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Sfoghi, osservazioni, dubbi e scetticismi

Un occhio sul mondo, decisamente miope e astigmatico, il mio, buttato giù qualche tempo fa

Anthos · 2023-02-15 15:37 · 0 claps · 5.4 min read
#sfogo #schwa #uguaglianza #giustizia-sociale #italia
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Sfoghi, osservazioni, dubbi e scetticismi

Un occhio sul mondo, decisamente miope e astigmatico, il mio, buttato giù qualche tempo fa

Perché divento irrimediabilmente scettica quando sento parlare di alcune modalità di espressione del movimento femminista di oggi? Davvero, mi chiedo, qui si trasmigra con tanta facilità da lotte che hanno una storia a cui rapportarsi, da donne che hanno scritto e percorso i temi più cocenti del femminismo (grazie Simone de Beauvoir d’essere esistita, grazie Prassagora aristofanea!) a delle barbabietole inacidite in un orto andato a male? Non vorrei chiamare in causa qualche vetrina mediatica che mi sta particolarmente sulle scatole (penso soprattutto ad una bacheca ridicola del femminismo social liberal contemporaneo che evito di nominare perché mi rognerebbe farle della involontaria pubblicità) ma in generale, mi rivolgo alle manifestazioni rabbiose più disparate, controproducenti e superficiali, che guardo con i miei stessi occhi. Mmmh, insomma oggi basterebbe esibire una vagina in pubblico per sentirsi parte di un movimento di rivoluzione e cambiamento, va bene, va bene. Un atto performativo fine a se stesso che dimentica la lotta per l’uguaglianza sociale e salariale, dimentica la lotta di classe e sposta l’attenzione su una questione di genere. Che, peraltro, non ha neppure i presupposti per creare scandalo, oggi, un gesto simile. Non siamo, voglio dire, nella Lisistrata del IV sec. a. C. Un po' come dire, io ho la vagina, tu no. Tié. E, di conseguenza, è l’ostilità verso l’uomo ad ergersi a caposaldo della battaglia. Lo stereotipo più controproducente degli stereotipi controproducenti? Sì.

Non si starà forse gettando nel dimenticatoio con ingiustificabile noncuranza, tanta di quella storia, nonché mettendo da parte tante di quelle parole e battaglie? Diventa così facile oggi guardare le cose bianche o nere e non coglierne le sfumature. È così semplice e alla portata di chiunque additare opere letterarie perché oscene, solo perché non se ne ravvisano le cornici storiche. Per non parlare delle vite degli autori o delle autrici, costantemente processate e messe alla gogna, di cui spesso non si conoscono in realtà che sole briciole intrappolate in superficie. È un dilagare costante di piattume, di mancanza di pensiero libero, spirito critico, di assenza di coscienze che abbiano il coraggio di mettersi in discussione, anche a costo di essere voci fuori dal coro. Ma soprattutto quanta violenza gratuita e ingiustificabile verso la libertà di essere chi ci pare.

Il nostro è un mondo materiato di contraddizioni oscene e di problematiche che hanno tutte le fattezze di malattie incurabili. E lo sappiamo bene che queste cancrene spesso e volentieri riguardano le minoranze etniche e le donne. Chissà come però, poi si finisce per dimenticare la caratura del problema, impuntandosi con più intenzionalità sulla sua modalità di scioglimento più anonima, uniformante e per nulla portatrice di un’alternativa reale, piuttosto che sulla cura materica delle ferite culturali/fisiche che sono alla radice della nefandezza in questione. La stessa negatività che si tenta di estirpare finisce per entrare negli occhi di chi osserva il problema, al punto da filtrarne gli sguardi, andando in tal modo a generare e ad alimentare letture pericolosamente faziose della realtà. E quindi accade questo: oggi o sei femminista o sei maschilista. O sei razzista o sei la persona più volta alla solidarietà di tutto il pianeta terra. E il tutto si accorda felicemente ad un macroconcetto: il fanatismo.

Leggevo di una polemica contro un libro di scuola elementare, dove si uccidono brutalmente lo stupore, la meraviglia e l’ingenuità di un bimbo che osa chiedere ad una bimba dalla pelle nera: sei sporca? Questo perché non gli è ancora stato dato di vedere tutti i colori di pelle umana, perché ancora poco conosce della bellezza e della varietà della natura. E invece no, adesso il libro istiga al razzismo. (Paradosso vuole peraltro che l’autrice del testo, tale Lucia Tumiati, sia una scrittrice impegnata e antifascista, quindi, a voi le conclusioni di questa barzelletta). Ma davvero si sta perdendo la ragione fino a tanto? Sì, davvero. Basterebbe, quasi banalmente, ricordarsi degli arcobaleni (che per fortuna esistono ancora, guarda te!) e di tutti quei giochi di colori sfumati e cangianti, ogni tanto. Quelli che ci incantano e che fotografiamo quando esplodono all’improvviso dopo una pioggia in Emilia, ad esempio, per dirne una. Le sfumature, guys! Le sfumature delle parole, dei concetti, della realtà!

Life's a beach, Martin Parr

Life's a beach, Martin Parr

Addirittura iniziamo a sentirci gli occhi puntati se in una modalità comunemente qualificata come politicamente scorretta, continuiamo ad esprimere i pronomi o gli aggettivi senza beneficiare della Schwa. Ma sì, che si continui pure a disquisire sulla terminologia di genere. (Sono consapevole che la "battaglia" linguistica non sia certo nata oggi ma questo non basta a definirci attivisti e impegnati contro le ingiustizie e le discriminazioni. Non vi è nulla di più vuoto, ideologico e sterile. Nulla di più privo di contenuti, se non accompagnato da proposte di uguaglianza concrete).

Io mi sono scocciata di sentirmi giudicata da chi non riesce a fare mai della buona e sana autocritica.Per non dirne sull’ironia, così ormai sottovalutata, malvista e messa essa stessa alla berlina, ma che resta a mio avviso l’arma e la carezza più potente che ci è possibile detenere. Oggi battute a sfondo sessuale tra uomo e donna, guai a proporle, tu maschio sei sessista e uomo alfa, io donna sono sempre vittima. È qui il nocciolo. Io donna sono legittimata (e su questo grazie al cielo, per fortuna) a fare un apprezzamento triviale su un uomo, tu uomo sta' zitto, resta nel tuo, non ci provare nemmeno. Stiamo arrivando a questo. A questa parità, dunque, certo. Addirittura? Sì, addirittura. Cazzi loro? Cazzi loro.

Beh, io non voglio sentirmi parte di queste logiche inibitorie, spregevolmente buoniste e smodatamente ipocrite. Io a queste logiche non ci voglio stare. Io per fortuna mi sento libera (e non inibita davanti a tale libertà d’espressione!) di fare un commento "spinto" su un ragazzo che può interessarmi, su questo non ci piove. E per fortuna vivo in un Paese che mi permette di dire ciò che voglio e di essere la donna che voglio (ed è chiaro che vorrei che tutte le donne del mondo fossero libere di parlare, di essere se stesse, ovunque, nel mondo). Ma questo non basta a definirmi in quanto donna che richiede maggiori diritti. Questo non deve scontrarsi con la tua, di libertà espressiva. (Non sono qui nelle vesti patetiche di avvocato difensore degli uomini, io parlo d’altro, acclamo e difendo la libertà d’espressione dell' essere umano. Quella che, silenziosamente, comincia ad essere intaccata da tutte quelle che da essere battaglie fortemente motivate degenerano poi in gioco, moda, eccesso, no-sense più totale).

E la verità è che abbiamo dimenticato come si fa a ridere delle cose e delle parole, anche e soprattutto le più ingenue. Le parole sono importanti, lo so, lo so. Ma la pesantezza ci occlude e ci calpesta, stiamo dimenticando il vento che ci accarezza le guance e la stiamo dando vinta alle frane di montagna. Tutto questo mi rimanda ai battibecchi animati con gli eruditi da biblioteca (non gente amante della cultura, chiaro, ma i volti alla sola e mera erudizione) che dai tempi del liceo mi iniettavano dosi di tristezza sconfinata con i loro nozionismi, imbrattati dalla testa ai piedi di citazioni randomiche, loro che non sapevano farsi mai una sana e sguaiata risata ma che si prendevano sempre sul serio, terribilmente sul serio... ed eccolo, ad abbracciarli calorosamente, il Pensiero plastificato e pietrificato di oggi. Che peccato. Che spreco. Se solo ridere di gusto, delle cose e di se stessi, tornasse di moda.


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