Ercole
Giove, nelle sembianze del marito Anfitrione, si unì a Alcmena e nacque Ercole.
Ercole
Giove, nelle sembianze del marito Anfitrione, si unì a Alcmena e nacque Ercole.

Ercole bambino uccide i serpenti, II sec. d.C., Musei Capitolini, Roma
Giunone, adirata e gelosa, inviò sulla terra due serpenti dagli occhi infuocati per uccidere il figlio di Giove. Il piccolo Ercole li uccise e la statua coglie l’attimo in cui il bambino afferra il serpente per la gola strozzandolo.
Si sostiene che il bimbo sia il ritratto di Caracalla o del figlio di Marco Aurelio, Anio Vero.
Ercole è il personaggio del mito più amato, certamente per la sua forza, ma anche per il coraggio e l’astuzia mostrata nel superare tutte le imprese eroiche che la gelosia di Giunone gli imporrà.

Ercole bambino che uccide i serpenti (particolare), 59–79 d.c, Ercolano, Museo Archeologico Napoli
Ne mondo greco e romano, le opere statuarie o pittoriche, che traggono dai miti la narrazione, riprendono una estetica ed una iconografia che è povera di dettagli e si concentra solo al soggetto e ai suoi attributi. Questo perchè deve essere funzionale al messaggio ideologico e didattico: la mancanza di personaggi ulteriori, di oggetti o di arredi porta all’immediatezza del messaggio.

Ercole uccide i serpenti, 1560, Guglielmo della Porta, Capodimonte, Napoli
Una seconda rappresentazione della seconda metà del Cinquecento riprende il tema di Ercole che uccide i serpenti inviati da Giunone. Guglielmo della Porta è uno scultore che risente dell’influenza di Michelangelo e lo si nota nella torsione serpentinata del corpo. Alla base della statua sono scolpite le scene relative alle dodici fatiche che compierà da adulto.

Ercole che strozza i serpenti, 1556–1557, Giorgio Vasari, Palazzo Vecchio, Sala di Ercole,Firenze
Il dipinto del Vasari ha una forte connotazione politica. Infatti, il riferimento a Cosimo che riuscì a conservare il suo potere per oltre trent’anni dopo la morte del padre Giovanni de Medici.
Vasari afferma “ partorito appena dalla bontà di Dio (si riferisce a Cosimo) per essere capo di questo governo ed avvolto ancora nelle fasce di quello, quando il veleno della simulazione, dell’invidia dei cardinali venne per divorargli lo Stato, che egli con le mani ancora tenere strangolò tutti i pensieri, che non segui loro l’effetto velenoso e maligno”.

Ercole fanciullo strozza i serpenti, XVIII SEC, Pompeo Batoni, Galleria d’Arte Moderna, Firenze
Pompeo Batoni si conquistò fama di ritrattista, grazie soprattutto al Grand Tour e ai nobiluomini stranieri che volevano immortalare la propria immagine. La scena si concentra sul neonato Ercole illuminato dai genitori atterriti e, al tempo stesso, affascinati, dalla forza, dal coraggio e dalla determinazione del piccolo.

Ercole bambino che strangola i serpenti, 1786–1788, Joshua Reynolds,Hermitage Museum, St. Petersburg, Russia
L’artista britannico concentra l’immagine Di Ercole neonato a destra in basso lasciando una fioca illuminazione proprio su questo personaggio. Tutto per aumentare il senso claustrofobico della scena e per evocare il soffocamento dei serpenti.

Origine della Via Lattea, 1635–1638, Pieter Paul Rubens, Museo del Prado, Madrid
Giove voleva molto bene al piccolo e, per renderlo immortale una notte lo attaccò al seno di Giunone. Giunone si svegliò adirata e cacciando Ercole fece schizzare il latte dal suo seno che originò la Via Lattea.
Alcune gocce caddero sulla terra e si trasformarono in bianchi gigli.

Origine della Via Lattea, 1575–1580, Tintoretto, National Gallery, Londra
In precedenza, anche a Tintoretto fu commissionato lo stesso soggetto.
I colori del dipinto sono vivaci e i particolari descritti con vera cura. La composizione ardita con Giunone che con il candido corpo disegna una diagonale mentre Giove si trova scorciato e ricompone l’equilibrio. Oltre agli amorini, Tintoretto descrive anche gli animali simbolici dei due dei: l’aquila e il pavone. Tuttavia, Tintoretto va oltre e per l’imperatore Rodolfo II descrive gli attributi di Giove, i fulmini — allusivi al potere imperiale- mentre prendono la forma del segno astrologico del cancro, proprio di Rodolfo.

Ercole bambino allattato da Hera, sec. IV a. C., Londra, British Museum
Tuttavia, ci sono due versione sull’allattamento di Ercole da parte di Giunone. Si narra, infatti, che l’innocente Alcmena , scoperto l’inganno di Giove, abbandonò il piccolo Ercole per paura della vendetta di Giunone. Minerva e Giunone trovarono il piccolo abbandonato e, proprio, Giunone decise di allattarlo notandone la bellezza. Ercole, tuttavia, succhiò così forte da fare male e Giunone che lo allontanò , ma Minerva,impietosita, lo riportò alla madre.
Nella pittura vascolare si identifica questa diversa narrazione. I personaggi descritti, dunque, dovrebbero essere Giunone, Ercole, Minerva ed Amore.

Ercole al bivio, 1520–1525, Domenico Beccafumi, Museo Bardini Firenze
L’iconografia di Ercole che deve scegliere la via da intraprendere è molto diffusa e come analizzeremo in seguito sarà ripreso nell’essenza e nella gestualità da molti artisti. Il tema, decisamente moraleggiante, è didattico e di invito per i giovani a non seguire facili conquiste. Il dipinto, quasi sintetico nella sua semplicità mostra Ercole al centro fra due paesaggi diversi in cui sono situate due figure femminili. A destra la donna col capo coperto è seduta su alcuni gradini, simbolici della conoscenza, ed è immersa in un prato verdeggiante. A sinistra si trova la donna avvenente che tuttavia è immersa in uno sfondo arido e roccioso.

Ercole al bivio, 1595–1596, Annibale Carracci, Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli
Ercole adolescente viene rappresentato da Annibale Carracci per il committente Cardinal Farnese. La scena rappresenta un giovane uomo seduto e appoggiato ad una clava, suo attributo. Le donne che sono ai due lati sono la personificazione della Virtù a sinistra e della Lussuria a destra. La Lussuria viene accompagnata da strumenti musicali e maschere allusive al divertimento ma anche all’inganno. La Virtù indica un percorso accidentato ma che alla fine porta a Pegaso: il cavallo alato che lo condurrà all’Olimpo. Una figura è intenta a scrivere le gesta dell’eroe nel caso dovesse scegliere la strada indicata dalla Virtù.
Carracci sviluppa il dipinto secondo lo stile tardo cinquecentesco, sull’esempio di Raffaello,fornendo una sintesi fra pittura emiliana e veneta.

Ercole al bivio, 1753 ca., Pompeo Batoni, Galleria Sabauda, Torino
Batoni interpreta il tema già affrontato dal Carracci in uno stile rococò già tendente al Neoclassicismo. L’impianto del dipinto, simile a quello precedente, interpreta Minerva come Virtù che indica la via difficoltosa che lo porterà al tempio a tholos allusivo alla fama. La Lussuria con la mano destra porge una rosa, attributo di Venere, e con la sinistra una maschera, ancora implicito simbolo dell’inganno.

Ercole al bivio, 1812, Giovanni De Min, Gallerie dell’accademia, Venezia
L’artista Giovanni De Min fu protetto da Canova. Come Canova interpreta il tema nella composizione Neoclassica: dove l’ordine e la pulizia da altri elementi grafici non deve “sporcare” la narrazione.
Le figure sono dunque a tutta altezza e lo sfondo quasi nebbioso non interferisce nel racconto. Virtù e Lussuria sono state sostituite da Minerva e Venere, la Sapienza e l’Amore pongono a un Ercole, in posizione stante, con la mano sul mento-segno significativo della riflessione- le loro istanze.

Ercole saetta i figli, 1799, Antonio Canova, Museo Civico, Bassano del Grappa
Il re di Tebe per ringraziare Ercole di aver vinto gli ambasciatori di Ergino, suo nemico, gli offre in sposa sua figlia Megara. Trascorrono alcuni anni felici e generano alcuni figli. Ma Giunone, sempre adirata, fa possedere dal demone della pazzia Ercole che uccide i figli e la moglie.
Quando riprende coscienza, Ercole vuole suicidarsi ma Teseo gli suggerisce di recarsi all’oracolo di Delfi. L’oracolo impone ad Ercole di mettersi a servizio del re di Argo che ordina all’eroe le famose dodici fatiche.
Il dipinto di Canova descrive in un ambiente spoglio e oscuro Ercole che tende l’arco verso Megara che fa scudo con il proprio corpo i figli. Altri cercano di fermarlo, avvinghiandosi alle gambe o supplicandolo.

Ercole saetta i figli, Antonio Canova, Gipsoteca, Possagno, Treviso
La metopa di Canova ha lo stesso impianto compositivo della pittura e tuttavia viene descritto meglio l’ambiente che raggiunge anche una certa prospettiva con lo scorcio di colonne a destra e i particolari con dimensioni ridotte sullo sfondo. Inoltre sembrano più evidenti i volti come la gestualità dei personaggi.
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