Se non ora, quando ?
Se non ora, quando ?

Anna Nocera, Giorgio Verdura, Emanuele Notarbartolo, Emanuela Sansone, Joseph Awuku, Bafondì Camarra, Alagie Ceesay, Alassanna Darboe, […]. Questi sono solo alcuni dei nomi riportati nell’elenco dell’Associazione “Libera-Contro le mafie”. Per la giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Noi della redazione di Eutopia, abbiamo voluto omaggiare loro e tutte le donne e gli uomini periti sotto i colpi della infame e violenta criminalità mafiosa. Non sono nomi presi a caso. Si tratta, rispettivamente, dei primi quattro e degli ultimi quattro nomi contenuti nel registro di “Libera”, registro che conta migliaia di persone: a cominciare dai vari Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Giuseppe Diana, Peppino Impastato, Mario Francese, sino a tutte le donne e gli uomini che “a causa” del loro coraggio hanno trovato posto in tale elenco. Il Nostro non vuole essere un mero atto per commemorare una ricorrenza, bensì una vera e propria presa di posizione. L’allargamento delle disuguaglianze, infatti, comporta un contestuale ampliamento dello spazio, già in possesso delle organizzazioni criminali, perché queste si insinuino nella società, nelle sue crepe, nelle sue divisioni, nelle sue spaccature, nei suoi punti deboli. In poche parole: laddove lo Stato latita. La storia insegna come, nei momenti di difficoltà, da qualunque cosa essi derivino, le organizzazioni criminali trovino terreno florido da seminare e da arare: le difficoltà e gli svantaggi economici di molti divengono occasioni per il proselitismo delle cosche: un favore si trasforma in un ricatto, una richiesta d’aiuto comporta una messa a disposizione, della persona che lo richiede, a tempo indeterminato, per i loschi affari di chi sarebbe derogato ad “aiutare”. Quando si fa riferimento ad atteggiamenti mafiosi, oggi, ci si riferisce, anche, a tutto ciò.
l repellente migliore alla mafia, così come a tutte le organizzazioni criminali, è la cultura: solo e soltanto seminando la “Cultura dell’Antimafia”, fatta di parole ma anche di gesti, di fatti, si può sperare di mettere la parola “FINE” sul grande libro ignominioso della mafia e di tutte le organizzazioni criminali che agiscono (troppo spesso quasi indisturbate) sul nostro territorio e trasformare, anno dopo anno, la stessa speranza in una certezza. Non è un caso, infatti, che quest’anno, le associazioni promotrici di questa Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia, abbiano deciso di promuovere delle piccole iniziative locali in cui dare spazio alla cultura. Lo stesso don Luigi Ciotti, da sempre impegnato nel promuovere la lotta per dire NO a tutte le mafie, spiega come “la cultura, penalizzata e messa ai margini in quest’anno di pandemia, sia capace di svegliare le coscienze”. La cultura, dunque, come fonte di memoria, ma allo stesso tempo, come scintilla per un più attivo impegno sociale da parte di tutti, ma soprattutto da parte dei giovani, sempre più spesso “arruolati” come manovalanza dalle organizzazioni criminali.
In anni normali, alle varie iniziative locali organizzate dai centri di Libera e Avviso Pubblico, faceva capo una grande iniziativa nazionale, che si svolgeva ogni anno in un città diversa, al termine della quale, il momento più toccante, era la lettura dei nomi delle vittime innocenti di mafia. Un elenco che, purtroppo, vede accrescere le sue fila di anno in anno e che ha visto anche in questo primo scampolo di 2021, l’inserimento di altri nomi, per un totale che si attesta a 1031 nomi. Mille trentuno uomini e donne, magistrati, giornalisti, sindacalisti, operai, ma anche semplici cittadini morti per mano della mafia. Mille trentuno volti, mille trentuno vite, più o meno vissute, spezzate dalla malvagità mafiosa. Tutto ciò quest’anno, a causa della pandemia ancora incalzante, non potrà esserci, o almeno non così in grande come negli anni passati. Sì perché, nonostante tutto, alle 10.45 Don Ciotti, fondatore di Libera, concluderà la mattinata con il suo intervento e con la lettura dei nomi delle vittime. In un anno in cui è successo l’impossibile, dunque, l’augurio migliore che si possa fare è che l’impossibile continui ad accadere e che anche la mafia, come amava ricordare Giovanni Falcone, dopo aver trovato il suo Inizio, trovi anche la sua Fine e che il sogno (pagato con la vita) di Peppino Impastato e di tanti altri ed altre come lui, di sconfiggere la mafia e, soprattutto, la cultura mafiosa possa (finalmente) diventare realtà.
Di Michele Castoro
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