Una lezione di pazienza e concretezza: Dresda, ecosistema dell’innovazione che conosce il valore…
di Gabriele Paglialonga
Una lezione di pazienza e concretezza: Dresda, ecosistema dell’innovazione che conosce il valore del tempo… e del denaro

di Gabriele Paglialonga

Qualche settimana fa, nell’ambito delle attività di internazionalizzazione di Industrio, mi sono recato agli HighTech Ventures Days 2017 di Dresda, uno tra i più interessanti eventi per VC innovativi d’Europa. Basti pensare che vi partecipano centinaia di investitori da ogni angolo del mondo, e che, entro dodici mesi dall’evento, il 15% delle startup presenti riesce a essere finanziata.
Certo, Dresda non è Palo Alto. In effetti, se a una folla di persone si dice innovazione, il pensiero della maggior parte di loro correrà alla Silicon Valley, scolpita nell’immaginario collettivo da decenni di story-telling (non sempre accurato) dei media. Forse a qualcuno capiterà di pensare anche ad altri luoghi moderatamente iconici: ad esempio alla startup nation Israele, allo skyline vertiginoso di Tokyo, ai loft di Berlino capitale europea delle startup, a Londra con il suo ecosistema cosmopolita…
La realtà però è più complessa, e sfaccettata. Naturalmente la Silicon Valley è l’eldorado dell’innovazione tecnologica. Un mondo a parte, dato che qui hanno il loro quartier generale colossi come Apple, Facebook e Google, e da sole San Francisco e San Jose valgono oltre il 25% di tutti gli investimenti VC del pianeta (e se si includono anche Los Angeles e San Diego, la percentuale schizza a quasi un terzo del totale). Ma gli ecosistemi dove si innova sul serio non sono confinati in California, o nelle grandi capitali mondiali.
In Nord America, per esempio, esistono realtà come Boston, che oltre a essere una piazza VC di assoluto rispetto, è probabilmente il maggior polo del biotech del mondo. E anche altre metropoli come Washington, Seattle, Toronto ed Austin danno prova di grande vitalità. Ad esempio Seattle non ospita solo i quartier generali di tre colossi come Microsoft, Starbucks e Amazon, ma i laboratori e gli stabilimenti di protagonisti dell’innovazione del calibro di Facebook, Google, Apple e Boeing.
In Europa, invece, vi sono ecosistemi dell’innovazione degni di nota in Scandinavia (in primis Kista e la Medicon Valley); in Svizzera, periodicamente indicata come la nazione più innovativa del pianeta; nell’Inghilterra del nord, grazie alla rinascita di città post-industriali come Liverpool e Manchester. Alcuni ecosistemi magari non hanno ancora sviluppato il loro pieno potenziale, ma stanno crescendo a ritmi sostenuti. È il caso di Milano, per esempio. O appunto di Dresda, capoluogo della Sassonia.

Ora, molti italiani conoscono Dresda soprattutto per la sua storia e la sua grande arte. In effetti la Gemäldegalerie Alte Meister e l’Albertinum custodiscono alcuni tra i maggiori capolavori della pittura occidentale. Il Semperoper è uno dei teatri d’opera più apprezzati d’Europa. Ma la “Firenze sull’Elba” è anche il cuore di un ecosistema dell’innovazione manifatturiera molto promettente. Con tutte le carte in regola per diventare un caso di successo: ad esempio alcune eccellenti università e scuole (a partire dalla rinomata Technische Universität Dresden), e vari importanti centri della Max-Planck-Gesellschaft, della Fraunhofer-Gesellschaft e della Leibniz-Gemeinschaft.
Soprattutto, c’è un’industria ad alta intensità di innovazione in grado di essere un driver di sviluppo tecnologico: quella dei semiconduttori, dell’elettronica e dei microsistemi, decollata alla metà degli anni ’90 in questa porzione di Sassonia (e infatti si parla di Silicon Saxony). Non a caso a Dresda oltre 10mila persone sono occupate nella R&D, su mezzo milione di abitanti.
Non mancano poi le startup. Si tratta soprattutto di quelle che noi di Industrio chiameremmo “startup concrete”. Startup, cioè, che costruiscono prodotti. Sarà proprio per questo motivo che a loro il motto californiano “move fast and break things” si addice poco. Hanno imparato l’arte della pazienza, di fare le cose per bene e vederle crescere un po’ alla volta. Hanno pure imparato quanto sia cruciale l’accesso ai capitali di rischio, che purtroppo latitano in Sassonia, land dalla forte vocazione industriale (un po’ come il nostro Nordest).

foto da https://www.hightech-venture-days.com/
Da qui il senso di eventi come gli HighTech Venture Days, una due giorni molto intensa organizzata dalla HighTech Startbahn (attore dell’innovazione con cui Industrio collabora). Un evento di matchmaking ad alto livello per far incontrare startup già mature a imprese in espansione e a investitori, sia finanziari che aziendali, da ogni angolo del pianeta.
All’HighTech Venture Days 2017 hanno partecipato una quarantina di startup hardware ad alta intensità tecnologica, attive in settori di punta come il greentech, la microelettronica e i nuovi materiali, selezionate tra circa 280 progetti. Il livello medio delle startup era molto alto; alcune di esse erano state fondate sei, otto o persino dieci anni fa. La richiesta complessiva di “funding” arrivava a circa 300 milioni di euro.
Gli investitori erano oltre 150: un risultato niente male, considerando che lo scopo dell’evento era attirare il capitale di rischio internazionale in Europa, e in particolare in un’area forte nella ricerca e nella manifattura ma meno nella new business creation come la Sassonia. Tra l’altro alcuni degli investitori erano multinazionali di assoluto peso: ad esempio TRUMPF, Henkel, Leonardo, ENGIE. Una conferma dell’importanza, per le aziende manifatturiere, delle startup non solo come target di investimento, ma anche di co-sviluppo.
메타데이터
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