Lavanda
Ricca storia di una pianta odorosa
Lavanda
Ricca storia di un rito e di una pianta odorosa





Etimologia di “Lavanda” e “Lavanda dei piedi”

Le isole di Hyères a sud della Francia di fronte alla Provenza, ricchissime di piante di lavanda, in origine si chiamavano Stœchades.
Sembra che su queste isole i Romani abbiano scoperto la lavanda; ci sono testimonianze del suo utilizzo già a partire dal 50 d.C. grazie agli scritti di Dioscoride, che cita l’erba odorosa Stoecha apprezzandola ampiamente per le sue qualità, usata soprattutto per profumare l’acqua del bagno e come antitarme e per profumare i tessuti.

Anonimo — Rovine di un bagno romano con lavandaie.1700 ca. Philadelphia Museum of Art
Il rito della *Lavanda dei piedi in epoca latina si chiamava Pedilavium *Sant’Agostino e Sant’Ambrogio ne scrissero diffusamente già nel IV secolo, formalizzandone il significato teologico.

Ildegarda di Bingen “Libro delle sottili differenze della natura delle diverse creature» enciclopedia naturalistica e medica scritta tra il 1151 e il 1158. Descrive in modo dettagliato le proprietà di piante, elementi, pietre preziose e animali, concentrandosi sulla loro utilità per l’uomo e per la cura delle malattie. Ildegarda è stata innalzata all’onore degli altari nel 2012, da Papa Benedetto XVI. Nello stesso anno, il 7 ottobre, è stata nominata anche Dottore della Chiesa.
La Lavanda (botanica)viene menzionata per la prima volta con questo nome negli scritti di Ildegarda di Bingen (1098–1179) che ne enumera le tante proprietà.
A quel tempo il rito della Lavanda dei piedi era chiamato Mandatum termine derivato dalla prima parola dell’antifona che si cantava durante la cerimonia del Giovedì Santo: “Mandatum novum do vobis” (“Vi do un comandamento nuovo”, dal Vangelo di Giovanni 13,34)
Il passaggio da mandatum all’espressione “lavanda dei piedi” si è consolidato con la traduzione e la stabilizzazione della lingua volgare nei testi devozionali e paraliturgici tra il Trecento e il Quattrocento, per poi diventare la formula standard comunemente usata dal popolo per indicare il rito del Giovedì Santo. Il termine Lavanda mantiene una esortazione quasi imperativa: *che deve essere lavato, implicita nel termine precedente Mandatum*

Species Plantarum (1753) — Prima codificazione scientifica botanica della lavanda di Carl Linnaeus (1707–1778) medico, botanico e naturalista svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi.
La “Lavanda dei piedi” raccontata attraverso le opere d’arte
É difficile oggi pensare che un’ opera d’arte dell’antichità fosse una delle poche forme di comunicazione visiva a disposizione di un determinato gruppo sociale. Un’opera d’arte che «appariva» improvvisamente sul muro di una chiesa, non poteva che essere il centro di una forte attenzione collettiva. Era lo spazio per infinite interpretazioni e discussioni che sarebbero continuate per decenni, per secoli… Ogni dettaglio dell’opera veniva visto, rivisto, discusso infinite volte. Consapevoli di questo committente e artista intavolavano lunghe e minuziose discussioni per decidere il valore di ogni dettaglio e di ogni possibile interpretazione dell’opera, non senza scontri a volte difficili da comporre. Nelle opere che seguono vediamo infatti come i dettagli siano decisivi per raccontare in modo diverso la stessa scena.

Giotto — Lavanda dei piedi — Cappella degli Scrovegni, Padova — 1303
Gesù si appresta a compiere un atto di umiltà lavando i piedi degli apostoli, iniziando da Pietro. Gli apostoli partecipano con attenzione alla scena. Un apostolo sta slacciandosi i calzari in primo piano a sinistra, mentre Giovanni sta in piedi dietro Gesù reggendo un contenitore con l’acqua. Strana posizione del piede di un apostolo che si intravvede sotto il piede di Pietro.

Francesco Morone — Lavanda dei piedi — Museo di Castelvecchio, Verona — 1510
Gesù si accinge a compiere la lavanda. L’ampio bacile è vuoto; un giovane (senza aureola) porge l’acqua. C’è un’aria di attesa stupita. Pietro sembra recalcitrante a sottomettersi al rito. Vasari ne Le Vite racconta che Francesco Morone si ritrasse nel dipinto nel giovane, apparentemente trentenne, che porta l’acqua a Cristo.

Giovanni Agostino da Lodi — Lavanda dei Piedi — Gallerie dell’Accademia di Venezia 1500 circa
In una stanza appena visibile nella penombra, gli apostoli assistono sorpresi alla lavanda dei piedi voluta da Gesù, che li lascia un po’ sbigottiti, tanto che il Cristo sembra essere irritato dalla loro incapacità di comprendere. Con l’eccezione di Pietro, seduto in primo piano mentre riceve il lavaggio da parte di Gesù, tutti gli apostoli sono allineati in piedi in secondo piano, in isocefalia, cioè con le teste tutte alla stessa altezza. La situazione è attiva: La bacinella in maiolica colma d’acqua, dà all’artista la possibilità di cimentarsi nella realizzazione di riflessi di “lustro» — il piede di Pietro è già sull’acqua , un inserviente, sulla destra, che sta preparando la spugna per asciugare i piedi a Pietro.

Giovan Francesco Caroto — Lavanda dei Piedi — Museo di Castelvecchio , Verona 1530
Il bel bacile di rame è colmo d’acqua, Pietro sembra voler trattare con Gesù per evitare la lavanda; Gesù conferma la sua intenzione e un apostolo alle sue spalle invece si prepara alla lavanda; gli altri apostoli commentano tra loro. Il cartiglio nella parte alta del dipinto mostra un dettaglio del Salmo 50, in latino: “LAVABIS ME D[OMINE] ET SVP[ER] NIVEM DE[ALB]ABOR” (Mi laverai, Signore, e sarò più bianco della neve).

Jacopo Tintoretto– Lavanda dei Piedi — Museo del Prado , Madrid 1548
La situazione è fluida La Lavanda dei piedi da parte di Gesù non crea nessun imbarazzo: Pietro ha un piede nell’acqua, un apostolo si toglie i calzari, un altro si sta spogliando e altri ancora parlano tra loro; è una situazione di famiglia accentuata dalla presenza tranquilla del cane.

Sieger Köder — Lavanda dei Piedi — Sieger Köder Museum — Ellwangen 1989
Gesù e Pietro che s’inchinano profondamente l’uno verso l’altro. Gesù è inginocchiato, quasi prostrato davanti a Pietro in un gesto assoluto, non si vede nemmeno il suo volto. In questo momento Gesù è soltanto servizio per quest’uomo davanti a lui. E così vediamo il suo volto rispecchiato nell’acqua, sui piedi di Pietro. Pietro s’inchina verso Gesù. La sua mano sinistra ci parla di rifiuto: “Tu Signore vuoi lavare i piedi a me?” (Gv 13,6). La sua mano destra e il suo capo, in contrasto, si appoggiano con tutto il loro peso sulla spalla di Gesù. Pietro non guarda al Maestro, non può vedere neppure il suo volto che appare nel catino. Di conseguenza non è il volto di Gesù che è al centro dell’immagine, ma il volto luminoso di Pietro sul quale si riflette il segno della dignità riacquistata. Il tappeto blu contrasta con i colori marroni, i colori della terra, che predominano nell’immagine. Il tappeto blu indica che il cielo si trova ora sulla terra, lì dove si vive il dono di sè per l’altro. L’immagine ci dice: se noi cristiani stiamo cercando il volto di Cristo, dobbiamo lasciarci condurre ai piedi degli altri, impegnarci in un servizio che riconosce la dignità, che accetta il bisogno dell’altro.
Don Carlo Menozzi, parroco della Unità pastorale Terre del Perdono

I colori, le immagini i paesaggi della lavanda
Gian Franco Gasparini
difficilmente riusciamo a immaginare il colore “lavanda” che molto spesso viene evocato. Infatti il color Lavanda è una famiglia bella e numerosa. Può aiutare a capire questa complessità il fatto che la stessa lavanda — la pianta — è presente in numerose specie e varietà che solo in Europa e nel Mediterraneo sono già tante:










L’autorevole colorimetro Pantone — una specie di Bibbia dei colori per gli architetti — dedica una bella gamma di colori alla lavanda, indicandone uno (il primo a sinistra) come archetipo, il più lavanda di tutti.

Un caso di doppia personalità

SAGRATO DELLA PIEVE DI PIANZO
Abbiamo scattato questa foto (notate il pilastro di ingresso al sagrato appena visibile sul lato destro) e l’abbiamo data in pasto alla A.I. chiedendo di mettere una coltivazione di lavanda.

FOTOMONTAGGIO A.I. DI SAGRATO DI PIANZO CON LAVANDA
Presa dalla foga digitale A.I. ha fatto un lavoro immediato e rapidissimo eliminando l’ “inutile” pilastro a destra (ricordate). La Lavanda “riempie” in modo totalizzante lo spazio. L’immagine fa presagire che il campo continui anche alle spalle dell’osservatore; probabilmente egli stesso sta con i piedi in mezzo ai cespugli di lavanda.
Poi abbiamo chiesto ad A.I. di produrre una versione ad acquerello:

ACQUERELLO DEL SAGRATO DI PIANZO CON LAVANDA – Elaborazione A.I.
Sorpresa: riappare il pilastro sulla destra! Lo spazio del Sagrato torna ad avere una sua precisa dimensione. Perchè lo ha fatto? Forse per un desiderio di decorazione aggiuntiva? Tanto è vero che il pilastro è stato addirittura aumentato rispetto alla foto originale.
Un ultima considerazione: il fotomontaggio con lavanda è un falso perchè una foto è una foto e deve dire il vero! La versione ad acquerello non è un falso, perchè una espressione artistica è libera di interpretare la realtà.
Morale A.I. come minimo possiede una doppia personalità: una truffaldina e una romantica.
Il mondo della lavanda
Un viaggio tra natura, benessere e tradizione — Christin Faerber

Christin Faerber Laurea in Assistente Sociale, Pedagogista e Imprenditrice Agricola

Azienda agricola fondata nel 2022 — luogo di benessere e inclusione coltivazione di Lavanda Angustifolia e altre erbe officinali come calendula, menta, melissa, camomilla

Valori di Tinifa

rispetto dell’ambiente / coltivazione naturale / sostenibilità / artiginalità / inclusione sociale / benessere della persona e della comunità
La Lavanda Angustifolia di Tinifa

Appartiene alla famiglia delle Lamiaceae (rosmarino, salvia, timo, menta) insieme a oltre 45 specie: tra tutte le specie la Lavanda Angustifolia, o Lavanda vera o Lavanda officinalis, coltivata da Tinifa è la più pregiata è con una produttività molto ridotta.

“angustifolia” significa “foglie strette”; è una pianta perenne che forma piccoli cespugli, da 40 a 70 cm. Ha foglie strette, grigio-verde; spighe con piccoli fiori viola molto profumati, il profumo deriva dagli oli essenziali contenuti nelle ghiandole sui fiori e foglie; il fusto con il tempo diventa legnoso; ha radici profonde e può vivere molti anni se viene curata.
La coltivazione della Lavanda Angustifolia

predilige i terreni poveri e ben drenati, richiede tanto sole e poca acqua, buona ventilazione, non sopporta ristagni idrici, umidità eccessiva. La coltivazione di Tinifa è fatta a mano in un modo naturale al 100 %.
Il ciclo della pianta


La raccolta avviene quando il contenuto di olio essenziale é al massimo. Successivamente la lavanda viene essiccata oppure distillata per ottenere olio essenziale e idrolato.
I benefici della Lavanda angustifolia
Benefici sul sistema nervoso e benessere psicofisico

Benefici sul sistema muscolare

Benefici sulla pelle

Benessere digestivo

Aromaterapia

La Lavanda angustifolia in cucina
È la specie più adatta all’uso alimentare grazie al suo aroma delicato.

Si abbina perfettamente con limone, miele, vaniglia, pesca, albicocca e cioccolato bianco. Va sempre utilizzata con moderazione!
I prodotti di Tinifa
Ogni prodotto racconta la storia di una coltivazione rispettosa della natura e fatta con cuore e passione.

Prodotti Tinifa


Dove trovare i prodotti Tinifa
whatsapp catalogo (casa) — Gruppo 0 km — GAS Montecchio — Mercatino “Sospeso su calanchi” Canossa — Festa delle Castagne Roncaglio. www.tinifa.eu
Assaggi a base di Lavanda


Pane alla lavanda Grani e Mani — Ricotta di pecora Pascoli Alti con fiori di lavanda e scroza di limone
Pane alla lavanda con ricotta alla lavanda e scorza di limone.


Crackers Grani e Mani — Pecorino con fiori di lavanda, caseificio Pascoli Alti

Pecorino con fiori di lavanda — Caseificio Pascoli Alti

Biscotti alla lavanda Tinifa




Biscotti alla lavanda Tinifa — gelato alla lavanda, gelateria La Carapina


Gewürztraminer con fiori di lavanda

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