L’iniquità della tassa sul macinato di Quintino Sella
Quintino Sella fu uno dei più autorevoli rappresentanti della Destra storica. Ministro delle finanze sotto i governi Rattazzi, La Marmora e…
L’iniquità della tassa sul macinato di Quintino Sella
Quintino Sella fu uno dei più autorevoli rappresentanti della Destra storica. Ministro delle finanze sotto i governi Rattazzi, La Marmora e Lanza-Sella, si dedica al pareggio del bilancio statale, attuando una politica di inasprimenti fiscali sui consumi e sui redditi, ricorrendo talvolta a provvedimenti impopolari. Uno di questi è l’imposta sul macinato. La tassa entra in vigore il 1º gennaio del 1869. Il Sella inasprisce la tassa durante il governo guidato da Giovanni Lanza nel 1870. Caduta la destra, il governo di sinistra presieduto da Agostino Depretis prima la ridurrà e poi la eliminerà.
Per calcolare la tassa, all’interno di ogni mulino viene applicato un contatore meccanico che conteggia i giri effettuati dalla ruota macinatrice. La tassa è così dovuta in proporzione al numero di questi giri che devono corrispondere alla quantità di cereale macinata. Ogni mugnaio è quindi tenuto a versare la tassa in base alla macinazione effettuata. Per via di questo meccanismo fiscale, il mugnaio stesso riveste il ruolo di esattore in quanto è costretto a chiedere ad ogni cliente la tassa calcolata in proporzione al peso del cereale che viene portato alla macinazione. Non corrispondendo sempre la conversione peso-giri, questo metodo crea molti malumori sia nei mugnai che negli acquirenti.
L’effetto più diretto della tassa sul macinato è un forte incremento del prezzo del pane e, in generale, dei derivati del grano e degli altri cereali, prezzo che non scenderà dopo l’abrogazione della tassa. La nuova tassa da un lato contribuisce al raggiungimento del pareggio di bilancio nel 1876, ma dall’altro diffonde il malcontento nelle classi sociali più povere, per le quali i derivati del grano rappresentano il principale alimento. Un’altra importante conseguenza del provvedimento è la progressiva chiusura di gran parte dei piccoli mulini, non in grado di munirsi dei necessari meccanismi di misura per calcolare l’imposta da pagare. La tassa avvantaggia invece quelli più importanti, i quali, riuscendo a dichiarare meno di quanto effettivamente macinato e grazie all’economia di scala, possono vendere i propri prodotti a un prezzo inferiore.
In “Il mulino del Po”, romanzo di Riccardo Bacchelli scritto tra il 1938 e il 1940 e pubblicato in forma unitaria nel 1957, troviamo la testimonianza degli effetti della tassa sul macinato sui piccoli mulini. Il romanzo viene inizialmente pubblicato in tre parti separate.
Nella terza parte del romanzo, “Mondo vecchio sempre nuovo”, durante l’estate del 1876 una tromba d’aria riduce a rovine i due mulini di Cecilia, uno dei personaggi principali. Per rimetterli in funzione, è costretta a contrarre dei debiti. Nel 1869 viene istituita la tassa sul macinato. Nei primi tempi la tassa viene esatta in forma forfettaria e non pesa eccessivamente, ma quando vengono impiantati dispositivi per contare i giri delle macchine, l’imposta diventa di colpo notevolmente gravosa per Cecilia. Per far fronte alla difficile situazione economica, la mugnaia manomette i contatori meccanici per evadere l’imposta, ma durante un’ispezione della Finanza, per non far trovare le prove della manipolazione, che porterebbero lei in prigione e i mulini al sequestro, ordina a uno dei figli di appiccare il fuoco a uno degli impianti, che viene distrutto completamente.
La seguente è una citazione dal romanzo di Bacchelli: “Il mugnaio doveva pagare al fisco la tassa in ragione dei giri; ma a seconda della diversità tra mulino e mulino, anzi da macina a macina, il prodotto di un ugual numero di giri variava […] si aggiunga che il mugnaio, tenuto a pagare la tassa in ragione dei giri, nel farsi rimborsare dal cliente […] doveva e non poteva altrimenti che conteggiargli la tassa secondo il peso. E giri e peso non andavano mai d’accordo; e fisco, mugnai, clienti, ognuno si riteneva danneggiato e derubato e ingannato”
Per concludere, possiamo affermare che la politica del Sella contribuisce notevolmente al pareggio del bilancio, senza considerare però i ceti meno abbienti, le cui finanze vengono stroncate da tasse gravose come quella sul macinato.
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