Aspettami tra i ricordi
Ogni notte sognavo la stessa melodia.
Aspettami tra i ricordi

Ogni notte sognavo la stessa melodia.
Non importava dove fossi o quanto cercassi di restare sveglia.
La musica tornava sempre.
Pianoforte lento.
Note malinconiche.
E una voce lontana che contava sottovoce.
Uno.
Due.
Tre.
Poi il sogno ricominciava da capo.
All’inizio pensavo fosse solo stress.
Ma dopo mesi iniziai ad avere paura.
Perché ogni volta qualcosa cambiava.
Gli strumenti.
Il ritmo.
La luce.
A volte il pianoforte diventava un violino.
Altre un’arpa immersa nell’acqua.
Ma la ragazza restava sempre la stessa.
Seduta di spalle.
Capelli lunghi e scuri.
Dita sottili sui tasti.
E quella voce…
sempre più vicina.
“Ricordati di me.”
Mi svegliavo tremando ogni notte.
Con il cuore impazzito e le mani gelide.
Avevo ventidue anni e vivevo da sola vicino alle montagne di Roven.
La gente del paese diceva che fossi troppo silenziosa.
Che passassi troppo tempo nel bosco.
Forse avevano ragione.
Perché era lì che iniziai a sentirlo.
Il richiamo.
Una presenza invisibile che sembrava aspettarmi tra gli alberi.
Una sera lo seguii senza sapere perché.
Camminai fino al tramonto inoltrato.
Il vento muoveva lentamente i rami sopra la mia testa e ogni passo sembrava guidato da qualcosa che conoscevo già.
Poi vidi la grotta.
Nascosta tra le rocce.
Buia.
Antica.
E improvvisamente sentii quella musica.
La melodia del sogno.
Il respiro mi si bloccò.
Entrai lentamente.
L’interno era illuminato da strane luci azzurre che pulsavano sulle pareti come stelle vive.
E al centro della grotta…
c’era lui.
Seduto davanti a un vecchio pianoforte nero.
Le dita ferme sui tasti.
Gli occhi chiusi.
Per un istante il mondo sembrò smettere di esistere.
Quando aprì lentamente gli occhi, sentii il cuore fermarsi.
Perché io lo conoscevo.
Anche se non lo avevo mai visto davvero.
«Finalmente.» sussurrò.
La sua voce era identica a quella dei miei sogni.
Indietreggiai immediatamente.
«Chi sei?»
Lui si alzò lentamente.
Alto.
Vestito di nero.
Occhi chiarissimi che sembravano pieni di notti insonni.
«Dipende da quante volte hai dimenticato.» disse piano.
Il panico mi attraversò il petto.
«Io non ti conosco.»
Lui sorrise tristemente.
«Lo dici sempre.»
Quelle parole mi fecero rabbrividire.
«Cosa significa?»
Il ragazzo sfiorò piano i tasti del pianoforte.
Una nota riecheggiò nella grotta.
E all’improvviso immagini sconosciute esplosero nella mia mente.
Io e lui sotto la pioggia.
Io che ridevo.
Le sue mani intrecciate alle mie.
Un bacio.
Poi sangue.
Acqua.
Buio.
Caddi in ginocchio ansimando.
«Che cosa mi stai facendo?!»
Lui si avvicinò subito.
«Sto cercando di riportarti indietro.»
«Indietro dove?»
I suoi occhi si riempirono di dolore.
«Da me.»
Il silenzio che seguì era irreale.
La grotta respirava attorno a noi.
Le luci sulle pareti pulsavano lentamente come un cuore.
«Tu sei morto.» sussurrai senza sapere perché.
Lui abbassò lo sguardo.
«Molto tempo fa.»
Il sangue mi si gelò.
«No.»
«Ogni volta è così.» disse piano. «Tu vivi. Io resto qui.»
Scossi la testa.
«Non ha senso.»
«Questa grotta esiste tra i ricordi.» spiegò lui. «E tu continui a tornare da me in ogni vita.»
Le lacrime iniziarono a salirmi agli occhi senza motivo.
O forse il motivo c’era.
Ed era nascosto dentro di me da sempre.
«Come ti chiami?» domandai con voce spezzata.
Lui esitò.
Come se quel nome fosse sacro.
«Elias.»
Appena lo pronunciò sentii qualcosa rompersi dentro il petto.
Ricordi.
Troppi.
Noi due seduti vicino al mare.
Le sue dita sulle mie.
Una promessa sussurrata nel buio.
“Ti troverò sempre.”
Mi portai le mani alla bocca tremando.
«Io ti amavo.»
Elias chiuse lentamente gli occhi.
«Mi ami ancora.»
La grotta iniziò improvvisamente a tremare.
Le luci si spensero per un istante.
«Che succede?» chiesi terrorizzata.
Lui mi guardò con tristezza infinita.
«Non dovresti restare qui troppo a lungo.»
«Perché?»
Elias mi sfiorò lentamente il viso.
La sua mano era fredda.
Irreale.
«Perché ogni volta che mi ricordi… desideri restare.»
Le lacrime iniziarono a scendere senza controllo.
«Forse voglio farlo.»
Lui sorrise piano.
Un sorriso spezzato.
«E io passo l’eternità sperando che tu non lo scelga.»
Il cuore mi faceva male.
Come se avessi passato vite intere a perderlo.
«Perché continui ad aspettarmi?»
Elias abbassò la fronte contro la mia.
La musica del pianoforte riprese da sola nella grotta.
Lenta.
Triste.
Infinita.
«Perché alcune storie,» sussurrò «non riescono a smettere di amarsi.»
Link Sito Ufficiale:
메타데이터
- post_id
- 4da667afa9f2
- slug
- aspettami-tra-i-ricordi-4da667afa9f2
- url
- https://medium.com/@pfer4148/aspettami-tra-i-ricordi-4da667afa9f2
- canonical_url
- https://medium.com/@pfer4148/aspettami-tra-i-ricordi-4da667afa9f2
- author_url
- https://medium.com/@pfer4148
- status
- ok
- fetched_at
- 2026-06-09 15:37:30