Wuthering Heights: un disastro estetico.
Wuthering Heights: un disastro estetico.

La mia non vuole essere una critica cinematografica, non mi interessa - o meglio, non mi compete. Quello che mi interessa è quella zona grigia che è l’interpretazione e tradimento: il riadattamento.
Quando parliamo della trasposizione cinematografica di un’opera letteraria, parliamo di traduzione intersemiotica. Non è intesa come una traduzione da una lingua all’altra, ma da un sistema di segni a un altro. Dalla parola all’immagine. Il romanzo non può sempre dirmi com’è vestita Catherine in una scena: il film si, il film deve mostrare. Se la pagina può scavare nell’ interiorità, lo schermo deve suggerirla attraverso un volto, un trucco, una stanza.
Ed è qui che il film di Wuthering Heights sembra prendere ciò che ha capito (o voluto capire ndr) del romanzo ottocentesco e trasformarlo in uno spettacolo visivo svuotato di contenuto storico e sociale.
Il problema non è il concetto di adattamento in se: è l’opera di semplificazione. Il romanzo di Emily Bronte è un testo gotico, un romanzo di classe, di violenza, rancore e marginalità. Il film no.
Heathcliff, che nel libro non ha un’entità chiaramente definita ma è comunque marcato come “altro”, è un personaggio brutale, rancoroso, costruito sulla violenza subita e restituita. Nel film, invece, sembra avvenire un’operazione di ammorbidimento (non che mi dispiaccia): Heathcliff è digeribile, seducente, romantico e quasi sottomissivo. Ma nel momento in cui si smussa lui, si deformano gli altri. Isabella, che nel romanzo è vittima e simbolo di una dinamica di potere, nel film diventa quasi complice. Il trauma diventa pratica consensuale. La violenza strutturale viene denigrata a favore di un’estetica BDSM.
Parlando della figura femminile, il film fa un passo indietro rispetto al romanzo. Catherine, nel contesto dell’Ottocento, è un personaggio radicale. Non è sicuramente un’icona femminista contemporanea, ma, per i tempi, è una donna che sceglie, che desidera e sbaglia consapevolmente (forse). È una donna complessa.
Nel film viene ridotta ad una ragazza capricciosa che vuole il suo giocattolo e la sessualizzazione del personaggio è quasi ossessiva.
Ma questo non vale solo per Catherine, le donne vengono paragonate a un cavallo e un cane. Animalizzate durante l’intimità dell’atto sessuale. E vedere nel ventunesimo secolo donne rappresentate attraverso metafore bestiali è disturbante e regressivo.
Se sorvoliamo su tutto questo, il film non è privo di intuizioni visive brillanti.
Il makeup, ad esempio, è il protagonista assoluto. Accompagna la narrativa senza intromettersi troppo, come il blush di Catherine che diventa specchio del suo tormento emotivo. Rosso ciliegia quando prova rabbia e desiderio; rosato che simboleggia giovinezza e imbarazzo; e quasi spento nell’ultima parte dove prediligono i temi del lutto, svuotamento e fine.
Non si tratta esattamente di un’evoluzione del personaggio- perché il personaggio, in fondo, non evolve davvero- ma un’evoluzione delle sue emozioni.
Un linguaggio visivo potente e coerente come le mani di Heathcliff quasi sempre sporche, o le unghie nere anche nei momenti di intimità. È un dettaglio che funziona e colpisce quanto te ne accorgi: la sporcizia come marchio identitario. Non importa quanto si arricchisca e si avvicini alla borghesia, Heathcliff resterà sempre l’intruso, il poveraccio. Vediamo come la ricchezza non lo purifica, ne dallo status ne nell’animo.
Poi ci sono le case. Ogni location ed ogni stanza sembra vivere in simbiosi con i personaggi. Nonostante non siano storicamente accurate (come tutto il film ndr) sono coerenti con l’intera estetica del film. La sala da pranzo trasuda tensione, la casa a Wuthering Heights sembra accumulare dolore, muffa e rocce che escono dalle pareti per accompagnare il malessere dei personaggi in quella casa.
Forse per molti non sarà un brutto film e forse non lo è.
Ma è solo un’immagine bella da guardare, un’immagine che ha paura di parlare della violenza non romantica e della lotta di classe, prediligendo un adattamento di “50 sfumature”.
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- 2026-07-15 23:27:12