Tinder
“Com’è quindi sto tipo con cui esci?” “Bono. Bono e simpatico, una botta di culo incredibile.” “Ah, esistono ancora? Non sono creature…
Tinder
“Com’è quindi sto tipo con cui esci?” “Bono. Bono e simpatico, una botta di culo incredibile.” “Ah, esistono ancora? Non sono creature mitologiche?” “Incredibile, no?” “E dove l’hai beccato?” “Su Tinder. Dovresti provare anche tu, sai?” “Noooo, guarda. Io non sono proprio il tipo. Preferisco conoscere gente alla vecchia maniera. Che ne so, al bar, alle serate, alle feste” “Madonna che antiquata che sei.”
Questo è il dialogo standard che si sente in giro tra quelli che sono pro e quelli che sono contro le app di dating. Ammetto di aver interpretato, almeno una volta, entrambe le parti. Ho scaricato Tinder per la prima volta cinque anni fa: è durata un paio di settimane, poi sono scappata inorridita. Mi sembrava di stare dal macellaio a scegliere un taglio di carne adatto al mio pasto, e di esserlo io a mia volta. Successivamente ho scoperto che lo usa praticamente chiunque e mi sono sentita una cretina. L’ho riscaricato di recente, chiedendomi se fossi la stessa di cinque anni fa, impaurita e un po’ bigotta. Non lo sono, anzi: sono curiosa di capire chi è che si aggira su Tinder nella mia città, non ho grandi aspettative e ci prendo gusto. Il mio obiettivo è uno solo: voglio un’estate fatta di hit brutte, storie frivole e odore di Lido Miramare.

C. è un rampante e curatissimo 40enne, lavora nel turismo e alla domanda “come stai?” mi risponde con una serie di messaggi sui danni che il Covid sta causando all’economia in generale e alla sua attività in particolare. Dopo qualche: “Eh sì, è un periodaccio” con tanto di pacca sulle spalle virtuale, la conversazione si arena e io mi defilo con sollievo.
R. mi scrive a notte fonda, dice che ho un bel sorriso. Mi racconta che scriveva poesie, poi ha letto cosa diceva Benedetto Croce di chi le scrive dopo i 18 anni e ha smesso. Questo mi sta citando Benedetto Croce alle due di notte soltanto per confessarmi che le sue poesie gli facevano cagare. Poi voleva fare il giornalista, “ma l’ambiente è tutto marcio, sicuramente lo saprai” “Eh, immagino” commento laconica un secondo prima di cedere al sonno.
A. mi sembra un ragazzetto carino ed educato, ci scambiamo qualche battuta e mi invita a bere una birra la sera stessa. Audace, bravo, gli dico di sì. Arriva all’appuntamento con una camicia pesantissima, ci sono quasi 30 gradi e io soffro per lui. Beviamo una birra, chiacchieriamo un po’ scambiandoci le solite informazioni di rito, quanti anni hai, che fai, dove vivi, come ti trovi (chi viene a prenderti? Chi ti apre lo sportello?). Poi il caro A. inciampa in due ostacoli e capisco che probabilmente questa è l’ultima volta che lo vedo. Il primo: stiamo parlando di libri, lui si lamenta di quello che sta leggendo, io invece sono molto soddisfatta del giallo da quattro soldi che ho sul comodino, quando lui se ne esce con questa affermazione: “Sai, è difficile trovare qualcuno che legga, con cui parlare di libri” Ogni volta che sento o leggo una frase come questa mi viene l’orticaria. Non per la frase in sé, che può essere veritiera o meno, ma per il sottotesto. Lo vedo lì, scritto tra le righe, quell’insopportabile snobismo di chi cerca un complice a cui dare di gomito per ridere del popolino ignorante. Come se leggere ti rendesse una persona migliore tout court. Non mi avrete mai, penso tra me e me. Il secondo, di cui mi accorgo dopo un bel po’, mi preoccupa di più: A. mi fissa. Siamo seduti al tavolino di un bar in una strada piena di gente, io ogni tanto mi guardo intorno e mi capita di salutare qualche amico. Ma lui no. Lui guarda me. Solo me. Nella mia testa sono già partita per la tangente, come al solito: “Ha mai sbattuto le palpebre, da quando ci siamo seduti? Si rifletterà negli specchi? Com’è che non ha assaggiato la salsina all’aglio? Questo pallore è un po’ sospetto, no?”
Poi arriva T., che è bello e sembra non accorgersene, è simpatico, gli piacciono i Monty Python. Sento in lontananza le note di “Riccione” in crescendo e l’odore di doposole al cocco che si fa più insistente.
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- 2026-07-28 23:30:16