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C’ERA UNA VOLTA IL WEST

La fine del mito

ControCultura · 2026-03-26 13:30 · 0 claps · 5.2 min read
#wild-west #mitos #sergio-leone #sviluppo
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C’ERA UNA VOLTA IL WEST

La fine del mito

“C’era una volta”… basta ascoltare queste parole per sentirsi riaffiorare qualcosa di familiare e di profondo. Richiamano alla mente pomeriggi sospesi davanti alla televisione ed evocano favole raccontate da una voce familiare. Questa espressione ci trasporta altrove, in un tempo lontano, indefinito, che non abbiamo mai vissuto, ma dove ogni cosa poteva essere realtà. In C’era una volta il West, Sergio Leone riesce a trasportarci in una favola ambientata in un tempo remoto e selvaggio, utilizzando un’ ambientazione che nell’immaginario comune è espressione di libertà e spazi sconfinati, il “selvaggio West”. In questo mondo la legge era incarnata da uomini rudi e risoluti, e i criminali erano persone che fluttuavano tra una società che non era ancora del tutto compiuta e l’indomita natura dell’Ovest americano, fatta da canion, montagne e deserti.

La favola ci racconta la storia di Brett McBain, che aveva acquistato un terreno apparentemente arido e inadatto alla coltivazione, trasferendovi con la sua famiglia. Subito il pubblico è colpito da una scena cupa e profondamente disturbante, la famiglia McBain viene brutalmente sterminata da un gruppo di pistoleri. Da questo momento entrano in scena tutti i personaggi che daranno forma alla vicenda. Ognuno di loro, spinto dalle proprie motivazioni, cerca di impossessarsi della terra lasciata dal defunto McBain. Queste storie, apparentemente separate, si intrecciano e si incastrano tra loro, componendo un unico, complesso mosaico narrativo.

Il film ci presenta, attraverso le prime iconiche scene, i protagonisti di questa storia:

  • Harmonica, il pistolero; figura dal passato sconosciuto, che arriva in città per farsi vendetta.
  • Cheyenne, il fuorilegge; colui che incarna il West, un mondo duro dove solo chi è forte può far sentire la propria voce.
  • Frank, Il killer; un sicario al soldo del miglior offerente, il braccio armato di chi ha potere.

Sergio Leone trasforma il genere western americano, caricando i personaggi di una profondità nuova, lontana dai modelli classici di genere, rendendoli più ambigui, crepuscolari e profondamente umani. Pur con questa nuova rielaborazione, i tre personaggi sono la rappresentazione degli archetipi del cinema western e del mondo di frontiera. Un mondo dove la pistola arriva prima della legge.

Insieme a loro, vengono presentati altri personaggi:

  • Jill; prostituta proveniente da New Orleans e sposata in segreto con il vecchio McBain. Venuta a conoscenza della tragedia che ha colpito la sua nuova famiglia, diventa erede del terreno e dei pericoli che esso porta con sé.
  • Morton; Il magnate delle ferrovie, proprietario della compagnia incaricata della costruzione della linea destinata a raggiungere la costa del Pacifico.

A prima vista possono sembrare figure secondarie nella narrazione western del film; in realtà, sia Jill McBain che Morton incarnano la modernità che irrompe nel West. Le loro presenze si intrecciano lungo tutto il film, accompagnando e accelerando il tramonto di quel mondo sospeso tra mito e realtà, nel suo ultimo, inevitabile atto. Jill, a differenza degli uomini che la circondano, non vive né di violenza né di mito, ma di costruzione e adattamento. Accetta il cambiamento, si radica nello spazio, trasforma una terra contesa in un luogo abitabile e redditizio, diventando così espressione della nascita di una società stabile e civile. Morton, rappresenta la categoria dei businessman, che attratti dalle infinite possibilità create dall’espansione verso Ovest, iniziano ad investire in ferrovie, miniere ed industrie. E’ un uomo costretto sulla sedia a rotelle per la malattia, ma la sua forza non risiede nelle armi o nel coraggio, bensì nel denaro e nella capacità di pianificare e manipolare le vite degli altri per raggiungere i propri scopi. È l’emblema della modernità che soppianta il mondo dei pistoleri e dei fuorilegge, dove la legge del più forte lascia il posto a quella del capitale.

Il colpevole del massacro della famiglia McBain è proprio Morton, che assolda Frank e i suoi scagnozzi, per arrivare dove il denaro non può, togliendo di mezzo l’unico ostacolo tra lui e il terreno tanto ambito. Non prevedendo l’arrivo di Jill, moglie ed ereditiera della proprietà Sweetwater. Proprio lo stesso nome della proprietà spiega il motivo dell’ossessione che provoca quel terreno. Infatti è l’unico luogo della zona in cui si trova una falda d’acqua sufficiente a soddisfare il rifornimento idrico delle locomotive a vapore transcontinentali. Da qui nasce il conflitto, poiché chi controlla quella terra controlla anche una risorsa strategica per il progresso e quindi il futuro economico dell’intera regione. La contesa per Sweetwater, così come l’ossessione per il controllo delle risorse necessarie alla ferrovia, non è solo una trovata narrativa. Riflette fedelmente un momento storico reale, in cui l’espansione verso ovest degli Stati Uniti e la costruzione delle ferrovie trasformarono radicalmente il territorio e la società.

L’espansione verso ovest degli Stati Uniti d’America ebbe inizio dopo la vittoria nella guerra d’indipendenza contro l’Impero britannico nel 1783, ma procedette in modo lento e graduale. Uno stato appena nato doveva prima rafforzare il suo potere e poi pensare ad un’espansione, e fu proprio la scelta del governo centrale. Il paese era talmente grande che, ad inizio 800’, né l’economia né i mezzi di trasporto e di comunicazione potevano permettere un allargamento rapido verso la costa del pacifico. A metà del XIX secolo, la situazione cambiò, il paese era pronto per un’espansione su larga scala. L’economia capitalista in crescita favoriva la nascita di numerose imprese, tutte alla ricerca di materie prime. La popolazione aumentava e le famiglie desiderose di trasferirsi per ottenere un terreno da coltivare e cercare fortuna crebbero rapidamente. Le terre dell’Ovest, grazie ai primi insediamenti e ai progressi tecnologici, non apparivano più così ostili come un tempo. Nel 1862, durante la guerra civile, Abraham Lincoln firmò il Homestead Act e il Pacific Railway Act, due leggi che trasformarono radicalmente il West. Il primo favoriva l’insediamento e l’agricoltura concedendo terre gratuite ai coloni, il secondo autorizzava la costruzione della ferrovia transcontinentale, collegando est e ovest e facilitando commercio e trasporto. Insieme, queste leggi portarono ordine e modernità nella frontiera, preparando il terreno a un nuovo assetto sociale ed economico e segnando il tramonto del West selvaggio.

Proprio in questo momento storico è ambientata la nostra favola, in un periodo cruciale per gli Stati Uniti, quando la legge e il progresso tecnologico iniziarono a domare la natura e lo spirito di territori che per secoli erano stati la dimora delle compiante popolazioni native americane.

La transizione fu aggressiva e inarrestabile, la modernità arrivò dirompente, cavalcando i cavalli di metallo che sbuffavano un fiato nero.

Il vero protagonista del film è quindi la ferrovia, che rappresenta l’arrivo della modernità e dello stato. Essa pone fine ad un epoca grottesca, dove le persone arrivarono in un territorio inesplorato, alla ricerca di fortuna e con la speranza di una vita migliore. Il treno porta con se la legge, l’organizzazione e la burocrazia, muore quel luogo sospeso nel tempo, intriso di epicità e leggenda. Il film ci narra la transizione dal quasi stato di natura del selvaggio West alla nascita degli Stati Uniti moderni come li conosciamo noi oggi.

Nell’ultima scena, mentre in sottofondo risuonano i martelli degli operai intenti a costruire la ferrovia, i tre archetipi del West svaniscono uno dopo l’altro. Harmonica, Cheyenne e Frank escono di scena perché in quel nuovo mondo non c’è più spazio per loro. La società del passato si dissolve, mentre emerge una società regolata dalla legge, dall’ordine e dal progresso. Così si chiude la favola del selvaggio West. Gli uomini, un tempo padroni indiscussi della frontiera, diventano ricordo e mito, mentre il vero protagonista, la ferrovia, avanza, inarrestabile, verso il futuro.

Questa è la storia dell’arrivo della modernità, dello sviluppo tecnologico che porta con sé vantaggi e svantaggi alle persone, le quali vengono investite da esso. E’ la storia della nascita della nazione americana odierna, della fine di un mondo anarchico e dell’inizio del mondo contemporaneo.

In questo nuovo ordine, Stato e progresso procedono insieme, indissolubili, e chi non riesce ad adattarsi viene travolto, destinato a sopravvivere solo come racconto e memoria di ciò che fu.

Chi sono le vere vittime di questa storia? La famiglia McBain? La libertà stessa?

E nella nostra realtà, se al posto della falda d’acqua ci fossero riserve di petrolio, chi pagherebbe il prezzo dello sviluppo?

“A Sergio Leone, l’italiano che inventò l’America”

Articolo di Leonardo Agostinelli


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