Hit Man e il cinema stratificato di Richard Linklater
29.10.2024 Francesco e Vittoria
Hit Man e il cinema stratificato di Richard Linklater
29.10.2024 Francesco e Vittoria

Ron (Glen Powell) e Madison (Adria Arjona) in una scena di Hit Man (R. Linklater, 2023)
Gary Johnson (Glen Powell) è un professore di psicologia e filosofia dell’Università di New Orleans che lavora anche per la polizia della città, aiutando nelle operazioni sotto copertura. Quando Jasper (Austin Amelio), un detective che finge di essere un sicario per impedire gli omicidi su commissione, viene sospeso per brutalità, Gary viene promosso contro la sua volontà a suo sostituto. Il professore si ritrova rapidamente in un mondo sconosciuto e si scopre essere un talento naturale nell’ottenere informazioni in anticipo sui sospettati e creare un personaggio da sicario unico per ognuno di loro. Per una delle sue missioni Gary si trasforma in Ron, un uomo sicuro di sé e carismatico con cui cerca di incastrare Madison (Adria Arjona), una donna impaurita che sta cercando di far uccidere il marito violento. Già dal primo incontro, Gary prova empatia per lei, nonché attrazione, convincendola a non ingaggiarlo e di fatto salvandola dall’incarceramento. Da qui avrà inizio una serie di equivoci ed incidenti che si concluderanno con un finale imprevisto.
Il cinema di Richard Linklater è da sempre caratterizzato da una grande stratificazione. Si pensi ai molteplici piani e implicazioni della trilogia dei Before o del fantastico Boyhood (2014), in cui il regista texano indaga sui rapporti famigliari, sull’infanzia, sulla società e sullo scorrere implacabile del tempo, vero protagonista del film. Anche in Hit Man, sono toccati diversi temi su più strati. Per cominciare, il film indaga sulla dualità tra teoria e pratica, senza retorica o eccessivo didascalismo. Già in una delle prima scene del film, uno degli studenti di Gary gli fa notare che guida una comune Honda Civic, dopo che il professore, citando Nietzsche, li aveva invitati ad uscire dalla comfort zone perché la vita è breve. In effetti, Gary ha un’esistenza monotona e ordinaria, nonostante i suoi studi e gli insegnamenti appresi avrebbero dovuto portarlo ad uno stile di vita differente. La situazione si capovolge quando Gary si ritrova a dover sostituire Jasper. Il mettersi in gioco, la pratica potremmo dire per semplificare, lo porta ad un apprendimento esponenziale con un cambiamento drastico e rapido, impossibile da immaginare per il Gary teorico. La parte di studio rimane, quando Gary raccoglie le informazioni sui sospetti per modellarne il sicario ideale, ma è l’interpretazione del personaggio creato che lo cambia. Tanto che realtà e finzione si mescolano nel personaggio di Ron, con cui fa innamorare una potenziale sospettata, diventando ciò che il protagonista ha sempre voluto essere nella vita e in amore. Proprio la fragile separazione tra la realtà e la finzione è significativamente approfondita in Hit Man. L’apice viene raggiunto nella geniale scena in cui Jasper, sospettando di Gary e Madison, decide di microfonare il professore nella speranza di incastrarlo. Per salvare entrambi, Gary avverte la ragazza senza parlare, utilizzando le note del telefono, indicandole cosa dire e cosa no, in uno scambio ad altissima tensione e allo stesso tempo sexy. In un’intervista, Linklater riconosce questa come una delle scene focali del film paragonandola ad un ballo e affermando che è divertente vedere l’eroe uscire da una situazione complicata improvvisando. Proprio ricordando questa scena è necessario fare una pausa per apprezzare la recitazione fantastica di Glen Powell e Adria Arjona. Scendendo poi ancora più in profondità, Hit Man ha anche una componente meta-cinematografica in cui Linklater riflette sul rapporto tra l’attore e il pubblico, tra la regia e chi guarda. Il regista gioca con lo spettatore, butta le premesse per un thriller che poi diventa una commedia romantica, usa Hit Man per ricordarci che nella vita serve mettersi in gioco, bisogna vivere pericolosamente e secondo le proprie condizioni come suggeriva Nietzsche, e per fare ciò è necessario essere come vorremmo, interpretando il nostro personaggio con trasporto.
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