Il bacio del riflesso perduto
Quando ci siamo incontrati per la prima volta eravamo solo due bambini, piccoli frammenti di mondi opposti destinati a sfiorarsi appena per…
Il bacio del riflesso perduto

Quando ci siamo incontrati per la prima volta eravamo solo due bambini, piccoli frammenti di mondi opposti destinati a sfiorarsi appena per un istante fugace, ma condannati dal destino a non dimenticarsi mai. Io giocavo tra le sterpaglie dei giardini di pietra del mio casato decaduto; lui mi osservava dall’alto dei confini invalicabili della sua dinastia.
Eravamo il giorno e la notte, il segreto e la legge. Crescendo, però, qualcosa è cambiato profondamente. La distanza fisica è diventata un abisso incolmabile, eppure le nostre menti hanno iniziato a intrecciarsi in un modo che rasenta la follia. Da adulti, sentiamo la voce l’uno dell’altro risuonare sotto la pelle, un sussurro costante che ci tormenta durante le ore più buie, ma non riusciamo a trovarci fisicamente.
È come se fossimo prigionieri di dimensioni parallele che si sovrappongono senza mai toccarsi. C’è solo uno specchio a farci incontrare: un’antica superficie di vetro scuro e argentato, sepolta nei sotterranei della mia dimora, l’unico portale capace di riflettere i nostri volti tormentati e di far scontrare i nostri sguardi affamati.
«Sei di nuovo qui, Elena. Ti consumi dietro questo vetro freddo proprio come faccio io», ha sussurrato la sua voce profonda, materializzandosi nella mia mente mentre accarezzavo la cornice intagliata dello specchio.
Ho sussultato in prima persona, avvicinando il viso alla superficie fredda. Nell’oscurità del riflesso, l’immagine della mia stanza polverosa ha lasciato il posto a una biblioteca spettrale, e la figura imponente di Julian è apparsa proprio alle mie spalle, così vicina che avrei giurato di poterne sentire il calore. Julian è l’ultimo discendente di una stirpe di guardiani occulti che il mio casato ha cercato di distruggere per secoli. Ci hanno insegnato a odiarci prima ancora di saper camminare, eppure, guardandolo attraverso questo diaframma magico, provo solo un’attrazione febbrile e disperata.
«Julian… ti prego, dimmi come rompere questa barriera», ho chiesto in prima persona, appoggiando la fronte contro il vetro spettrale. «La tua voce nella mia testa è un tormento continuo. Non riesco più a vivere senza toccarti.»
Lui ha fatto un passo avanti nel riflesso, annullando ogni distanza apparente. Ha sollevato una grande mano ruvida, posandola esattamente nel punto in cui la mia palmo cercava il suo attraverso la barriera invisibile. Anche se sentivo solo il gelo del vetro, l’intensità del suo sguardo d’oro scuro mi ha bruciato l’anima, accendendo una tensione romantica e ossessiva che avevamo tentato di soffocare dietro i fantasmi del nostro passato.
«Pensi che per me sia facile?», ha risposto con un rombo basso che mi ha fatto vibrare il petto, i suoi occhi scuri carichi di una disperazione selvaggia. «Ti ho cercata in ogni angolo di questa terra desolata, ma questo specchio è la nostra unica, magnifica condanna. Ma giuro che troverò la strada. Anche se dovessi distruggere l’architettura stessa di questo mondo, io ti avrò tra le mie braccia.»
Il contrasto tra la rigidità del protocollo magico che ci voleva nemici e la fame viscerale che leggevo nei suoi occhi mi ha strappato l’ultimo briciolo di difesa. Non eravamo fatti per odiarci; eravamo due metà della stessa anima, intrappolate ai lati opposti dello specchio.
«Allora distruggila», ho sussurrato, allungando le dita per tracciare il profilo della sua mascella tesa sul vetro.
Julian ha emesso un gemito soffocato nel riflesso e ha premuto la fronte contro la mia, separato solo da un millimetro di cristallo incantato. In quell’istante di assoluta comunione spirituale, quando le nostre labbra si sono quasi sfiorate attraverso l’illusione, la stanza spettrale intorno a noi è svanita.
È stato un bacio rubato al destino, intenso e disperato, un possesso magico che ha fatto tremare le fondamenta del castello. Sapevo che avremmo scatenato l’ira delle nostre famiglie, ma stringendo quell’ombra calda nel mio cuore, ho capito che nessuna maledizione avrebbe potuto tenerci separati ancora a lungo.
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