Sovranismo alimentare: una minaccia alla cucina italiana
Danneggia la nostra cultura gastronomica, storicamente frutto di scambi e multiculturalità
Sovranismo alimentare: una minaccia alla cucina italiana
Danneggia la nostra cultura gastronomica, storicamente frutto di scambi e multiculturalità
La cucina italiana, ampiamente celebrata nel mondo, non è il frutto di un isolamento culturale, quanto piuttosto il prodotto di secoli di scambi e influenze diverse. Il Mediterraneo infatti, con le sue numerose usanze e tradizioni, rappresenta il bacino interculturale che ha nutrito e arricchito la gastronomia del Belpaese. È una realtà fluida e dinamica, in cui il cibo diviene il linguaggio universale per consentire un dialogo tra popoli.
Marco Ambrosino, chef e fondatore di Collettivo Mediterraneo, osserva: “Il cibo è emanazione di diversità e di scambi, a maggior ragione nello specchio d’acqua su cui ci affacciamo”. E’ proprio grazie alla grande biodiversità e alle numerose influenze e contaminazioni culturali avvenute nella storia, che si è generata l’incredibile varietà gastronomica di cui oggi godiamo.
E’ anche abbastanza inappropriato definire la nostra cucina come “italiana” a tutti gli effetti, poiché deriva dall’unione delle differenti cucine regionali. Il vero tesoro è quindi rappresentato - ancora una volta - dalle culture, dalle storie regionali, dai differenti terroir. Non solo alimenti generati da condizioni climatiche e geologiche favorevoli, ma anche da usi e conoscenze acquisiti dalle popolazioni che abitano tali luoghi.

Pasta alla carbonara: un famoso esempio di tradizione inventata — Anonima Società Carbonari su Instagram
Bene come a casa
Il sovranismo alimentare però estremizza il concetto, sulla falsa premessa che “il cibo di casa mia è sempre meglio” e che la protezione delle tradizioni culinarie italiane debba essere interpretata come un baluardo contro l’invasione. Questa visione, miope e autolesionistica, è caldeggiata fortemente dall’Onorevole Francesco Lollobrigida, tanto da rinominare il suo dicastero: Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.
Andrea Cuomo, giornalista esperto in enogastronomia, sostiene: “Il sovranismo alimentare fa male all’Italia”, specialmente quando si aggrappa alla tradizione come unico elemento identitario. Infatti, la vera forza della cucina italiana risiede nella sua capacità di evolvere e adattarsi, integrando nuove influenze senza perdere la propria essenza.
Occorre considerare infatti che molti degli attuali pilastri della nostra cucina - come i pomodori, le patate e il mais - sono stati introdotti in Italia solo pochi secoli fa. Il mito, farlocco, di una cucina pura e immutata crolla così rapidamente.
Anna Prandoni, Marco Ambrosino, Paolo De Simone, Gabriel Reinteria Linda, Alberto Grandi e Andrea Cuomo al convegno Disquisito presso Mercato Centrale Torino il 21–04–2024
Sovranità e sicurezza alimentare
Mentre nei paesi in via di sviluppo il tema portante è quello della sicurezza alimentare, che riguarda principalmente la quantità di cibo disponibile, nel contesto italiano la sicurezza alimentare spesso si focalizza sulla qualità, altro tema generatore di grandi malintesi. E’ cruciale infatti comprendere che la qualità non è questione di sola origine geografica ma, soprattutto, di pratiche produttive, aderenza a certificazioni, tutela della salubrità e rispetto dell’ambiente.
Un esempio illuminante è quello del latte per il quale, test condotti da Altroconsumo, hanno dimostrato che il prodotto di una multinazionale come Parmalat, pur essendo ottenuto da fonti italiane indistinte, offre una qualità superiore rispetto al latte del Lazio, venduto dalla Centrale del Latte di Roma.
Il sovranismo è sostenibile?
In un mondo così globalizzato le produzioni locali sono essenziali per ridurre le emissioni di gas serra e garantire la maggior freschezza dei prodotti, ma non bisogna dimenticare che molte delle nostre risorse alimentari sono frutto di scambi internazionali.
Per molte materie prime dobbiamo necessariamente rivolgerci all’estero: su 10 kg di ceci consumati in Italia, 6 kg sono importati; le carni bovine nostrane rappresentano solo il 76% di quelle consumate, mentre per il latte si scende addirittura al 44% così come, per lo zucchero e per il pesce fresco, dobbiamo rivolgerci ad altri mercati poiché riusciamo a coprire solo il 24% e il 40% del consumo interno.

Tabella su produzione e consumo degli alimenti in Italia — Il Fatto Alimentare
Promuovere il sovranismo alimentare significa quindi ignorare l’importanza della diversità e dell’innovazione che hanno storicamente arricchito la nostra cucina. Come afferma Gabriel Renteria Linda, chef e docente di cucina italo-messicana: “Le ricette diventano così un pretesto per (ri)conoscersi condividendo cibo, e accogliere la diversità come stimolo e non come limite, senza avere paura che ci privi di un’identità”.
Aprirsi alle influenze alimentari di altri popoli non solo arricchisce il nostro palato, ma contribuisce anche a costruire un futuro gastronomico più sostenibile e inclusivo. Purtroppo è più semplice inventare un passato glorioso e rassicurante, per un impeto nazionalista da cavalcare a fini politici, che impegnarsi nella costruzione di una vera cultura di riconoscimento delle diverse anime che hanno plasmato le nostre abitudini alimentari nel tempo.
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