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Preghiera, poveri e pace: le tre “P” della Comunità di Sant’Egidio

A cura di Sara Savini, 3AO

CyberScuola, giornale dell’IIS Gregorio da Catino in CyberScuola · 2024-03-28 14:06 · 0 claps · 2.1 min read
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Preghiera, poveri e pace: le tre “P” della Comunità di Sant’Egidio

A cura di Sara Savini, 3AO

Come si legge in un lancio dell’agenzia stampa SIR “in un tempo segnato dalle tante guerre in corso, dalla Terra Santa all’Ucraina, la Comunità di Sant’Egidio invita a vivere una “Pasqua dell’amicizia e della solidarietà”, per non lasciare solo nessuno e ridonare speranza nel futuro”.

Le iniziative di solidarietà al fianco dei poveri sono tante, tra queste spicca il pranzo di Pasqua alla mensa di via Dandolo (Roma) a partire dalle ore 12:00.

Breve storia della Comunità

Sant’Egidio è nata nel 1968, all’indomani del Concilio Vaticano II, da un’idea di Andrea Riccardi, il suo fondatore. Attualmente la Comunità è presente in più di 70 Paesi del mondo, in particolare nelle sue periferie. Si tratta di uomini e donne di ogni età e condizione sociale, legati tra loro da fraternità e amicizia, che si spendono, così come vuole il Vangelo di Cristo, gratuitamente in aiuto dei più poveri. Le tre parole d’ordine della Comunità sono preghiera, poveri e pace.

Riporto una parte della presentazione dal sito web della Comunità di Sant’Egidio.

“La preghiera, basata sull’ascolto della Parola di Dio, è la prima opera della Comunità, ne accompagna e orienta la vita. A Roma e in ogni parte del mondo, è anche luogo di incontro e di accoglienza per chi voglia ascoltare la Parola di Dio e rivolgere la propria invocazione al Signore. I poveri sono i fratelli e gli amici della Comunità. L’amicizia con chiunque si trovi nel bisogno — anziani, senza dimora, migranti, disabili, detenuti, bambini di strada e delle periferie — è tratto caratteristico della vita di chi partecipa a Sant’Egidio nei diversi continenti. La consapevolezza che la guerra è la madre di ogni povertà ha spinto la Comunità a lavorare per la pace, proteggendola dove è minacciata e aiutando a ricostruirla. Il lavoro per la pace è vissuto come una responsabilità dei cristiani, parte di un più ampio servizio alla riconciliazione e alla fraternità, che si sostanzia anche nell’impegno ecumenico e nel dialogo interreligioso”.

I bambini sono stati per la Comunità una “scuola” di solidarietà verso tutti i poveri: la loro difficoltà ad esprimere con chiarezza i propri bisogni ha, in un certo senso, “forzato” ad imparare ad ascoltare l’altro, chi non ha una voce così forte da farsi sentire. La vicinanza ai piccoli ci ha guidato a comprendere e a rispettare l’altro. L’alleanza tra i bambini e le altre generazioni è, quindi, un elemento importante nella vita della Comunità di Sant’Egidio e parte del suo impegno per la ricostruzione del tessuto — tanto spesso lacerato — della grande famiglia umana.

Sitografia

Sant’Egidio: Pasqua dell’amicizia e della solidarietà con anziani, rifugiati e senza dimora — AgenSIR

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