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Anche i duri come Putin piangono

L’altra sfera maschile

Mario Mancini · 2026-05-20 14:08 · 0 claps · 7.1 min read
#cinema #film #movies #cultura #arte
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Anche i duri come Putin piangono

L’altra sfera maschile

*Vai agli altri articoli della serie “Indovina chi viene a cena? Il grande cinema*

Guarda il trailer di “Moonlight — Tre storie di una vita” (2016) di Barry Jenkins. Apprezzato da critica e pubblico, il film ha vinto 4 premi Oscar — Miglior film, Miglior attore non protagonista a Mahershala Ali e Miglior sceneggiatura non originale a Barry Jenkins e Tarell Alvin McCraney — su 8 candidature. Ha ottenuto anche il Golden Globe per il Miglior film drammatico. Nel mondo ha conquistato oltre 220 premi e più di 300 candidature.

Guarda il trailer di “Moonlight — Tre storie di una vita” (2016) di Barry Jenkins. Apprezzato da critica e pubblico, il film ha vinto 4 premi Oscar — Miglior film, Miglior attore non protagonista a Mahershala Ali e Miglior sceneggiatura non originale a Barry Jenkins e Tarell Alvin McCraney — su 8 candidature. Ha ottenuto anche il Golden Globe per il Miglior film drammatico. Nel mondo ha conquistato oltre 220 premi e più di 300 candidature.

COPERTINA

“Moonlight” racchiude già nel titolo un significato. La luce della luna è riflessa, notturna. Non è la sunlight: forte, accecante. È una luce più intima, un tempo che indulge alla fragilità e al senso della finitezza.

Da Little a Black

Al chiaro di luna il nero sembra blu. Chiron, il protagonista, è un ragazzo afroamericano mingherlino, fragile, sensibile, incerto sulla propria sessualità. Si lega a Juan, duro e spacciatore, e alla sua compagna Teresa.

In realtà vive con la madre tossicodipendente nel quartiere di Liberty City, a Miami. Qui va incontro a una metamorfosi: il bambino deriso e umiliato diventa lentamente la nemesi della propria fragilità.

Lo conosciamo introverso, incline al pianto, e lo ritroviamo adulto nei panni di un duro, chiuso dentro una specie di esoscheletro. Da “Little” diventa “Black”, costruendosi come il doppio di Juan.

Le corazze squarciate

L’armatura bianca di Lancillotto, nel film di Robert Bresson, sembra inviolabile, finché non lo vediamo avanzare sopra un letto di cadaveri di uomini sigillati nella loro corazza, lui stesso barcollante e smarrito.

La sua armatura è ormai ammaccata, sferragliante. Dentro c’è un uomo affranto, procede a stento, sull’orlo del pianto, mentre la luce lunare si appresta ad avvolgere le “umane sventure” nelle quali sprofonda.

Anche Black, ora pusher di Atlanta, indossa una corazza: i denti d’oro, il fisico scolpito, la Chevrolet Caprice, il silenzio intimidatorio. Quando ritrova dopo 10 anni Kevin, il primo amore, tutto questo si incrina.

Va da lui a Miami e si scioglie. È il cedimento di chi ha portato troppo a lungo il peso della durezza come unica forma possibile di sopravvivenza, quando l’esistenza è anche fragilità, sentimento e finitezza.

Due mostre sulla sfera maschile

“Moonlight”, un film bellissimo e intenso, mi dà l’abbrivio per introdurre il tema di questa settimana: la corazza maschile, al centro di due mostre in corso nei Paesi Bassi fino all’estate 2026.

La prima è Beyond the Manosphere: Masculinities Today allo Stedelijk Museum di Amsterdam, aperta fino al 2 agosto. La seconda è Am I Masculine? al Noordbrabants Museum di den Bosch, fino al 14 giugno.

Insieme, le due mostre radunano opere di una cinquantina di artisti — scultura, video, performance, fotografia — per riflettere su un tema oggi molto discusso: il senso della sfera maschile.

La mostra dello Stedelijk

La mostra *Beyond the Manosphere: Masculinities Today *allo Stedelijk Museum non prende semplicemente le distanze dalla manosphere, ma invita a respirare fuori dall’atmosfera satura della virilità esibita.

La curatrice Melanie Bühler ha riunito 35 artisti, tra cui Tetsumi Kudo, Sophie Calle, Paul McCarthy e Mike Kelley, in un percorso che attraversa mezzo secolo. Non una storia, ma uno spazio di discussione.

Il filo conduttore è l’altra sfera maschile: più sfumata, meno vociante. La mostra non elude i problemi della mascolinità, ma suggerisce che tenerezza, cura e vulnerabilità possano essere anch’esse forme di virilità.

L’artista americano Sands Murray-Wassink espone tre dipinti di cavalli su tessuto stampato. A tre anni il nonno psicanalista lo sottopose a una terapia per mascolizzarlo: i cavalli erano per le bambine.

Zhana Ivanova ha coreografato una performance con sei uomini che si mischiano, si sfidano, si studiano. Tolta la presenza femminile, le gerarchie di potere tra uomini emergono nella forma più brutale.

Vai a una selezione delle opere esposte alla mostra Beyond the Manosphere: Masculinities Today allo Stedelijk Museum di Amsterdam

Vai a una selezione delle opere esposte alla mostra Beyond the Manosphere: Masculinities Today allo Stedelijk Museum di Amsterdam

La mostra di den Bosch

*Am I Masculine? *al Noordbrabants Museum di den Bosch, curata da Roberto Luis Martins, non osserva la mascolinità dall’esterno. La attraversa come chi ci vive dentro, cercando di darle un senso diverso.

Il percorso si apre con una sala dominata da un ring da kickboxing, sculture greche e romane di Apollo ed Ercole, video di incontri di boxe e clip di Andrew Tate. È la mascolinità nella sua vulgata steroidea.

Man mano che il visitatore avanza, le immagini si fanno più rarefatte. La mascolinità si ammorbidisce, si complica. Nell’ultima sala i manichini indossano gonne, tacchi, pantaloncini da boxe.

Martins ricorda che fino alla fine del Settecento gli uomini portavano parrucche, merletti, tacchi e cipria. Fu la Rivoluzione francese a imporre la sobrietà di un abbigliamento scuro, disadorno.

Questa idea è ancora dominante. La mostra la mette in discussione con la stessa naturalezza con cui Prince si copriva di glitter e il ginnasta olandese Yuri van Gelder mostrava il proprio corpo luccicante.

Guarda il trailer del documentario Netflix Inside the Manosphere. Louis Theroux entra nel mondo degli influencer maschili radicali, tra testosterone, misoginia e culto della forza, cercando di capire le paure e le fragilità che li alimentano.

Guarda il trailer del documentario Netflix Inside the Manosphere. Louis Theroux entra nel mondo degli influencer maschili radicali, tra testosterone, misoginia e culto della forza, cercando di capire le paure e le fragilità che li alimentano.

Il nuovo totem della mascolinità

Le due mostre fotografano un momento di transizione. Nella cultura digitale e di genere, la risposta alla crisi dell’identità maschile ha preso una direzione più radicale che chiama in causa anche un ormone.

Leggo che negli Stati Uniti le prescrizioni di testosterone sono passate da meno di un milione nel 2000 a quasi dodici milioni nel 2025. Più che una statistica sanitaria, sembra ormai una statistica antropologica.

La narrazione che accompagna questa diffusione è semplice: basso testosterone significa debolezza, perdita di energia, minore sicurezza di sé. Influencer, coach trasformano così l’ormone in sinonimo di virilità.

Molti giovani si procurano il farmaco senza esigenze terapeutiche, attraverso piattaforme online o circuiti non regolamentati. Su Reddit si condividono esami, dosaggi, effetti fisici e fotografie del prima e del dopo.

Il testosterone può aumentare la massa muscolare e modificare la percezione del proprio corpo. Ma assunto senza necessità può compromettere la fertilità, tanto da essere studiato come contraccettivo maschile.

Guarda il trailer del documentario Netflix Inside the Manosphere. Louis Theroux entra nel mondo degli influencer maschili radicali, tra testosterone, misoginia e culto della forza, cercando di capire le paure e le fragilità che li alimentano.

Guarda il trailer del documentario Netflix Inside the Manosphere. Louis Theroux entra nel mondo degli influencer maschili radicali, tra testosterone, misoginia e culto della forza, cercando di capire le paure e le fragilità che li alimentano.

Testosterone e crisi finanziarie

In ambienti ad alta competizione e a forte prevalenza maschile — come la finanza e la borsa — dove la prestazione tende a prevalere su ogni altro valore il testosterone sembra giocare un ruolo tutt’altro che marginale.

Se ne accorse il neuroeconomista John Coates studiando i trader della City di Londra. Nei periodi di mercato al rialzo i livelli di testosterone aumentano, alimentando propensione al rischio e onnipotenza.

È un circolo che si autoalimenta. Più il mercato sale, più testosterone viene prodotto. Più testosterone circola, più i trader assumono rischi estremi. Fino al momento in cui la bolla si affloscia.

Coates definisce questo meccanismo the hour between dog and wolf: l’ora del crepuscolo in cui il cane diventa un lupo. Molte crisi finanziarie recenti sembrano seguire, almeno in parte, questa dinamica.

La soluzione di Coates è provocatoria: più donne e uomini anziani nelle sale operative. Meno testosterone in circolazione, mercati più stabili. La fragilità consapevole come antidoto agli eccessi della virilità.

Due edizioni di The Hour Between Dog and Wolf (2012) di John Coates, neuroeconomista ed ex trader di Wall Street. Nel libro Coates collega testosterone, propensione al rischio e crisi finanziarie studiando per anni il comportamento dei trader.

Due edizioni di The Hour Between Dog and Wolf (2012) di John Coates, neuroeconomista ed ex trader di Wall Street. Nel libro Coates collega testosterone, propensione al rischio e crisi finanziarie studiando per anni il comportamento dei trader.

Un oceano di lacrime non versate

Nella mostra di den Bosch è presente un’installazione dal titolo An Ocean Full of Tears che sembra ispirata da un passaggio del film Moonlight: Chiron e Kevin siedono al chiaro di luna sulla spiaggia di Miami.

È un momento intimo. I due ragazzi ascoltano la brezza del mare che attraversa l’aria umida della notte. È una sensazione così intensa, toccante e totale che, dice Kevin, gli viene quasi da piangere.

CHIRON: Tu piangi? KEVIN: No, ma mi viene di farlo… E tu piangi? Piangi per cosa? CHIRON: A volte piango così tanto che penso che un giorno finirò per trasformarmi in gocce. KEVIN: Così potrai scorrere nel mare…

An Ocean Full of Tears è un’installazione sonora e visiva voluta da Roberto Luis Martins, cresciuto con il divieto di piangere. L’oceano immaginato è fatto delle lacrime che gli uomini non hanno mai versato.

Sugli schermi scorre il movimento infinito dell’acqua. Canti di lamentazione accompagnano le immagini, collocate dietro una barberia ricostruita: il luogo simbolico di una virilità sicura, normativa.

Gli uomini piangono da soli

Ecco cinque film bellissimi nei quali gli uomini si sciolgono in lacrime o svestono la corazza, ma lo fanno da soli. Le scene sono descritte a memoria: non ho avuto il tempo di rivederli tutti, ma dovrei proprio.

Toro scatenato (Raging Bull)

1980 | 129 min | regia di Martin Scorsese | Sceneggiatura di Paul Schrader e Mardik Martin, tratto dall’autobiografia di Jake LaMotta | Con Robert De Niro, Joe Pesci, Cathy Moriarty | 2 Oscar (Miglior attore, Miglior montaggio) su 8 candidature | A noleggio su Amazon Prime Video, Apple TV

Nella scena più straziante Jake LaMotta, solo in una cella dopo l’arresto, sbatte pugni e testa contro il muro di cemento fino a crollare nel pianto. Il toro del Bronx, invincibile sul ring, si frantuma nel silenzio della prigione.

Paris, Texas

1984 | 150 min | Regia di Wim Wenders | Sceneggiatura di Sam Shepard | Con Harry Dean Stanton, Nastassja Kinski, Dean Stockwell | Palma d’Oro a Cannes | CG Collection

Travis ritrova Jane nel peep show dove lavora. Separati da un vetro unidirezionale, lui le parla. Quando lei lo riconosce dalla voce, le lacrime iniziano a scendere invisibili dietro il vetro. È veramente solo anche nel pianto.

Manchester by the Sea

2016 | 135 min | Regia di Kenneth Lonergan | Sceneggiatura di Kenneth Lonergan | Con Casey Affleck, Michelle Williams, Lucas Hedges | 2 Oscar su 6 candidature (Miglior attore, Miglior sceneggiatura) | A noleggio su Amazon Prime Video, Apple TV

Lee incontra per strada l’ex moglie Randi, che gli dice di amarlo ancora. Lui non riesce a rispondere. Balbetta. Si volta senza trattenere le lacrime. Il dolore per la morte dei figli resta un muro insormontabile.

Aftersun

2022 | 96 min | Regia e sceneggiatura di Charlotte Wells | Con Paul Mescal, Frankie Corio | Candidatura all’Oscar e al BAFTA per Paul Mescal | MUBI

La scena più devastante quasi non si vede. Calum, credendo di non essere osservato, si accascia nel corridoio dell’albergo e piange. La figlia lo riprende per caso con la videocamera. Lui non lo saprà mai.

Teorema

1968 | 98 min | Regia e sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini | Con Terence Stamp, Silvana Mangano, Massimo Girotti, Laura Betti | Premio speciale della giuria a Venezia | YouTube

Il patriarca (Girotti), dopo la partenza dello straniero che ha sedotto tutta la famiglia, vaga nudo nel paesaggio vulcanico dell’Etna. Non piange: urla. È l’evacuazione di una condizione che non lo identifica più.

Guarda la scena finale di “Teorema” di Pier Paolo Pasolini su YouTube

Guarda la scena finale di “Teorema” di Pier Paolo Pasolini su YouTube


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