchio del bazar del mercatino dell’usato.
Stavolta torniamo a casa con la stessa tuta da ginnastica con cui siamo partiti. Abbiamo solo da vuotare la borsa, e fare una lavatrice. E poi torna tutto come prima. O forse no?
Dipende da noi. Se l’esperienza del ritiro di meditazione è stata vissuta con sincerità, con totalità, con disponibilità, di certo ci avrà trasformati. La novità la portiamo dentro: è invisibile a chi guarda con la mente, ma non vede con gli occhi. Forse qualcuno ci chiederà: “Dove eri finito?”, e noi abbozzeremo un vago sorriso, in silenzio. Pensando: “Sì, vero, ero finito. Era il me di prima….finito! Dov’è finito non lo so….ma sto così bene senza!”
Dipende da noi. Potremo passar un colpo di spugna sull’esperienza del ritiro, facendo finta che è stata solo una parentesi. Questo è raccontarsela, e prima o poi se ne paga il prezzo (molto alto).
Questo è il capolavoro finale della meditazione: l’intima comprensione di come vivere secondo la propria natura essenziale. Via via che questa comprensione si fa strada dentro, di conseguenza è inevitabile che sul piano fisico e materiale avvengano dei cambiamenti. Questa è evoluzione.
Correggere il tiro è lasciar andare ciò che siamo stati. E’ non dar più credito alla mente condizionata e condizionante, perché con la meditazione si è ripristinata la naturale distanza da essa.
Correggere il tiro è abbracciare ciò che è sano per noi nelle relazioni, nel lavoro, nel cibo, nelle scelte quotidiane in ogni area della vita.
Ora la meditazione è in mano nostra, è una grande responsabilità. Abbiamo tutti gli strumenti per portarla nella vita, per farla diventare vita, o per far diventare la vita una meditazione. Forse per questo ci vorranno altri ritiri: sicuramente ci rafforzeranno, andranno più in profondità, in un processo senza fine, di riconnessione al vero Sé e di dismissione delle strutture dell’ego. Correggere il tiro è anche preparare lo zaino per partecipare ad un altro ritiro di meditazione.
………………………
Di Renata Rosa Dwija Ughini
Copyright Tutti i diritti riservati
……………………..
Per chi desidera approfondire e/o avere spunti pratici sui ritiri di meditazione:
Consulta il sito www.channelhealing.it
……………………….
메타데이터
- post_id
- 3b63e44f3f08
- slug
- un-ri-tiro-di-meditazione-corregge-il-tiro-nella-vita-3b63e44f3f08
- url
- https://medium.com/@channelhealing/un-ri-tiro-di-meditazione-corregge-il-tiro-nella-vita-3b63e44f3f08
- canonical_url
- https://medium.com/@channelhealing/un-ri-tiro-di-meditazione-corregge-il-tiro-nella-vita-3b63e44f3f08
- author_url
- https://medium.com/@channelhealing
- status
- ok
- fetched_at
- 2026-07-26 15:23:15