Anche i muri hanno le orecchie
Questo vecchio detto è ideale per descrivere la situazione attuale in cui ogni superficie, ogni oggetto tecnologico può registrarci. Siamo…
Anche i muri hanno le orecchie
Questo vecchio detto è ideale per descrivere la situazione attuale in cui ogni superficie, ogni oggetto tecnologico può registrarci. Siamo soggetti a una sorveglianza acustica pervasiva e non è fantascienza, nemmeno qualcosa di cui preoccuparci in futuro, perché sta accadendo ora. Il podcast “Life Chronicles of Dorothea Iesj S.P.U”, ci racconta questa datafication dei nostri “corpi”, delle nostre idee e dei nostri “echi”, che influenzano l’identità e la percezione di noi stessi.

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Le tecnologie ad attivazione vocale come Alexa stanno diventando pervasive. Esse sono sempre in ascolto e raccolgono dati che sono delle “manifestazioni concrete di una certa quantità di informazioni per mezzo di una sua codifica. Un dato è la manifestazione di un qualsiasi concetto (…)”. Citando Deming, “senza dati, sei solo un’altra persona con un’opinione”.
Questi dati verranno raccolti e successivamente saranno rivenduti alle aziende, dove questo materiale grezzo, ma prezioso, sarà rielaborato, generando valore. Le informazioni che noi forniamo gratuitamente sono oggetti pregiati per le imprese, che così riescono a capire i nostri bisogni e anche a diffondere un advertising personalizzato, per indurci a comprare. Questa sorveglianza continua è stata legittimata da eventi storici come la pirateria musicale e l’11 settembre, due eventi che hanno normalizzato il monitoraggio della nostra esistenza online. Però, soprattutto oggi, i dati delle persone vengono diffusi a scopo di lucro commerciale.
Quindi, Internet sa tutto di noi perché siamo monitorati, ma c’è molto di più dietro. Deborah Lupton afferma che “noi ci comprendiamo attraverso i dati digitali, che sono una forma di conoscenza di sé e una forma di contributo alle proprie idee. Sono uno dei tanti modi in cui impariamo a conoscerci”. La datafication dei nostri “corpi” è reale, ma non siamo del tutto degli utenti passivi che non possono prendere decisioni sui propri dati. “Non si tratta di essere manipolati da terzi”, come dice Lupton. Questa è la cultura del self-tracking, in cui le persone possono avere agency sui propri dati. È importante sottolineare, poi, che i dati raccolti da queste tecnologie sono solo una parte del nostro essere. Queste aziende devono capire che comprando i nostri dati o raccogliendoli gratuitamente, non stanno costruendo il “buyer persona” per intero. Sono solo “echi”, dei piccoli pezzi di noi, secondo Audrey Amsalem. Quest’ultima sottolinea anche l’importanza etica di far sapere alle persone che queste tecnologie di ascolto sono sempre in azione, stanno sempre registrando per elaborare il suono. Infatti, le nostre affermazioni possono essere distorte e usate per scopi che sono al di fuori del nostro controllo.
La Lupton conclude con una interessante analogia: i dati sono come dei pezzi umani, delle ossa che, come accadde nel ‘700-‘800, venivano venduti o rubati per vari scopi (come le lezioni di medicina). Oggi accade lo stesso con i dati digitali che, come le ossa, trovano diversi modi di utilizzo in questa nuova “Bio-economia”.
메타데이터
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