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Un sogno che si avvera: studiare all’Università Cattolica-Gemelli, Facoltà di Medicine and Surgery

A cura di MELISSA LAURENTI, 5AS

Emanuela Catone in CyberScuola · 2026-06-01 16:16 · 2 claps · 3.5 min read
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Un sogno che si avvera: studiare all’Università Cattolica-Gemelli, Facoltà di Medicine and Surgery

A cura di MELISSA LAURENTI, 5AS

Ci sono treni che decidi di non prendere. Non perché non ti interessi la destinazione, ma perché la meta è così immensa che il solo pensiero di vederla da lontano, senza la certezza assoluta di poterci arrivare, ti fa mancare il fiato.

Maggio 2025. Frequentavo il quarto anno qui al Gregorio Da Catino. Nei corridoi non si parlava d’altro: era il momento degli Open Days, quelle giornate tematiche dedicate all’orientamento universitario. Molti miei compagni si organizzavano per andare a Roma, dividendosi tra i vari appuntamenti per esplorare il mondo universitario, che fossero le facoltà della Sapienza, di Tor Vergata o di altri atenei. In quel clima di grande fermento, il 10 maggio era in programma anche l’Open Day dell’Università Cattolica- Gemelli, Facoltà di Medicine and Surgery. Io, però, presi una decisione drastica. Camminare in quel campus, respirare l’aria del posto in cui desideravo passare i successivi sei anni della mia vita, sapendo che forse non ci avrei mai preso parte da studentessa, mi avrebbe spezzato il cuore. Ho preferito proteggermi. Ho chiuso quel sogno a doppia mandata in un cassetto, per scaramanzia, per paura della delusione.

Maggio 2026. Esattamente un anno dopo, il 9 maggio, ho finalmente varcato i maestosi cancelli di Largo Francesco Vito per l’Open Day. Ma l’aria era diversa. Intorno a me c’era una marea di studenti del quarto anno, con gli occhi pieni di quella stessa curiosità disorientata che avevo io dodici mesi prima. In mezzo a loro, ero l’unica studentessa del quinto, ma soprattutto, non mi trovavo lì per cercare risposte. Ero lì perché quel posto, presso la Facoltà di “Medicine and Surgery“, da settembre sarà ufficialmente la mia facoltà.

Cosa è successo nel mezzo? È successo che ho deciso di mettermi in gioco, partecipando al bando di concorso pubblico per l’anno accademico 2026/2027. La sfida decisiva si è tenuta il 25 marzo 2026, il giorno della prova scritta. Un esame interamente in lingua inglese, composto da 65 quesiti a risposta multipla con cinque opzioni ciascuno, dove bisognava individuare l’unica risposta corretta. Una griglia millimetrica così distribuita: 2 domande di cultura generale, 20 di ragionamento logico, 18 di biologia, 12 di chimica, 4 di fisica, 4 di matematica e 5 di cultura etico-religiosa.

Oltre alla difficoltà tecnica della prova, la vera sfida era contro la statistica. I posti disponibili per i candidati comunitari ed equiparati erano appena 40 per tutta Europa, a fronte di oltre 1000 candidati agguerriti provenienti da ogni Paese dell’Unione.

La preparazione è stata una vera e propria maratona, affrontata in parallelo al normale (e già impegnativo) programma scolastico del nostro liceo. Non è stato per nulla facile coordinare tutto. Ho dovuto fare i salti mortali per ricavare il tempo necessario a studiare da sola argomenti che in classe non avevamo ancora trattato o per approfondire quelle tematiche etico-religiose che non facevano parte del mio bagaglio di studi quotidiano.

Il Gregorio da Catino, non è un semplice liceo, ma è stato la via d’accesso a questo nuovo mondo. La mia formazione viene non soltanto dal programma ministeriale svolto, ma soprattutto dall’attenzione e la cura che molti docenti ci hanno riservato: i numerosi progetti, le attività pomeridiane, i viaggi studio.

Ma quel 9 maggio, camminare per i viali di Largo Francesco Vito sapendo di aver conquistato uno di quei 40 posti, ha ripagato ogni singola ora passata sui libri. Mentre guardavo i laboratori e le aule, non c’era spazio per l’ansia o per la paura di non farcela.

MEDICINE AND SURGERY — THE CAMPUS- ROME

MEDICINE AND SURGERY — THE CAMPUS- ROME

Oggi quando penso al domani, non vedo confini o barriere geografiche. Sono una cittadina italo-svizzera, cresciuta con la ricchezza della doppia cittadinanza e con l’idea che l’orizzonte vada sempre oltre la linea in cui lo sguardo si ferma. La mia mente non ha mai avuto passaporto. La lingua inglese è la mia pelle fin da quando ero bambina: ne amo la melodia, il ritmo delle canzoni, la forza dei contenuti. Poter unire le mie radici a questa dimensione internazionale e curare le persone parlando la lingua del mondo è l’inizio del viaggio che ho sempre voluto fare.

To everyone walking our high school corridors, looking at universities with the fear of not being good enough, I just want to say this: sometimes we protect our dreams by keeping them at a distance, but the only way to make them real is to stop being afraid and start chasing them.

See you soon in Rome!


메타데이터
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