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Global Risk Report 2026: alla scoperta del futuro

Un decennio caratterizzato da una profonda instabilità.

Impronta Etica · 2026-02-05 10:33 · 0 claps · 6.7 min read
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Global Risk Report 2026: alla scoperta del futuro

Un decennio caratterizzato da una profonda instabilità.

Il **Global Risks Report 2026 del [World Economic Forum](https://www.weforum.org/), arrivato alla sua 21ª edizione, lancia un messaggio piuttosto chiaro: il mondo sta entrando in una fase di forte instabilità. Il Rapporto, basato sulle risposte di oltre 1.300 esperti ed esperte internazionali raccolte tramite il Global Risks Perception Survey**, prova a leggere il futuro guardando a tre orizzonti temporali: il presente (2026), il breve–medio periodo (fino al 2028) e il lungo termine (fino al 2036), con l’obiettivo di aiutare governi, imprese e Istituzioni a orientarsi in uno scenario sempre più complesso.

La parola che ritorna più spesso tra le pagine del Report è una sola: incertezza. Per molti degli intervistati il contesto globale dei prossimi anni sarà tutt’altro che stabile, infatti, circa la metà prevede uno scenario “turbolento” o addirittura “tempestoso” già nel breve periodo, e la percentuale sale ancora se si guarda al prossimo decennio; le prospettive davvero serene sono infatti poche, se non pochissime.

Preoccupa nel breve termine la situazione geo-economica

Uno dei grandi cambiamenti messi in luce dal Rapporto è il modo in cui stanno evolvendo i rapporti tra Paesi, in quanto il vecchio multilateralismo, basato sulla cooperazione e sulla fiducia reciproca, sembra sempre più sotto pressione. Al suo posto si sta facendo strada un mondo frammentato e multipolare, in cui Stati e potenze tendono a pensare prima di tutto ai propri interessi nazionali. Il risultato inevitabile che ne deriva è un clima di competizione continua, fatto di sempre meno trasparenza, più protezionismo e regole condivise sempre più fragili.

In questo contesto non sorprende che, tra i rischi più gravi nel breve termine, al primo posto per il 2026 ci sia la confrontazione geoeconomica: la guerra non si combatte solo con le armi, ma anche con sanzioni, restrizioni commerciali, politiche industriali aggressive e pressioni sulle catene di approvvigionamento. Resta alta anche la preoccupazione per i conflitti armati tra Stati, segno che le tensioni geopolitiche possono trasformarsi molto rapidamente in crisi militari. Ma non è solo una questione di politica internazionale, infatti, il Report insiste molto anche su ciò che accade all’interno delle società: polarizzazione politica e sociale, crescita dei movimenti estremisti e sfiducia verso le Istituzioni stanno mettendo sotto stress le democrazie. A tutto questo si aggiunge la disuguaglianza, che per il secondo anno consecutivo viene indicata come il rischio più “connesso” di tutti, si tratta infatti di un fattore capace di amplificare crisi economiche, sociali e politiche.

Anche sul piano economico le preoccupazioni non mancano: l’inflazione, il rallentamento della crescita, la crisi del debito e possibili bolle speculative stanno facendo risalire i rischi economici nelle classifiche rispetto agli anni passati, a causa del timore che shock improvvisi possano avere effetti a catena molto pesanti su mercati, imprese e cittadini.

L’AI aumenta il suo peso nel dibattito al World Economic Forum

Grande attenzione è riservata anche alla tecnologia, in particolare all’intelligenza artificiale che, se da un lato rappresenta una straordinaria opportunità, dall’altro porta con sé rischi sempre più evidenti come la disinformazione e i cyber-attacchi, che già oggi sono presenti tra le principali minacce.

Guardando più avanti, l’IA emerge quindi come uno dei rischi destinati a crescere di più nel prossimo decennio, soprattutto per il suo impatto su lavoro, sicurezza e coesione sociale. Infatti, nonostante le stime del Report indichino che entro il 2030 potrebbero andare perduti circa 92 milioni di posti di lavoro, si potrebbero creare 170 milioni posizioni nuove. Stando ai numeri il saldo sembra quindi positivo, il nodo centrale non riguarda però il numero totale degli impieghi disponibili, ma il fatto che i lavori che possibilmente scompariranno e quelli che nasceranno non coincidono. Se le mansioni tradizionali verranno sostituite dall’automazione o dall’innovazione tecnologica, le nuove opportunità richiederanno competenze diverse, più specialistiche, e si concentreranno in settori differenti, dunque, chi perde il lavoro potrebbe non essere automaticamente in grado di accedere alle nuove posizioni disponibili.

Il cambiamento, inoltre, avviene in tempi molto rapidi e in maniera diseguale, colpendo alcune professioni, settori e aree geografiche più di altri. Per questo, la sfida principale non consiste nel creare nuovi posti di lavoro, ma di stare al passo con la transizione, quindi investire in formazione e riqualificazione, per cercare di ridurre o quantomeno arginare e contenere il rischio di esclusione dal mercato lavorativo e di aumento delle disuguaglianze tra chi riesce ad aggiornare rapidamente le proprie competenze e chi rimane intrappolato in ruoli destinati a scomparire.

L’intelligenza artificiale è quindi riconosciuta come una forza destinata a ridefinire l’economia globale, il lavoro e i rapporti di potere, ma il suo ruolo viene momentaneamente oscurato da un presente dominato da conflitti e rivalità. Infatti, l’impatto dell’AI sul lavoro, la sicurezza e la coesione sociale, non dipende dalla tecnologia in sé, ma da come viene gestita e governata: senza una regolamentazione accurata rischia di aumentare disuguaglianze e senso di insicurezza, al contrario, invece, può rafforzare la protezione sociale e la fiducia collettiva.

I rischi ambientali rimangono un campanello d’allarme nel lungo periodo

Al contrario, nel breve periodo i rischi ambientali sembrano passare un po’ in secondo piano rispetto a quelli economici e geopolitici, infatti, eventi climatici estremi e crisi ambientali scendono nelle priorità immediate, ma solo temporaneamente. Se si guarda al 2036, il clima torna prepotentemente al centro della scena a causa di eventi meteorologici estremi e perdita di biodiversità, i quali vengono indicati come le minacce più gravi in assoluto, con la maggioranza degli esperti che prevede uno scenario molto critico.

In sintesi, si può affermare che il Global Risks Report 2026 segna un significativo cambio di passo rispetto al passato. Una nuova era di rischi globali e di equilibrio geopolitico, stabilendo un nuovo orizzonte da considerare nelle scelte quotidiane di organizzazioni e governi. Se negli anni scorsi i rischi ambientali dominavano sia nel lungo che nel breve termine e la tecnologia era vista soprattutto come una leva positiva di crescita, oggi troviamo un quadro che pone in primo piano temi geopolitici di odine sociale. Si compone l’immagine di un mondo più diviso, competitivo e instabile.

In uno scenario polarizzato e minacciato da conflitti e crisi militari, rimane presente la minaccia climatica soprattutto nel lungo periodo, permangono profonde disuguaglianze sociali che rischiano di innescare profonde divisioni sistemiche e affiora l’Intelligenza Artificiale come nuovo elemento di criticità. Se da un lato la tecnologia continua a configurarsi come strumento di crescita e sviluppo, i nuovi risvolti del progresso digitale rischiano di inasprire crisi e rischi già esistenti, abilitando disparità sociali e frammentazione nel contesto mondiale, perché il cambiamento non avviene in modo uniforme né equo. Questo perché non tutti affronteranno la trasformazione partendo dallo stesso punto: l’AI tenderà a favorire i contesti che già dispongono di competenze avanzate, mentre verranno penalizzati quelli che partono da condizioni più fragili e meno strutturate, e il risultato sarà un divario ancora più grande tra gli “inclusi” e gli “esclusi” della transizione. La prospettiva non è quindi positiva perché ciò che si prospetta con il rapido sviluppo dell’AI è un’amplificazione di ciò che già esiste: le disuguaglianze, i modelli economici concentrati nelle mani di pochi, premiando chi è già forte. Sommando a questo anche la velocità di trasformazione dell’Intelligenza Artificiale, queste dinamiche contribuiscono ad amplificare le asimmetrie tra Paesi e a rafforzare la polarizzazione e la frammentazione già esistenti.

Conclusioni

In conclusione, il Rapporto sottolinea ancora una volta come i rischi non siano da considerare mai da soli come entità separate, ma si intrecciano, si rafforzano a vicenda e creano un circolo vizioso difficile da spezzare, una rete complessa di sfide che genera un effetto domino a cascata nel nostro mondo globalizzato. Per agire quindi in modo positivo con questa permanente instabilità strutturale, serve ritrovare la fiducia in una governance globale fatta di collaborazione e impegno comune di risorse. Gestire le singole crisi una volta che esse si sono verificate, non può rappresentare un modo solido per generare un futuro virtuoso che sappia rispondere ai profondi fenomeni che lo scuoteranno. Il mondo è chiamato a passare da una logica di risk management a un impegno preventivo e di ampie vedute, che coinvolga il sistema nella sua interezza.

In questo scenario fatto di equilibri sempre più fragili, diventa fondamentale per le imprese comprendere le conseguenze che questo scenario globale produrrà sui loro equilibri e come esse possono agire da protagoniste in modo proattivo. Serve fermarsi a osservare e provare a capire dove stiamo andando, analizzando il proprio ruolo e gli strumenti a propria disposizione. È per questo che **Impronta Etica segue ogni anno con attenzione le evoluzioni dello scenario globale e i megatrend che lo caratterizzano, diffondendo consapevolezza sul tema all’interno della propria base associativa e nel contesto esterno. Ed è proprio questa lettura che conferma, anno dopo anno, il fatto che la sostenibilità, in tutte le sue forme, non è un’opzione, ma una necessità**; integrare la sostenibilità nelle scelte quotidiane, pubbliche e private, significa scegliere la prevenzione invece della reazione, ed è proprio in questo modo che si ha la possibilità di costruire sistemi più resilienti, inclusivi e capaci di durare nel tempo.

Maggiori informazioni sono disponibili al seguente **link**.

*A cura di Impronta Etica**

*Impronta Etica è un’Associazione senza scopo di lucro costituitasi nel 2001 per la promozione e lo sviluppo della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa (RSI)


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