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Perché la tua visione del mondo è distorta (e cosa c’entra la mappa di Mercatore)

Tutto è partito da l’ennesimo evento che profuma di principio di WW3: l’intervento degli USA in Iran. Rispetto al passato, è sotto gli…

Alberto Conte · 2026-03-18 08:11 · 0 claps · 12.0 min read
#ragionamento #proiezioni #verità #mappa
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Wiki topics: RAG · RAG & Retrieval

Perché la tua visione del mondo è distorta (e cosa c’entra la mappa di Mercatore)

Tutto è partito da l’ennesimo evento che profuma di principio di WW3: l’intervento degli USA in Iran. Rispetto al passato, è sotto gli occhi di tutti che gli USA si stanno impegnando meno a mascherare le reali intenzioni dietro le loro azioni.

Cerco di rimanere il più possibile neutro sull’attualità e, ancor meno, di fare commenti di merito, ma mi è ormai impossibile ultimamente non rimanere aggiornato sulle vicende al sapore di escalation internazionale e provare a capirci qualcosa di più. E gli algoritmi lo sanno.

Oltre ai bellissimi video di Nova Lectio (come questo) e GioPizzi (come questo) su YouTube, mi è apparso un video del giovanissimo e super promettente ragazzo di PAESI (questo) che analizza l’Iran e dice una cosa che, per quanto “banale” e impolverata nell’anticamera del mio cervello, mi ha fatto fare click.

L’Iran non è praticamente un Paese: stiamo parlando di un Impero, proprio come lo era per esempio l’Impero Romano, però l’Iran non è mai crollato e continua a esistere da 2700 anni.

E come noi occidentali lo conoscevamo prima l’Iran? Come la PERSIA. La mia mente da bimbo degli anni 90 non ha potuto non accendere il fascino mai spento per quell’area, nato per “colpa” del video gioco Prince of Persia — Le Sabbie del Tempo, e cresciuto in me ed evoluto come fonte di ispirazione (parziale) per un libro fantasy che ho terminato di scrivere l’anno scorso. Altrettanto, non ho potuto non pensare al film per-nulla-valido-storicamente e pieno di testosterone “300” (quote a caso: “This is SPARTAAAAA!”), e alla sua Battaglia delle Termopili.

Così scavo un po’ (tipo qui, [qui](https://www.getty.edu/art/exhibitions/persia/explore.html#:~:text=The Achaemenid Empire and the Greeks (550–330 BC)&text=These lands were administered as,his satraps (provincial governors).),), [qui](https://lithub.com/on-the-wests-demonization-of-ancient-persia/#:~:text=These sentiments are as flawed,the study of Persia's history.) e qui)) e scopro che quegli avvenimenti e quelle fazioni raccontavano due storie totalmente differenti della stessa realtà , e che in forme silenti rappresentano una contrapposizione che dura ancora oggi (Occidente VS Oriente).

Da una parte (quella greca e, poi, nostra), quella Battaglia rappresenta ancora tuttora un caposaldo delle nostre lezioni di Storia, lo scontro tra Democrazia/Libertà e Tirannia/Oscurità e certamente i Persiani erano percepiti come “barbari” incolti, “molli” moralmente e arroganti.

D’altra parte, per la Persia quella Battaglia fu una roba di poco conto avvenuta con tribù litigiose e instabili che abitavano una regione montuosa e povera alla periferia dell’impero (che, ai tempi, andava dalle porte dell’India fino, appunto, alla Grecia) e che per i Persiano gli [Yauna](https://www.livius.org/articles/people/yauna/#:~:text=Yaunâ: the old Persian name for Greeks.) (“Ioni”, il nome dato a tutti i greci) non erano, invece, malvisti. In realtà, erano preziosi collaboratori (e.g. medici, artisti, mercenari) al servizio del Gran Re, e la Persia tollerò le istituzioni greche, permettendo a diverse città-stato di mantenere regimi democratici, preferendo la stabilità e il pagamento dei tributi alla conversione ideologica.

Questo è l’Impero Persiano ai tempi delle Guerre Persiane

Questo è l’Impero Persiano ai tempi delle Guerre Persiane

Questa contrapposizione di visioni su un solo evento e dualità di popoli e ideologie, basata non sui fatti ma sul racconto dei fatti, mi sembra quanto più attuale: è la storia dell’uomo che si ripete in loop, in diverse salse e con — non proprio così — diversi attori. Come disse il buon Prof. Barbero qui: “ci illudiamo che la conoscenza storia sia una cosa neutra”: aggiungo che, secondo me, la neutralità è difficile anche nell’attualità.

La storia che conosciamo — quella che si insegna nelle scuole occidentali, che appare nei libri di testo, che forma l’immaginario culturale di chi è cresciuto nel vecchio continente — è strutturalmente eurocentrica. Non perché gli storici europei fossero necessariamente malvagi o consapevolmente manipolativi, ma perché la storia viene scritta da chi ha le risorse per scriverla, pubblicarla e distribuirla. Per secoli, quelle risorse erano concentrate in Europa. Il risultato è che abbiamo una documentazione straordinariamente dettagliata di tutto ciò che è accaduto in Europa e una documentazione frammentaria, spesso mediata da fonti europee, di tutto il resto.

Le conseguenze sono concrete. L’impero del Mali nel XIV secolo era probabilmente la più ricca entità politica del mondo — Mansa Musa, il suo sovrano, possedeva una ricchezza che in termini contemporanei alcuni economisti stimano superiore a quella di qualsiasi miliardario attuale (approfondimento qui). Nonostante ciò, pochissimi libri di storia occidentali lo menzionano. L’impero Khmer di Angkor aveva al suo apice una popolazione e un’infrastruttura idraulica che non avevano equivalenti nell’Europa medievale ( scoperto con il Lidar). La rete commerciale swahili collegava l’Africa orientale all’India e alla Cina secoli prima che gli europei circumnavigassero l’Africa (approfondimento qui). Queste non sono curiosità erudite — sono realtà storiche di dimensioni paragonabili a quelle che conosciamo bene, semplicemente non inserite nel canone narrativo che abbiamo ereditato.

Questa è Angkor Wat, ancora più spettacolare dal vivo

Questa è Angkor Wat, ancora più spettacolare dal vivo

La decostruzione non è relativismo — non significa che tutte le narrazioni si equivalgano o che non esistano fatti verificabili. Significa che i fatti vengono sempre selezionati, organizzati e interpretati da qualcuno, e che capire chi è quel qualcuno e da dove guarda è parte essenziale della comprensione del fatto stesso.

Ma allora mi chiedo: che cos’è la verità?

Penso che ciò che più possa avvicinarsi alla verità, quando siamo nell’ambito delle attività umane (e non quelle scientifiche per cui la “ripetibilità” di un esperimento può essere una dimostrazione di ciò che fa corrispondere un principio alla verità), è avere un quadro quanto più completo dei vari punti di vista.

Una metafora che mi è molto piaciuta circa il concetto di verità è quella espressa in un reel IG di @istokp (che vedi qui): la nostra visione sui fatti è una proiezione bidimensionale, mentre la verità è 3D.

E proprio per questo, avere quante più punti di vista 2D di un fatto tridimensionale ci può fare intuire com’è realmente strutturata questa millantata verità.

Riprendendo il concetto poetico di @istokp e facendolo mio, la verità può avere la forma di una piramide a base esagonale, ma i nostri punti di vista su di essa sono mere visioni 2D della realtà.

Tra queste, tre ci fanno pensare a tutt’altre forme geometriche:

  • se ci mettessimo perpendicolarmente in basso a guardare in sù vedremmo semplicemente un esagono;
  • se ci mettessimo di fronte, vedremmo un triangolo;
  • e se ci mettessimo di fronte e in alto, con una prospettiva di 45º verso il basso, vedremmo una forma di diamante.

Nessuna delle 3 è la verità, ma tutte e 3 insieme ci fanno comprendere di più qual è la sua verosimile e complessa forma.

E questa metafora è accettabile se considerassimo che l’unica tipologia di proiezione esistente è quella ortogonale (1), ma nella realtà ci sono diversi modi di “proiettare” la realtà 3D in una visione 2D, tra cui

  1. obliqua,
  2. prospettica semplice,
  3. centrale o a un punto di fuga,
  4. accidentale o due punti di fuga,
  5. razionale o a tre punti di fuga,
  6. quotata

(1) Sì, proprio questa. Non so se lo facevate anche voi alle superiori, ma quella ortogonale era la go-to delle proiezioni durante l’ora di Disegno e Storia dell’Arte.

Se è così facile “modellare” un oggetto semplice solo in base alla prospettiva e alla proiezione, la faccenda si complica ulteriormente se ci inseriamo anche una terza incognita: l’intenzione dietro la proiezione.

Cosa intendo? Mi è subito venuta in mente la nostra cara e vecchia Terra, le cui mappe sono esattamente questo problema applicato al territorio fisico.

Il nostro pianeta è una specie di sfera (anzi, più precisamente un Geoide ma vabbè), e per trasformare la sua forma tridimensionale in una bidimensionale, e quindi visualizzabile facilmente su una mappa, sono state utilizzate diverse proiezioni che portano con sé inevitabilmente delle distorsioni, alcune delle quali di proposito. Ce ne sono veramente tante (vedi qui), alcune delle quali molto bizzarre. Vediamo le 3 più famose:

1. Proiezione di Mercatore

Creata nel 1569 per la navigazione, aveva il pregio di mantenere corretti gli angoli (molto utile i viaggi nautici), ma anche l’enorme difetto di distorcere le aree man mano che ci si avvicina ai poli. Così facendo, non solo la Groenlandia sembra grande quanto l’Africa (pur essendo grossa 1/14) e l’Antartide sembra un muro di ghiaccio degno di Westeros, ma l’Europa (e il Nord America) sembra grosse quanto l’Africa (mentre è un terzo) contribuendo a un’immagine dell’Occidente dominante.

2. Proiezione di Gall-Peters

Creata nel 1855, ha il vantaggio di mantenere le proporizioni reali delle superfici (quindi la dimensione dell’Africa è proporzionalmente corretta rispetto all’Europa), ma anche in questo caso distorce le forme ai poli (in questo caso schiacciandoli), e pure all’equatore dove invece le forme sono all’ungate verticalmente. Essendo una visione più “equa”, con Africa e Sud America delle dimensioni corrette, è nota anche come la mappa del Terzo Mondo (ovviamente, una nota dispregiativa dal Primo Mondo).

3. Proiezione di Robinson

Sviluppata nel 1963 è una mappa democristiana: trova un buon compromesso tra forme e aree, mantenendo sia una resa estetica più gradevole rispetto alla Ball-Peters ma più realistica della Mercatore. Ma come ogni compromesso, ha l’enorme difetto di non rispettare correttamente in maniera perfetta né le forme né le aree, distorcendo un pochino tutto, specialmente — indovinate un po’ — ai poli. Vista la sua natura “equilibrata” è anche quella prediletta nei testi scolastici. Bella ma non balla.

4. Proiezione Azimutale equidistante

Proiezione descritta per la prima volta dallo storico e scienziato al-Biruni nell’XI secolo (ironicamente, era Persiano) mostra la terra da una prospettiva differente, quella del polo nord.

Mantiene le distanze reali di ogni punto dal centro ed evidenzia quanto tutti i continenti siano “vicini vicini” in realtà. Per questo è la mappa utilizzata nella bandiera dell’ONU.

Piccolo grande difetto: più si va a sud, più le forme sono deformate e l’antartide sembra un muro di ghiaccio degno della mente di terrapiattista.

5. Proiezione di Goode

Creata nel 1923, questa mappa riesce a mantenere le aree con le dimensioni corrette tuttavia questi “tagli” evidenti la rendono inutile nella navigazione e nelle distanze, spostando il suo valore politico sulle terre emerse.

6. Proiezione di Winkel-tripel

Creata nel 1921, questa mappa cerca di minimizzare tre tipi di errori: area, direzione e distanza, tuttavia quasi tutte le linee (esclusa quella di equatore e meridiano) sono curve, rendendo difficile la misurazione manuale delle distanze e degli angoli.

7. Proiezione Authagraph

Nuova di pacca. Creata nel 1999 dall’architetto giapponese Hajime Narukawa ha un grande difetto, ma assolutamente due grandi vantaggi, uno dei quali unico nel suo genere. Come vedere gli angoli non sono per nulla rispettati, ma le aree sono approssimativamente corrette e soprattutto la mappa è “tessellabile”, ossia può essere ripetuta all’infinito come un mosaico che non necessita di un “taglio fisso”.

Così facendo, risponde anche al tema del centro che può essere ogni volta diverso e quindi non soggetto a scelte “politiche”. Qui un suo video.

Per amore di completezza, di seguito le mappe più bizzarre esteticamente:

Bonne — ottima a San Valentino

Fuller — puzzle moderno

Hammer — per gli amanti di Batman

Sinusoidale — il filtro di Tiktok

Cahill-Keyes — la mappa montabile

In linea con l’intenzione dietro le diverse proiezioni del mondo, oltre a modificare le aree, le direzioni e le distanze, quello che veniva spesso scelto era anche il centro: i principali Paesi mettevano (e mettono) ovviamente il proprio, come per la Cina e gli States, ma anche Babilonia, e non ci scordiamo che se nella nostra l’Europa è centrale e il meridiano 0 è proprio a Greenwich, in Inghilterra, è per lo stesso motivo egocentrico.

In altri casi il motivo del centro era per motivi simbolici e spirituali: per esempio durante il medioevo europeo cristiano, le carte del mondo — chiamate Mappa mundi — mettevano Gerusalemme al centro del mondo (come qui o in questarappresentazione molto “petalosa”) e persino alcune, le mappe orbis terrae o T-O, oltre ad aver fatto intendere erroneamente in tempi successivi la credenza medievale circa la terra piatta, iper-stilizzavano il mondo in 3 sezioni, mettendo nell’emisfero superiore (che in questo caso era l’Est) l’Asia, in quello inferiore a sinistra l’Europa e a destra l’Asia, divisi da una T la cui linea orizzontale era il Nilo e la verticale il Mediterraneo, e tutto attorno in cerchio l’Oceano (la O).

E non ci scordiamo nemmeno il fatto che non bisogna per forza mettere il Polo Nord in alto: oltre alla mappa T-O dove mettevano in alto l’Oriente (in quanto si pensava che il Giardino dell’Eden fosse locato in Asia), molte mappe medievali mussulmane mettevano il Sud in alto, capovolgendo totalmente la nostra visione “certa”. Why not!

Dunque, cosa possono insegnarci le mappe del mondo su come noi vediamo il mondo, la storia e l’attualità umana?

Nell’impossibilità di poter vedere le cose nella sua interezza tridimensionale, bisogna trovare (o almeno tentarci) la propria prospettiva Authagraph, ossia una visione che accetta le possibili distorsioni ma che non necessita di un centro preciso né tanto meno un’orientazione fissa (un “su” e un “giù” fissi) per essere letta. Così facendo, è possibile scegliere consapevolmente dove porre il centro e l’orientamento — e questa libertà è anche una responsabilità: non è possibile fingere che la propria mappa sia quella giusta, ma obbliga a sapere che è quella scelta, e a chiedersi perché è stata scelta e cosa costerebbe cambiarla.

La neutralità non è l’obiettivo. L’obiettivo è la consapevolezza della propria proiezione — sapere da dove si sta guardando, cosa si sta ingrandendo, cosa si sta comprimendo — e poi, deliberatamente, spostare il centro.

La verità “oggettiva”, quando parliamo di faccende umane, è impossibile e forse nemmeno desiderabile. Mentre, in un mondo così umanamente fazioso, è necessario sviluppare la pratica di chiedersi, prima di formare un’opinione su qualsiasi evento geopolitico, culturale o storico: se il centro della mia mappa fosse Teheran invece di Roma, cosa sembrerebbe più grande? Cosa sparirebbe ai margini? E se sposto il Nord in giù? E se usassi una prospettiva a 3 punti?

Ed è utile nella lettura delle notizie — qual è il centro implicito di questo articolo? Si applica alla storia — da quale polo sto guardando? Si applica a qualsiasi narrazione — chi ha scelto il centro e perché?

Le guerre persiane viste da Atene producono un triangolo. Viste da Persepoli producono un esagono. La verità ha la forma di una piramide a base esagonale che nessuno dei due ha mai visto per intero. Consciamente dobbiamo renderci conto che la mappa più onesta non è quella che distorce meno, ma quella che ci mostra dove siamo mentre guardiamo.

Scavando ancora un po’, scopro che il problema del narratore e del punto di vista non è solo storico, ma è strutturale in qualsiasi sistema di conoscenza.

In fisica, il principio di indeterminazione di Heisenberg dice che l’osservatore influenza il sistema osservato. Nella sociologia, l’effetto Hawthorne documenta che le persone cambiano comportamento quando sanno di essere osservate. In epistemologia, Thomas Nagel riassume il problema con la domanda **“cosa si prova a essere un pipistrello?”**, mettendo in dubbio la capacità umana di comprendere l’esperienza soggettiva di un essere radicalmente diverso. Tutte variazioni dello stesso problema: l’osservatore non è mai neutro, e la sua posizione determina cosa può vedere.

Il giornalismo contemporaneo lo chiama Framing, la cornice dentro cui una notizia viene presentata determina come viene percepita indipendentemente dai fatti che contiene. La stessa statistica sul tasso di criminalità può essere presentata come “il tasso di omicidi risolti è aumentato del 35%” o “un omicidio su tre resta ancora irrisolto” — entrambe vere, strutturalmente opposte nell’effetto emotivo e politico. La scelta della cornice non è mai neutrale.

Ma non dobbiamo andare molto lontani per vedere delle proiezioni che ci toccano direttamente: i sistemi di raccomandazione algoritmici di social media e servizi di streaming sono macchine che costruiscono prospettive personalizzate. Non mostrano la realtà, ma una sua versione ottimizzata per tenerci ingaggiati nella loro app. Le filter bubble non sono un effetto collaterale, sono il loro prodotto principale. Ogni utente vive in una mappa del mondo costruita su misura, che conferma sistematicamente le sue aspettative. È la proiezione di Mercatore portata al livello individuale: non una distorsione uguale per tutti, ma una distorsione personalizzata invisibile a chi la subisce.

Così appare il mio IG feed: solo video di Golden Retriever :D

Così appare il mio IG feed: solo video di Golden Retriever :D

Se il problema è quindi strutturale, dove ogni narrazione ha un punto di vista, ogni mappa è una scelta, ogni storia è raccontata con una posizione — la risposta non può essere trovare la narrazione giusta. Non esiste. Il punto di vista da cui guardiamo determina cosa possiamo vedere, ma almeno abbiamo la possibilità di sviluppare la capacità di leggere il narratore mentre leggiamo la narrazione.

[embed]Questo è il video che ho fatto sul tema dell’articolo


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