Zombi filosofici e desiderio: corpi saffici nella narrativa lesbica
Introduzione
Zombi filosofici e desiderio: corpi saffici nella narrativa lesbica

Introduzione
Nel dibattito sulla narrativa a soggetto lesbico, è frequente l’equivoco di confondere il piano dell’identità sessuale con quello della rappresentazione. Non ogni storia di desiderio tra donne è “lesbica” in senso politico o esistenziale: molte volte si tratta di narrazioni saffiche, dove il legame erotico o affettivo è il motore della tensione narrativa, senza che ciò implichi una definizione stabile di identità.
Questa ambiguità si accentua ulteriormente in testi dove il desiderio tra donne si intreccia con temi religiosi, rituali, o forme di dissociazione. In questi casi, la protagonista non è una figura “liberata”, ma un soggetto esposto, frammentato, osservato — in bilico tra confessione e performance.
Il brano seguente si inserisce proprio in questa linea: un testo narrativo contemporaneo, ambientato in un contesto apparentemente sacro, ma impregnato di erotismo repressivo e simbolismo inquieto. Lo proponiamo integralmente, prima di passare all’analisi critica.
Testo oggetto d’analisi
«Hai voglia di toccarti?», mi chiede Giovanna. Annuisco. Il racconto mi eccita, la confessione per me è una catarsi, i grani del rosario mi elettrizzano, seducenti duri scorrono tra le mie dita. C’è un’atmosfera che sa d’inferno più che di purgatorio. Le mie spettatrici mi sembrano delle severe donne che ispezionano il corpo di una strega con la scusa di cercare su di esso il marchio del diavolo. Ma il mio marchio è sotto i loro occhi, cosa cercano in me che non possano vedere, che non posso vedere neppure io? «Ti piace toccarti mentre confessi le tue colpe?», insiste la contesa di Saronne. Ammetto che mi piace, lo faccio in modo contrito, discreto, mormorandole un sì, con occhi vinti e persi che tanto piacciono a loro.Non so quanto reggerò ancora questa finzione, ma è l’unico appiglio che sul momento trovo e che mi faccia sentire umana. Il terrore della mia esistenza si placa, quello della mia essenza dirompe in me chiedendomi quale sia la mia vera identità. […] Questa domanda mi opprime come se fossi prigioniera in una cella buia e un pendolo mi oscillasse sulla testa. Ma io non temo la cella, il pendolo, anzi ci sto benissimo rinchiusa dentro. È la paura di non provare nulla quella che può opprimermi? Le mie interlocutrici hanno sul volto l’aria da inquisizione spagnola che la stanza, il rosario, il pesante crocefisso hanno dato a loro. Voglio vedermi mentre confesso i miei peccati, innalzo suppliche invocando il loro perdono, e anneghi in quello stato che è desiderio di ottenere il piacere mentre ammetti la tua colpa. «Alzati e toccati, facci vedere come ha fatto davanti a Ornella, pensando a lei», mi ordina Giovanna. Vedo tra le ombre il volto di Ornella, si fa avanti come un fantasma silenzioso. Mi alzo in piedi sciogliendo il corpo rattrappito mentre il rosario mi pende tra le mani.[…] Comincio a toccarmi pensando alle labbra sottili di Ornella, alle sue lunghe gambe, ai suoi capelli soffici, a quel suo misto di sofferenza e bugie che si racconta per illudersi che avrà un domani migliore. La mia mano corre insieme alle mie parole. Le mie spettatrici sono decisamente pazze, in balia delle loro manie, dei loro desideri inconsci. Dubito che persino un analista riuscirebbe ad analizzarli. Vivono di bugie, quelle che racconta a loro la buona società, quelle che a loro stesse raccontano, fino a che la loro immaginazione si fa realtà. Ma cosa vogliono costruire con tanta cura? Il loro è un modo di esistere, rafforzano la loro personalità e si glorificano. La mia ammirazione l’avvolge, emana un calore protettivo. Tutto questo accade perché lo permetto io, ma in loro è l’illusione di esserne le artefici. Mi sembrano ad un tempo distruttive e impotenti. È evidente: le sto proteggendo, proteggo il loro sogno, la loro illusione.
da: Dominata e sottomesa di Sandra Voss
Corpi dissociati, desiderio e controllo
Nel brano analizzato, la protagonista non è una figura che afferma con chiarezza la propria identità lesbica, ma una soggettività dissociata, che agisce un desiderio ambiguo sotto il peso del giudizio e della colpa. Il gesto erotico è al tempo stesso confessione e simulazione, un atto performativo che si compie sotto sguardo inquisitorio.
Come scrive Judith Butler in Gender Trouble (1990):
“Il genere non è una sostanza, ma una serie di atti, performati ripetutamente nel tempo.”
In questa cornice, l’identità lesbica non è mai pienamente rivendicata: il lesbismo non è un’essenza ma un’azione, una posizione che si costruisce nel linguaggio, nel gesto, nel corpo sorvegliato. Il testo mette in scena questa instabilità: non c’è liberazione, ma esposizione.
Monique Wittig, in The Straight Mind (1992), afferma:
“Il lesbismo non è una forma sessuale, è una forza rivoluzionaria.”
Eppure nel brano la forza rivoluzionaria è soffocata: il corpo si muove non per scelta ma per necessità di sopravvivenza. Il desiderio è simultaneamente reale e finto, voluto e imposto. Qui si insinua la figura dello zombi filosofico: cosciente ma dissociato, vivo ma inconsapevole, in una condizione di passività estrema.
Donna Haraway lo aveva già intuito nel Manifesto Cyborg (1985):
“I corpi non sono mai dati una volta per tutte, ma si configurano dentro tecnologie discorsive e materiali.”
Il corpo della protagonista, tra rosari e crocifissi, si deforma sotto il peso simbolico di riti religiosi e sguardi punitivi. La scena erotica non ha nulla di liberatorio: è un dispositivo di controllo travestito da confessione.
Conclusione
Il brano esaminato mostra come la narrativa lesbica e saffica non debba essere letta esclusivamente in chiave identitaria, ma anche come rappresentazione del desiderio come forma di esposizione, dissociazione, sopravvivenza. In questo contesto, il corpo lesbico diventa superficie di scrittura e sorveglianza, più che luogo di autenticità.
Il gesto erotico si carica di un’ambivalenza profonda: può essere ribellione, ma anche rituale imposto; può emergere da un’identità stabile o da un’identità ancora frammentaria. In questa ambiguità, il lesbismo narrativo trova oggi una delle sue cifre più potenti.
Bibliografia essenziale
- Butler, Judith. Gender Trouble: Feminism and the Subversion of Identity. Routledge, 1990.
- Haraway, Donna. A Cyborg Manifesto. In Simians, Cyborgs, and Women: The Reinvention of Nature, Routledge, 1991.
- Wittig, Monique. The Straight Mind and Other Essays. Beacon Press, 1992.
- Preciado, Paul B. Testo Junkie: Sex, Drugs, and Biopolitics in the Pharmacopornographic Era. Feminist Press, 2013.
- Sedgwick, Eve Kosofsky. Epistemology of the Closet. University of California Press, 1990.
메타데이터
- post_id
- 5dfdcf399323
- slug
- zombi-filosofici-e-desiderio-sorvegliato-corpi-saffici-nella-narrativa-lesbica-5dfdcf399323
- url
- https://medium.com/@fedemoner/zombi-filosofici-e-desiderio-sorvegliato-corpi-saffici-nella-narrativa-lesbica-5dfdcf399323
- canonical_url
- https://medium.com/@fedemoner/zombi-filosofici-e-desiderio-sorvegliato-corpi-saffici-nella-narrativa-lesbica-5dfdcf399323
- author_url
- https://medium.com/@fedemoner
- status
- ok
- fetched_at
- 2026-08-03 11:45:53