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La ridondanza nel design di prodotti digitali

Generalmente l’idea di “ridondanza” gode di un meritato successo e trova una precisa interpretazione nell’ambito dell’ingegneria…

Lorenzo Cataldi · 2026-06-12 12:29 · 2 claps · 4.1 min read
#ux-design #wcag-guidelines #linguistica #filosofia #philosophy
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Wiki topics: UX · UI/UX Design PHI · Philosophy LNG · Linguistics & Language

La ridondanza nel design di prodotti digitali

Generalmente l’idea di “ridondanza” gode di un meritato successo e trova una precisa interpretazione nell’ambito dell’ingegneria informatica per diverse ragioni, abbondantemente chiarite in giro per il web. Al contrario, nell’ambito del design visivo vige un generale fraintendimento di questo concetto, per lo più percepito come un rischio da evitare.

Che cos’è la ridondanza

Una buona definizione della ridondanza, rubata alla linguistica al fine di sottrarre questa idea alla sola ingegneria informatica, potrebbe suonare così: «la ridondanza è la ripetizione di un significato in un diverso significante». Per cogliere questa definizione è necessario sapere che un messaggio è tale se è divisibile — come i due lati dello stesso foglio — in due aspetti inseparabili:

  • la materia concreta di cui è fatto il messaggio, ovvero il “significante” (per es. un segno grafico o un suono) e
  • l’idea che quel segno grafico vorrebbe veicolare, il suo “significato”.

A partire da ciò la definizione di prima appare più chiara: a differenza della semplice ripetizione — dove due elementi riproducono lo stesso significato tramite lo stesso significante materiale, creando di un fatto un doppio identico –, la ridondanza, invece, varia l’aspetto materiale pur conservando lo stesso significato. Per questa ragione, una ridondanza tra aspetti fisici diversi, per es. colore e forma, può insistere nello stesso elemento.

Per rendere tutto più chiaro possiamo pensare a uno degli oggetti più odiati della moderna civiltà: il semaforo.

Tre semafori affiancati con le tre luci: rosso, giallo e verde accese nelle ciascuna nelle proprie posizioni.

Tre semafori affiancati con le tre luci: rosso, giallo e verde accese nelle ciascuna nelle proprie posizioni.

Se il significato: procedi o stai fermo fosse affidato solo al colore, potremmo star certi che in molti passerebbero col rosso o resterebbero fermi col verde. Questo sarebbe un problema non solo per chi soffre di daltonismo e non riesce a distinguere propriamente il rosso dal verde, ma anche per chiunque si trovi in una condizione temporanea di bassa visibilità, per es., quando si è abbagliati dal sole. Nel caso del semaforo la posizione quindi ridonda il colore, per cui se anche non fossi in grado di stabilire di che colore sia, potrò sempre fare riferimento alla posizione: in alto il rosso, in basso il verde.

La funzione della ridondanza contro il rumore

La ridondanza è lo strumento che le lingue usano per combattere il rumore. Ripetere i significati cambiando l’aspetto materiale è un’eccellente strategia per garantire che il messaggio venga recapitato correttamente, nonostante, per es., un disturbo del canale attraverso cui il messaggio viene trasmesso: il sole che abbaglia o il frastuono della città. Sotto questa luce la sua importanza nell’ambito della progettazione di interfacce utente dovrebbe apparire più chiara.

In termini ingegneristici diremo che la ridondanza riduce il rischio che un singolo elemento possa fallire pregiudicando il successo del sistema. La ridondanza trova una strutturale applicazione nell’ambito della sicurezza informatica dove i dati vengono ripetuti su diversi dispositivi secondo l’idea che maggiore sia la ridondanza dei dati, maggiore sia la sicurezza, con tutti i limiti noti del fattore “umano” (cfr. Redundancy as a Design Principle and an Operating Principle, John S. Carroll). Nell’ambito della comunicazione, il concetto di “sicurezza” corre il rischio di stonare, ma l’idea di fondo non cambia: è per assicurarsi che il significato arrivi al destinatario che la lingua, e con essa il design visivo, ridonda il senso in più elementi materiali significanti.

Ridondanza e WCAG

L’importanza del concetto di ridondanza nel design delle interfacce è in effetti implicito — e taciuto — nelle norme tecniche ufficiali che costituiscono le linee guida per l’accessibilità dei contenuti web (WCAG).

Criterio 1.1.1

Il primo dei criteri pensati per garantire un determinato livello di accessibilità a un prodotto digitale, il criterio 1.1.1, nonché probabilmente il più importante degli 86 criteri esistenti, recita: «Tutti i contenuti non testuali presentati all’utente hanno un’alternativa testuale equivalente che serve allo stesso scopo». Per es. quando in una pagina web c’è un’immagine questa deve avere un certo attributo che fornisca all’utente un testo descrittivo, alternativo all’immagine, che possa essere letto da un lettore di schermi. Vale a dire che il significato che quell’immagine vuole veicolare deve essere ripetuto in modo differente per il tramite del testo. È noto, infatti, che il testo sia il mezzo di comunicazione per eccellenza. Questo in virtù di quella formidabile proprietà che ne garantisce l’immediata trasformazione da segno grafico a voce o, persino, in sensazione tattile tramite un display Braile. Per ciò qualunque significato non sia veicolato per il tramite di un testo deve avere un’alternativa testuale che gli consenta di essere distribuito attraverso differenti canali: visivo, acustico, tattile.

Il criterio 1.1.1 parla propriamente di “alternativa” perché nel portare un significato dal piano visivo delle immagini a quello grafico del testo, non solo si cambia il canale utilizzato ma anche il codice attraverso cui il messaggio viene recapitato e, in questa trasformazione, il significato cambia irrimediabilmente poiché mai una descrizione testuale potrà coincidere con l’immagine che descrive. Tuttavia è indubbio che l’alternativa testuale risponde alle stesse esigenze e opera allo stesso modo della ridondanza sul piano della lotta al rumore.

Criterio 1.4.1

Il criterio 1.4.1 recita: «Il colore non deve essere utilizzato come unica modalità visiva per rappresentare informazioni», si tratta dell’esempio di prima del semaforo: l’informazione contenuta nel colore deve essere ridondata in un altro aspetto dello stesso messaggio, magari qualcosa che marchi la differenza meglio della semplice posizione come, per es., una forma.

Criteri 3.2.3 e 3.2.4

I criteri 3.2.3 e 3.2.4, navigazione e identificazione coerente, dicono, per convesso, che non deve esserci ridondanza tra elementi che svolgono la stessa identica funzione ma esplicita identità e ripetizione nelle diverse pagine. Se, per es., il link che porta alla homepage cambiasse aspetto o posizione durante la navigazione nel sito, l’utente avrebbe difficoltà a trovarlo e questo si perderebbe nel “rumore” della pagina.

Criterio 3.3.7

La parola “ridondante” compare di fatto una sola volta all’interno delle WCAG nel criterio 3.3.7 introdotto dalla versione 2.2.: l’inserimento ridondante. Questo criterio fa riferimento al fatto che non si dovrebbe mai obbligare l’utente a inserire due volte la stessa informazione, l’idea di ridondanza che soggiace qua è quella — ed è naturale che sia cosi — presa in prestito dall’ambito della tecnologia dell’informazione, dove si intende per ridondanza la duplicazione (e quindi per noi la ripetizione) di un dato in un differente dispositivo di archiviazione. Nell’idea proposta in queste righe si dovrebbe, invero, parlare di “inserimento ripetitivo” più che ridondante.


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