È ora — una storia d’innovazione e comunità
Oggi voglio raccontare l’esperienza che ho vissuto come presidente di Better Social nel partecipare ad un progetto chiamato “E’ ora”, da…
È ora — una storia d’innovazione e comunità
Oggi voglio raccontare l’esperienza che ho vissuto come presidente di Better Social nel partecipare ad un progetto chiamato “E’ ora”, da Ottobre a oggi, in cui sono state coinvolte decine di ETS della provincia di Pistoia, oltre a noi.
Premetto che per me umanamente è stata un’esperienza molto significativa. Ho incontrato persone che ammiro molto, ho conosciuto di più il territorio in cui vivo, ho visto quanta gente si impegna per creare un presente ed un futuro migliore.
Come sempre ogni realtà ha la sua ombra ed ho visto anche le difficoltà del lavorare insieme, certi meccanismi arrugginiti, alcune rivalità ed in generale la complessità dello stare insieme.
Penso che la Fondazione delle comunità pistoiesi abbia avuto una grande intuizione nel dar vita ad un processo del genere, hanno anche preso un rischio, ma sono riuscite ad attivare delle forze e delle sinergie con una visione del futuro molto lungimirante ed ispirata.
Non era la prima volta che collaboravo con la Fondazione, ma questa volta ho notato un approccio diverso, più strutturato.
Avevano coinvolto 2 esperti di pratiche dialogiche, Marco e Laura, che guidavano questo gruppo di più di 70 persone che rappresentavano più di 50 ETS.
Le riunioni iniziali avvenivano in una bella sede della Coop in viale Adua a Pistoia.
Mi sono sentito subito a mio agio. Vedevo applicate delle pratiche che avevo sperimentato in ambiti startup e che uso spesso, in contesti più contenuti come numero di persone nei miei seminari e workshop. Insomma ho trovato subito sintonia in quello che la FCP proponeva e l’approccio di Better Social.
Mi sono immerso fin da subito ed ho davvero fatto tesoro di queste lunghe giornate in cui ci si confrontava, si collaborava e si dialogava su temi come: cos’è la libertà, cosa vuol dire inclusione, come si può innovare a Pistoia.
Ho amato questo approccio dialogico e sono stato felice di tutte le persone che ho incontrato e dalle quali ho appreso e mi hanno fatto crescere. Alcune stanno diventando figure di riferimento professionale e umano nella mia vita.
Ci sono state anche difficoltà. Spesso sentivo persone lamentarsi e non capire quello che stavamo facendo ed io mi sentivo in dovere, nei gruppi in cui ero inserito, di spiegare che conoscevo quelle tecniche, che venivano del miglior mondo dell’innovazione, che erano pratiche che avevo già sperimentato e in cui credevo e di cui avevo verificato l’efficacia. Spesso questo rassicurava i compagni dei gruppi, ma vedevo che la diffidenza tornava sempre fuori, sia nello stesso giorno, sia in giorni successivi.
Mi sono reso conto per l’ennesima volta quando sia difficile innovare ed uscire dal consueto. Quanto sia difficile far sì che le persone lavorino insieme, si fidino le une delle altre e si inneschino dinamiche positive.
Ad Aprile questo percorso è finito (almeno per adesso) ed ha portato questo gruppo a proporre alla fondazione 3 linee di intervento sul territorio di Pistoia per fare innovazione sociale, una dedicata all’economia di fraternità, una dedicata all’educazione, una all’inclusione.
È stato un percorso faticoso, soprattutto alla fine quando abbiamo dovuto tirare le somme del lavoro svolto, sintetizzare ed arrivare a proposte esecutive. In ogni gruppo delle 3 linee partecipavano enti diversi con esigenze ed obiettivi particolari. Non è stato facile armonizzare i bisogni di tutti e fare una sintesi, anche perché, giustamente la Fondazione ha lasciato a noi ETS la libertà (e la respondabilità) di gestire quest’ultima fase in autonomia.
Insomma è una piccola storia di grande slancio, collaborazione ed entusiasmo, fiducia e speranza in un modo diverso di stare insieme, in cui la fiducia non è solo una parvenza ma un pilastro, in cui lo sforzo di mettere in secondo piano i propri interessi per favorire la collettività è un esercizio continuo; è stata (ed è, perché il percorso presto ripartirà) una storia di vera innovazione, una ventata d’ossigeno, di speranza, d’amore direi.
Devo menzionare la Casa della Solidarietà che ci ha ospitato negli ultimi mesi. È un posto magico, in cui si respira proprio l’idea di collaborazione e sacrificio per il bene comune. È anche il posto in cui credo di aver mangiato meglio in vita mia in un contesto lavorativo. Nemmeno la mensa gourmet di Google a Dublino regge il confronto con i carciofi ripieni di Sergio.
Insomma è un racconto in prima persona che lancia solo dei flash, delle piccole immagini di quello che è stato un cosa complessa e faticosa, ricca e stimolante.
Ringrazio tutti e sono felice di condividere con la community di Better Social questa esperienza personale che è anche un patrimonio per la cooperativa che si è inserita in un meccanismo di relazioni veramente virtuoso, conoscendo e collaborando con persone che si sente e si tocca agiscono per il bene comune.
Anche noi siamo entrati a far parte di questa storia.
Si potrebbe dire ancora molto su quello che è successo e succederà, ma per ora mi fermo qui. Se volete sapere qualcosa in più scrivetemi. Io ne approfitto per ringraziare di nuovo tutti quelli che hanno partecipato a questo percorso e soprattutto gli amici/colleghi che ho conosciuto. Grazie anche a chi ci legge che diventa anche lui parte di questa storia.
메타데이터
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