Manifesto di un Chimico Lento
Sono trascorse poco più di due settimane dal mio compleanno, dei miei primi 50 anni. Fino a pochi giorni prima, non mi sembrava vero e…
Manifesto di un Chimico Lento
Sono trascorse poco più di due settimane dal mio compleanno, dei miei primi 50 anni. Fino a pochi giorni prima, non mi sembrava vero e, inconsciamente, non volevo crederci. Sono nato alle 6 del mattino, l’ora della sveglia nella maggior parte dei miei giorni da almeno 25 anni. E puntuale e preciso, come un orologio atomico, allo scoccare dell’anniversario che, appunto, coincideva con il mio risveglio, piano piano si è fatta avanti una sensazione strana ma non brutta, s’intende. Dapprima, quasi una gioia euforica, poi una garbata consapevolezza, infine una riservata emozione.
Dopo circa due settimane, quindi, mi ritrovo a ripensare a questo momento. “Nel mezzo del cammin…”. In questi primi momenti da cinquantenne, ed anche nei giorni a seguire, mi sentivo come maturo, quasi in diritto di sfoggiare quella sensazione di “vita vissuta”, di poter (o dover) mostrare al mondo anche una sorta di superiorità, mista a insofferenza e fastidio per le cose mondane che non mi vanno a genio. Come dire “Ragazzi, ho cinquant'anni e posso, finalmente, fare e dire quello che voglio. Non stressate!”.
Poi la mia vera indole, il mio carattere più genuino e profondo è riemerso. Perché, in fondo, anche se impari a stare al mondo, ti fai le spalle grosse… alla fine, rimani quello che sei. Sì, puoi limare, smussare, addolcire, tamponare, ecc… ma sei quel che sei. La vita ti cambia, ma devi cambiare anche tu. Ma rimane (almeno per me) una scorza dura che fa di me, quel che sono per chi mi conosce davvero.
Alla fine è emersa la malinconia. Ma di cosa, poi? Del tempo passato (o perduto)? Della gioventù? Dovrei saperlo, dato che sono già entrato negli -anta. Come una lenta marea, è risalita quella voglia di stare un po’ tra me e me. Quella mia tipica riservatezza che da piccolo, forse, mi ha un po’ isolato. Però l’esperienza, la vita vissuta (come detto prima), mi permette comunque di tirare un po’ le somme e di decidere di “fregarmene” un poco, di cercare qualcosa di più semplice, di diverso. Una nuova comfort zone.
…e sono ritornato qui, su Medium. Mi sono rimesso a scrivere tra camici, scartoffie, computer, libri e pensieri lenti. Lavoro da anni in ambito chimico, prima dentro e successivamente fuori dalle sale di un laboratorio. Un posto dove si osserva, si misura, si pesa, si registra. Dove ogni virgola conta, e dove, se sbagli una sigla, il mondo non esplode… ma quasi. Eppure, mentre rincorro dati, reagenti, strumenti e normative, una parte di me continua a chiedersi: “Che ci faccio qui?” “Sarà tutto qui?” “O posso leggere Calvino e trovare la risposta tra un HPLC e un audit ISO?”
Questo pensiero nasce così. Dal tentativo di riconciliare due mondi che sembrano distanti: il tecnico e l’umano, il preciso e il poetico, la chimica e la co(no)scienza. Un esperimento personale — senza metodo validato — per esplorare cosa succede quando un tecnico si mette a pensare, e magari anche a scrivere.
Non ho inventato nulla, anzi.

“Giunto a questo punto della vita, qualche chimico, davanti alla tabella del Sistema Periodico, o agli indici monumentali del Beilstein o del Landolt, non vi ravvisa sparsi i tristi brandelli, o i trofei, del proprio passato professionale? Non ha che da sfogliare un qualsiasi trattato, e le memorie sorgono a grappoli: c’è fra noi chi ha legato il suo destino, indelebilmente, al bromo o al propilene o al gruppo -NCO o all’acido glutammico; ed ogni studente in chimica, davanti ad un qualsiasi trattato, dovrebbe essere consapevole che in una di quelle pagine, forse in una sola riga o formula o parola, sta scritto il suo avvenire, in caratteri indecifrabili, ma che diverranno chiari “poi”: dopo il successo o l’errore o la colpa, la vittoria o la disfatta. Ogni chimico non più giovane, riaprendo alla pagina “verhängnisvoll” quel medesimo trattato, è percosso da amore o disgusto, si rallegra o dispera.”
“Il Sistema Periodico” — Primo Levi
Ma ne sento la necessità, di riflessioni nate tra una vetreria sporca e una pausa caffè, tra procedure e domande senza risposte (o solo taciute). Non so dove sto andando, ma ho deciso di scriverlo mentre ci vado.
Un Chimico Lento
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- 2026-07-22 23:41:08