Non sei i tuoi errori
Ogni volta che cadi, puoi rialzarti come se fosse la prima. Non per dimenticare, ma per ricordarti chi sei davvero.
Non sei i tuoi errori
Ogni volta che cadi, puoi rialzarti come se fosse la prima. Non per dimenticare, ma per ricordarti chi sei davvero.
L’inverno in cui mi sono rotto
Mi ero rifugiato in un angolo di Toscana, convinto di costruire qualcosa. Un luogo, un amore, un futuro. Poi tutto si ruppe all’improvviso. Lei se ne andò senza dire nulla, e con lei scomparve il senso dei giorni. Nei mesi successivi il corpo sembrava abitato da un’altra persona. Nel primo mese mi svegliavo all’alba con dolori al petto, vivevo con una stufa a legna e silenzio. Quel dolore non era solo per lei. Era come se tutte le perdite di sempre fossero arrivate in fila, una dietro l’altra, per chiedermi di essere ascoltate. Mi ero rotto. Ma fu proprio lì che iniziai ad ascoltare davvero.
Un leone, alla fine di un seminario
Dopo un mese così, fu durante un corso sui “mostri interiori” che la frattura si aprì del tutto. In una meditazione mi ritrovai bambino, coscienza nuda nel ventre di mia madre, convinto di non essere voluto. Non era un pensiero. Era un sentire profondo, viscerale. Eppure, lasciandolo attraversare, qualcosa si sciolse. Non c’era più bisogno di combattere, né di difendersi. Uscivo da quelle giornate provato ma lucido. Mi sentivo forte. Non perché avessi risolto qualcosa, ma perché avevo smesso di nascondermi. Avevo toccato un fondo vero, e da lì si poteva solo salire. Con passo nuovo.
L’errore che ci accompagna
Ci sono momenti in cui le nostre scelte sembrano sbagliate a posteriori. Pensiamo: “non avrei dovuto farlo”, “avrei potuto capirlo prima”. Ma la verità è che nessuno può scegliere da un punto più maturo se prima non ci è arrivato. Ogni passo che ci ha portato a crollare conteneva, in quel momento, la miglior scelta che sapevamo fare. L’errore non è ciò che ci definisce. È solo una curva della strada. Lo diventa, semmai, se ci aggrappiamo alla vergogna e lasciamo che quella curva diventi un recinto. Ma noi siamo molto più grandi dei nostri recinti.
Ritornare al cuore delle cose
Ogni volta che accompagno qualcuno in una sessione o in un cerchio, sento questo: il bisogno di riscoprire che è possibile ricominciare. Che non serve essere perfetti per essere interi. Che anche dopo una caduta, anche dopo un errore giudicato irrimediabile, c’è una luce che aspetta di essere vista. È la stessa luce che ho riconosciuto in me, quando tutto sembrava perso. Non è un’idea. È una sensazione netta, concreta, fisica. La puoi toccare. E se qualcuno la vede con te, è più facile crederci. E allora si apre di nuovo il passaggio.
Chi sei, al di là di tutto
Un giorno, durante un’esercitazione con le domande del mio libro, ne lessi una che diceva: Chi sono io, nonostante i miei errori? Non era una domanda qualunque. Era come se aprisse un varco, una fenditura nel racconto che avevo fatto di me fino a quel momento. Non sei la tua storia. Non sei neppure quello che hai fatto. Sei ciò che resta, ogni volta che lasci andare tutto il resto. E puoi restarci, anche solo per un istante. In quell’istante, sei libero/a. Non per dimenticare ciò che è stato, ma per viverlo con occhi nuovi. Come se ogni errore fosse, in fondo, un punto d’accesso a qualcosa che da sempre vuole nascere.
메타데이터
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